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Coronavirus, Fugatti: ''In arrivo misure di sostegno alle imprese''. I sindacati: ''Qual è l'R0 in Trentino. La Giunta ha questo dato, ma non lo ha mai reso pubblico''

Si tratta del ''numero di riproduzione di base'' che rappresenta il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto. Insomma, un dato fondamentale per capire a che punto siamo per riaprire per davvero. Ecco quanto ha annunciato il presidente della Pat rispetto al decreto legge che sembra ormai in arrivo e la posizione dei sindacati sulle riaperture: ''Ci si omogenei alla nazione e non ci si limiti a fare raccomandazioni''

Di Luca Pianesi - 22 aprile 2020 - 19:31

TRENTO. ''E' in arrivo un disegno di legge che andrà in giunta nei prossimi giorni sul sostegno economico'', lo ha annunciato il presidente Fugatti durante la conferenza stampa quotidiana per l'aggiornamento sull'evoluzione della curva del contagio, stabile ma ancora alta in Trentino. In provincia di Trento, al momento, il grosso degli aiuti arrivati per i cittadini sono quelli nazionali (dal bonus alimentare ai 600 euro per i lavoratori, fino ai 13 milioni di euro per il sistema sanitario) e mentre in molti territori nazionali sono già state varate manovre importanti dalle amministrazioni regionali in Trentino si attende che la politica sblocchi le cose. E allora ecco l'annunciato disegno di legge che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, come spiegato dal presidente.   

 

''Dobbiamo mettere risorse per andare incontro alle varie categorie - ha spiegato Fugatti -. All'interno vi saranno anche contributi a fondo perduto per chi non ha avuto la possibilità di lavorare. Ragioneremo per scaglioni di reddito rispetto all'anno precedente: occorre, quindi, dimostrare di aver avuto perdite da Covid-19 perché non si è potuto lavorare per questa ragione e quindi potrà arrivare un contributo legato al tuo fatturato. Si parla di contributi di qualche migliaia di euro al quale vanno collegati contributi anche legati all'affitto. Potrà esserci o un contributo sull'affitto o sul credito d'imposta per il proprietario dell'immobile se con l'affittuario si sono accordati per spostare il pagamento''. 

 

''E poi c'è il tema della semplificazione burocratica e amministrativa - ha aggiunto Fugatti -. Questo si collega al tema della digitalizzazione della pubblica amministrazione. Tutto ciò, lo diciamo, lo stiamo facendo con il confronto delle minoranze, dei sindacati, degli imprenditori per il disegno di legge. Noi ci confrontiamo con le categorie economiche, imprenditoriali, commerciali, artigiane''. Insomma, apparentemente, tutto bene anche se un po' in ritardo. Se poi si aggiungono le critiche di minoranze, sindacati e parti sociali per non essere state coinvolte praticamente in nulla e lo scarso coinvolgimento anche dei famosi gruppi di lavoro che erano stati creati per far ripartire il Trentino (quelli con l'ex manager della Ferrari, docenti dell'Università e un futurologo QUI ARTICOLO) ai quali, forse, sembrerebbe si darà spazio in un provvedimento di maggio, il quadro della ''concertazione'' si restringe molto. 

 

 

Quel che è certo è che in vista di ormai prossime riaperture i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) chiedono garanzie ferree: ''Sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e la salvaguardia della salute pubblica non possiamo permetterci nessun passo falso. La parola d’ordine per quanto ci riguarda deve essere gradualità, controllo del rischio e attenzione massima alla prevenzione dei possibili focolai perché non possiamo vanificare i sacrifici fatti fino ad oggi''. ''In tal senso - comunicano Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti - riteniamo che le linee guida elaborate dal dipartimento provinciale per la salute vadano nella giusta direzione. Crediamo però che servano ancora modifiche sostanziali''. E’ da queste premesse che partono le osservazioni al documento definito dall’equipe del Dipartimento Prevenzione dell’Apss per disegnare le condizioni in cui riaccendere i motori dell’economia trentina nelle prossime settimane.

 

Per cominciare Cgil Cisl Uil chiedono che, nel rispetto delle direttive emanate dal Governo, l’individuazione delle tipologie di attività economiche che riprenderanno, così come le modalità organizzative in cui ciò avverrà, siano oggetto di un confronto tra la giunta, le parti sociali e datoriali. L’intento è che non si ripeta quanto accaduto con la riapertura dei cantieri all’aperto, senza alcuna informazione preventiva né confronto. “Il processo di riapertura deve essere graduale e progressivo - spiegano i segretari generali -. E soprattutto deve basarsi su dati scientifici. In primo luogo chiediamo la pubblicazione periodica del parametro di trasmissibilità del virus, il cosiddetto R0 (il ''numero di riproduzione di base'' che rappresenta il numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto ndr). Questo dato è essenziale per capire se e quando allentare o rafforzare le misure di mitigazione del rischio, comprese quelle riguardanti le attività economiche e le libertà personali. La Giunta è in possesso di questo dato, ma non lo ha mai reso pubblico''.

 

Allo stesso tempo i sindacati dicono no alle deroghe rispetto alle misure nazionali. “Ciò non significa - spiegano i tre segretari generali - che non ci siano margini di autonomia per il Trentino. Ma questi dovranno essere individuati all’interno di un quadro univoco che valga in modo uguale su tutto il territorio nazionale e frutto di un ragionamento condiviso tra Stato, Regioni e Province Autonome”. Per Cgil Cisl Uil si dovrà cominciare, come peraltro già condiviso, dai settori dove il rischio è più facilmente controllabile, quindi le attività manifatturiere dell’industria e dell’artigianato.

 

Nel merito delle linee guida, va nella giusta direzione la previsione di poter limitare almeno nella prima fase il rientro a lavoro delle persone più anziane e quelle più fragili sul fronte della salute psicofisica. Allo stesso tempo, però, si chiede una maggiore rigidità nell’individuazione delle misure di prevenzione. Non bastano semplici raccomandazioni. Servono misure chiare e obbligatorie. Per questo appare blando, ad esempio, il ricorso all’autocertificazione per la febbre. I sindacati chiedono la misurazione della temperatura all’ingresso dei luoghi di lavoro, l’utilizzo dei dpi e anche la disponibilità massiccia di tamponi e test sierologici.

 

“Allo stesso tempo - concludono Grosselli, Bezzi e Alotti - si dovranno dettagliare le modalità con cui il lavoratore sarà tenuto a comunicare la presenza di sintomi da contagio suoi e dei propri familiari, garantendo la privacy di questi dati e attuando procedure chiare per gestire queste attività. Crediamo che sia utile sperimentare nuovi strumenti informatici trasferendo i dati all’Azienda Sanitaria in modo da non mettano in condizione i lavoratori di non dover cedere i propri dati sensibili ai datori di lavoro”.

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