Di Pro Pal e manganellate virtuali, dopo Erri De Luca tocca a De Gregori: ma qualcuno sa perché si chiama Francesco?

Direttore de il Dolomiti
''Infamone''. ''Che delusione che sei''. ''Invecchiando si sarà rincoglionito''. ''Qui c'è da scegliere se stare con il bene o con il male c'è poco da fare gli ignavi''. Questa volta tocca a De Gregori. Lo tsunami assolutista della galassia Pro Pal questa volta ha travolto il cantautore romano autore, tra le altre cose di ''Viva l'Italia'', ''Generale'', ''Il cuoco di Salò'' (solo per citare tre titoli di canzoni che 'parlano' per lui da decenni su cosa ne pensa della guerra). Fino a poche ore prima l'obiettivo era Erri De Luca colpevole di aver espresso la sua opinione. Un'opinione evidentemente diversa da quella di chi fino a qualche tempo fa lo osannava a mito ed esempio. Poi si è schierato (''sono sionista, credo nei due stati Palestina e Israele liberi da Hamas e libero dal governo degli estremisti e dal loro programma di esproprio e annessione di terre palestinesi'') invitando comunque a riflettere sulla complessità della vicenda (stiamo parlando di Gaza e Israele ovviamente) ed è stato massacrato dallo squadrismo del nuovo millennio quello dei social e delle botte virtuali (ma se ne renderanno conto i paladini della sinistra e dell'antifascismo? Mah).
Quindi è toccato a De Gregori. Lui ha fatto l'opposto di De Luca: ''Io non mi schiero - ha detto - perché il tema è complesso e non penso di poter dare lezioni a nessuno''. E poi ci sono le sue canzoni che parlano per lui. Bob Dylan, Bruce Springsteen lo fanno? ''Caz*i loro'', dice De Gregori aggiungendo che secondo lui il messaggio dal palco serve a poco perché, appunto, tutti sanno come la pensa Springsteen (la notizia sarebbe se Springsteen dicesse viva Trump e non viceversa) .
Insomma per la galassia Pro Pal se ti schieri ed esprimi un'opinione diversa dalla loro sei cacca (come De Luca), se dici che preferisci non schierarti perché il tema è complesso sei cacca uguale (come De Gregori). Il risultato è che si può dire solo quello che dice Enzo Iacchetti altrimenti partono le botte (virtuali) perché loro sono nel giusto, non ce n'è, e se uno era ''dei nostri'' (di sinistra) ma non su questo tema non è allineato al dogma è da espellere, è un bollito, un ignavo, uno che ''è cambiato, forse è invecchiato''. De Gregori, al contrario nella sua vita è sempre stato coerente con sé stesso a costo di risultare antipatico, ruvido, distante. L'unica cosa che ha sempre fatto (oltre a cantare, scrivere e suonare come pochi nella storia della canzone italiana) è stato respingere qualsiasi visione a senso unico del mondo.
Un perché sta nella storia del suo nome: Francesco De Gregori. E' lui, certo, ma era anche suo zio. Un Capitano degli Alpini nato a Roma il 4 febbraio 1910. Francesco De Gregori dopo l’Accademia Militare di Modena aveva combattuto sul fronte greco-albanese da Tenente dell’8° Alpini (tra l'altro ottenendo una Medaglia di Bronzo e una Croce di Guerra al Valor Militare). Alla proclamazione dell’armistizio si schierò contro i nazifascisti ed entrò nelle Brigate Osoppo-Friuli, i cosiddetti ''fazzoletti verdi'', formazioni partigiane autonome che riunivano cattolici, socialisti e azionisti. Insomma era uno di quelli che sullo scacchiere della grande Storia si schierò dalla parte ''giusta'', dei ''buoni''. Combatté valorosamente sotto il nome di battaglia ''Bolla'' da comandante del Gruppo delle Brigate Est della Divisione Osoppo contro i nazifascisti finché altri ''buoni'' non si frapposero sulla sua strada. Meglio, finché non si frappose lui sulla loro strada.
Il Capitano degli Alpini Francesco De Gregori nell’autunno del '44 fu tra quelli che si opposero al passaggio delle formazioni italiane partigiane sotto il comando slavo e quindi alle formazioni comuniste, che mirava all’annessione del Friuli Orientale (dal confine al fiume Tagliamento) alla futura Jugoslavia di Tito. Un piano avallato dal Partito comunista italiano e da Togliatti pronti a ''togliere'' all'Italia quella parte di Friuli Venezia Giulia pur di ''consegnarla'' alla rivoluzione comunista. Finì così nel mirino dei partigiani comunisti e tra il 7 e il 18 febbraio del '45 assieme ad altri 16 partigiani (tra questi c'era anche il fratello di Pier Paolo Pasolini, Giudo Pasolini detto ''Ermes'') all'altezza delle malghe di Porzûs nel comune di Faedis (Udine) furono fucilati da altri ''buoni'' che combattevano dalla parte ''giusta'' della storia (al contrario del suo ''cuoco di Salò'' che ''In una bella giornata di sole/ Dalla parte sbagliata si muore'').
Il 30 aprile 1954 nella sentenza d'appello sul processo che riguardò l'eccidio (confermata anche in Cassazione tre anni dopo) venne messo nero su bianco che ''la strage (…) fu un atto tendente a porre una parte del territorio italiano sotto la sovranità jugoslava''. Francesco De Gregori, il nostro, nasce nel 1951 e deve il suo nome a quello dello zio, il fratello di suo padre. Un nome che tutti i giorni gli ricorda che chi dice che il mondo o è bianco o è nero, o è ignorante o è in malafede. Un nome che gli ricorda come pure in un contesto che la memoria collettiva (c'era da ricostruire l'Europa con Stati che si erano massacrati gli uni con gli altri fino a pochi giorni prima) ha cristallizzato ipersemplificandolo con i due concetti di ''bene'' da una parte e ''male'' dall'altra si è ritrovato uno zio che prima aveva combattuto (come tutti gli italiani) tra i cattivi, poi aveva scelto di combattere tra i buoni contro i cattivi e che è stato ucciso da dei buoni che però erano cattivi anche se sono stati ricordati come i buoni.
E allora ecco che quella strofa: di Viva l'Italia, ''Viva l'Italia, l'Italia tutta intera'' assume un significato ancor più forte visto che lo zio ci è morto per difendere quell'Italia tutta intera. E se oggi De Gregori coltiva il dubbio lo deve anche al nome che porta, coerente con la sua storia e con quello che è sempre stato. ''E qualcosa rimane, fra le pagine chiare, fra le pagine scure, e cancello il tuo nome dalla mia facciata e confondo i miei alibi e le tue ragioni'', cantava lui e altrove concludeva ''Sempre e per sempre/ dalla stessa parte mi troverai''.












