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| 19 lug 2020 | 05:01

Coronavirus, i 6 mila firmatari della petizione per ''Una scuola reale'' alla Pat sui 4 scenari: ''La nostra richiesta non è stata accolta. Si penalizza ancora il comparto''

La prima firmataria della petizione "Una scuola reale", Chiara Agostini, non nasconde la delusione dopo che l'assessore Mirko Bisesti ha tracciato le linee per settembre: "Una scelta che, ancora una volta, penalizza il mondo della scuola e non tiene in considerazione i bisogni dei bambini ma anche la richiesta di oltre 6.000 cittadini"

TRENTO. "Leggiamo il piano di rientro a scuola previsto per settembre e uscito il 17 luglio dopo numerose sollecitazioni e scopriamo che la nostra richiesta viene accolta solo in caso di un numero di contagi pari a zero, un’eventualità molto remota". Così Chiara Agostini, prima firmataria della petizione per "Una scuola reale", che non nasconde la propria delusione dopo che l'assessore Mirko Bisesti ha tracciato alcune indicazioni sul prossimo futuro del comparto.

 

Sono i 4 possibili scenari per il rientro a scuola: "Contagio basso" e "Basso grado di contagio (situazione di attenzione)", "Medio grado di contagio (ritorno del virus)" e "Un alto grado di contagio", in quest'ultimo caso ci sarebbe una recrudescenza di Covid-19 e quindi un probabile ritorno al lockdown (Qui articolo).

 

Sono circa 70 mila gli studenti della scuola primaria, secondaria di primo e secondo grado, formazione professionale che il 14 settembre ritornano a scuola e le lezioni si concluderanno il 10 giugno 2021. Qualche giorno prima, il 3 settembre 2020, toccherà agli alunni della scuola dell'infanzia, circa 14 mila bambini che rientrano negli istituti fino al 30 giugno 2021 (Qui articolo). Sono ancora tante le incertezze, compresi i criteri di suddivisione e capienza, così come eventuali fabbisogni in base ai territori, certamente eterogenei. Si sa solo di un 10% in più.

 

"Una scelta che, ancora una volta, penalizza il mondo della scuola e non tiene in considerazione i bisogni dei bambini - aggiunge Agostini - ma anche la richiesta di oltre 6.000 cittadini. Si parla spesso del ritorno a scuola previsto per settembre. Tanti attendono il resoconto degli incontri tra le persone che hanno il potere di decidere per tutti e che rappresentano molte istanze, ma spesso non quelle dei piccoli".

 

Il mondo della scuola infatti resta tra quelli più trascurati dalla Giunta Fugatti e l'assessore invece che incontrare gli insegnanti è andato a Roma per incontrare Matteo Salvini (Qui articolo), così davanti agli altri consiglieri presenti, è toccato alla sovrintendente scolastica Viviana Sbardella annunciare che a breve sarebbero arrivate le linee guida (Qui articolo).

 

"Si parla degli insegnanti, dei dirigenti, degli istituti scolastici, dei sindacati, perfino delle famiglie, ma alla fine ci si dimentica che quelli maggiormente coinvolti da queste decisioni e a cui dovrebbe essere rivolta l’attenzione primaria, sono i bambini, unici veri fruitori del servizio scolastico, quelli per cui la scuola stessa è nata e per cui dovrebbe continuare a esistere. Ma - prosegue la prima firmataria - chi ha interesse a salvaguardare gli interessi dei bambini? Chi si ricorda veramente di loro e dei loro diritti? 'La scuola deve aprire in sicurezza', sentiamo dire in ogni dove, 'occorre ripartire solo se le condizioni lo permetteranno'. Nel frattempo, tutte le attività sono ripartite, ma non la scuola, le cui porte sono rimaste precluse ai bambini a partire da quel lontano 6 marzo, durante il quale gli studenti hanno frequentato il loro ultimo giorno dell’anno scolastico 2019/2020, senza sapere che fosse l’ultimo, per alcuni di loro addirittura l’ultimo di un ciclo intero, che si è concluso senza un saluto che si possa ritenere degno di tale nome".

 

I firmatari di "Una scuola reale" citano l'articolo 3 della Convenzione sui Diritti dell’infanzia con "in tutte le decisioni relative ai fanciulli di competenza delle istituzioni pubbliche o private (…) l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente", mentre l'articolo 12 recita che “Gli Stati garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa".

 

"Mi chiedo - continua Agostini - dove e quando siano state prese in considerazione le opinioni dei minori sulla questione rientro a scuola. Nessun bambino chiederebbe mai un 'rientro in sicurezza', queste sono le richieste degli adulti, che hanno a che fare con le paure da cui si lasciano pervadere. I bambini chiedono semplicemente di poter rivedere i loro amici, le loro maestre, le loro aule. Chiedono di poter giocare e continuare a imparare senza rinunciare all'allegria, così come al modo spontaneo e naturale di rapportarsi con gli altri".

 

Sono state raccolte 6.000 firme in 15 giorni e il 3 giugno sono state consegnate al presidente del Consiglio provinciale per chiedere una scuola reale (Qui info). "Una scuola - evidenzia Agostini -  che non trasmetta paura e che mantenga il valore della relazione come primaria fonte di apprendimento. Una scuola che si basi su relazione, contatto e umanità. Abbiamo accompagnato la nostra petizione con contenuti medici, pedagogici e di spessore umano, oltre che sociale. Nessun bambino la chiederebbe mai, se non perché indottrinato da adulti ignari del grave danno che subisce un ragazzo privato del contatto fisico".

 

A partire da quel 3 giugno il gruppo ha avviato una serie di incontri con consiglieri provinciali, gruppi politici, commissioni e infine anche con l’assessore Bisesti. "Nessuno ha negato che le nostre richieste siano legittime e condivisibili. I bambini - dice la prima firmataria - hanno diritto a una scuola reale, la chiedono e la meritano. Sono quelli che hanno maggiormente pagato il prezzo delle misure di sicurezza imposte per contrastare un virus, che in gran parte non li ha riguardati. Oggi a noi adulti è richiesto di fermarci, ascoltarci e assumerci la responsabilità delle scelte che prendiamo e che inevitabilmente avranno a che fare con il mondo che vogliamo costruire per domani. Noi vogliamo un mondo di speranza e di coraggio, perché questo è l’unico modo in cui riusciamo a guardare al futuro. La nostra petizione ha il merito di aver raccolto l’adesione di insegnanti, educatori, medici, genitori, nonni, che senza essere uniti da nessun movimento, associazione, sindacato o partito politico, hanno voluto far sentir la loro voce forte e chiara, nell’unico interesse di salvaguardare i diritti dei bambini".

 

La delusione è però tanta. "La nostra richiesta sarà accolta solo in caso di un numero di contagi pari a zero, un’eventualità molto remota. Una scelta che, ancora una volta, penalizza il mondo della scuola e non tiene in considerazione i bisogni dei bambini, così come la richiesta di oltre 6.000 cittadini. Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini, scriveva il teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer in tempi non molto lontani e se questo è vero, occorre iniziare a rivedere le nostre politiche, a partire da quelle sul rientro a scuola", conclude Agostini.

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