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Contratto porfido, i lavoratori rischiano di perdere 500 euro dalla busta paga

I sindacati chiedono l'immediato ritiro della disdetta del contratto integrativo in vigore dal 2004. "Chi pensa di poter rilanciare il settore solo tagliando il costo del lavoro, dimostra di non avere nessuna intenzione di traghettare il comparto verso il futuro"

Pubblicato il - 15 dicembre 2016 - 13:50

TRENTO. Una disdetta del contratto di settore per i lavoratori del porfido che viene vista come “un ultimo colpo di coda di una classe imprenditoriale incapace, che non ha prodotto investimenti in termini di industrializzazione e qualificazione di prodotto e di processo, e che vuole scaricare sull'anello più debole tutte le inefficienze del sistema”. Dura la risposta Fillea Cgil e Filca Cisl alla lettera sottoscritta nei giorni scorsi da tutte le parti datoriali (Confindustria Trento, Associazione Artigiani, Federazione della Cooperazione) con la quale è stata comunicata la decisione di disdettare, dal 1° giugno 2017, l'attuale integrativo del settore, vigente dal 2004.

Le organizzazioni chiedono l'immediato ritiro della revoca, condizione necessaria per l'apertura di una trattativa costruttiva sul nuovo contratto.

 

“Non si può aprire un confronto sotto ricatto – spiegano i due segretari generali Maurizio Zabbeni e Fabrizio Bignotti -. Non saranno sicuramente le organizzazioni sindacali a sottrarsi al confronto per il rinnovo. E' troppo semplicistico, però, affermare che un contratto non va più bene e dunque revocarlo”.

Con il venir meno del contratto integrativo le buste paga dei lavoratori, circa 600 in Trentino, perdono un importo medio mensile di circa 500 euro. Una decisione che appare “assurda” da parte delle organizzazioni sindacali anche alla luce della drastica cura dimagrante che il settore ha subito negli ultimi anni in termini di addetti.

 

“Chi pensa di poter rilanciare il settore – spiegano i sindacati - solo tagliando il costo del lavoro, dimostra di non avere nessuna intenzione di traghettare il comparto verso il futuro. Evidentemente le imprese preferiscono la strada più semplice: abbassare ancora l'asticella della competizione comprimendo il costo del lavoro. E così invece di pretendere che le aziende irregolari e i fenomeni di elusione ed evasione siano contrastati in modo efficace preferiscono competere ad armi un po' più pari. Con queste scelte il porfido trentino è destinato a proseguire il suo declino”.

 

Già la prossima settimana, i sindacati incontreranno i lavoratori per decidere insieme lo stato di agitazione. Intanto Fillea e Filca hanno già incaricato i propri legali per verificare la sostenibilità giuridica della disdetta e la percorribilità dell'eliminazione di parti di salario fisse, erogate da decenni. La parte sindacale ha deciso di fare pressione anche sedi istituzionali, in Provincia, nelle amministrazioni comunali e presso gli organismi di controllo. “Da anni chiediamo l'intensificazione dei controlli a tutela della sicurezza e della salute per i cavatori. E' ora e tempo di intensificare tutti quei controlli che sino ad oggi sono stati solo auspicati e frammentariamente gestiti. Ogni azienda che non sia in regola con il rispetto della contrattazione vigente nonché con le norme a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro dovrà essere estromessa dal settore senza ulteriori tentennamenti”.

 

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