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Contratto degli insegnanti, fumata nera tra sindacati e Provincia: ''Marcia indietro di piazza Dante, non c'è accordo. Fondamentale investire e programmare''

Dalla Provincia era arrivata la richiesta di aumentare le ore di lezione frontale in aula a scapito delle ore di programmazione e aggiornamento. Una proposta che Flc e Cisl Scuola non avevano condiviso. "Ci abbiamo messo 20 anni perché si arrivasse a questo riconoscimento e ora non si può cancellare tutto con un tratto di penna. Così ci perdono la scuola e l’insegnamento"

Di Luca Andreazza - 29 luglio 2020 - 05:01

TRENTO. Fumata nera martedì 28 luglio tra sindacati della scuola e Apran. Nulla di fatto nell'incontro che avrebbe dovuto portare al nuovo accordo contrattuale del settore in vista della ripartenza di settembre (Qui articolo).

 

Dalla Provincia era arrivata la richiesta di aumentare le ore di lezione frontale in aula a scapito delle ore di programmazione e aggiornamento. Una proposta che Flc e Cisl Scuola non avevano condiviso. "Chiedere maggiori ore di lezione in aula non può essere la soluzione per assumere meno e risparmiare risorse - commentano le due segretarie generali Cinzia Mazzacca e Stefania Galli - c'è stata una marcia indietro di piazza Dante e non si è trovato nessun accordo".

 

I sindacati si sono mostrati subito contrari alla nuova formulazione delle ore di aggiornamento professionale. "Non sarebbero più comprese nell'orario obbligatorio e verrebbero retribuite la metà di quanto previsto a livello nazionaleCi abbiamo messo 20 anni - evidenziano Mazzacca e Galli - perché si arrivasse a questo riconoscimento e ora non si può cancellare tutto con un tratto di penna. Così ci perdono la scuola e l’insegnamento".

 

Perplessità anche sul piano delle ore funzionali, quel monte ore (40 o 80 in base ai diversi gradi di scuola) che vengano svuotate per fare da serbatoio alle ore aggiuntive chieste in aula. “Quest’anno - proseguono le parti sociali - in una situazione in gran parte inedita, sarà ancora più importante fare progettazione e innovazione. Tagliare non ha senso".

 

In generale le due sigle non sono state mai pregiudizialmente contrarie all’aumento di ore in aula sul prossimo anno scolastico, “ma - dicono i sindacati - lo sforzo chiesto agli insegnanti deve rientrare in un progetto chiaro di scuola, non essere una misura tampone. Non ha alcun senso un aumento generalizzato delle ore in aula, ma ore frontali aggiuntive programmante sulle esigenze degli studenti per il recupero e il consolidamento degli apprendimenti. L’aumento delle ore frontali porta un incremento anche sul piano della programmazione e degli adempimenti burocratici".

 

C'è poi il nodo del personale Ata e educatori che non entrano nel nuovo disegno delineato dalla Provincia se non per possibili esternalizzazioni. "Si prevede un aumento per gli assistenti educatori, ma solo del numero di ore in convenzione", concludono Mazzacca e Galli. Una questione quella della scuola ancora molto delicata.

 

Sono circa 70 mila gli studenti della scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado, formazione professionale che il 14 settembre ritornano a scuola e le lezioni si concluderanno il 10 giugno 2021. Qualche giorno prima, il 3 settembre 2020, toccherà agli alunni della scuola dell'infanzia, circa 14 mila bambini che rientrano negli istituti fino al 30 giugno 2021 (Qui articolo). E negli scorsi giorni si erano mostrati delusi anche i promotori di "Una scuola reale" (Qui articolo). 

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