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''Adiremo alle vie legali, sarà un giudice a decidere. La Pat favorisce l'azienda'', i lavoratori del portierato UniTn in sciopero

Nulla di fatto per i 54 lavoratori, il cui salario subirebbe con il passaggio alla nuova azienda appaltatrice (Ati Rear-Miorelli, una rete temporanea d'impresa) un taglio dal 25 al 40% del salario. I sindacati sul piede di guerra: “La loro interpretazione non è super partes, si viola la clausola sociale della legge provinciale”

Di Davide Leveghi - 16 luglio 2019 - 18:53

TRENTO. Giornata di protesta, ieri, dei lavoratori del portierato di UniTn contro i tagli decisi dalla nuova azienda che ha preso in gestione il servizio. A partire dal mattino la manifestazione ha preso forma, con l'appoggio di studenti, docenti e lavoratori dell'università, in via Verdi, per poi muoversi verso il rettorato ed il Palazzo della Provincia, dove i rappresentanti sindacali avrebbero dovuto avere nel pomeriggio l'atteso incontro con gli assessori Bisesti e Spinelli.

 

Nulla di fatto per i 54 lavoratori, il cui salario subirebbe con il passaggio alla nuova azienda appaltatrice (Ati Rear-Miorelli, una rete temporanea d'impresa) un taglio dal 25 al 40% del salario (da 10 euro lordi a 6 euro lordi, per uno stipendio mensile inferiore ai 700 euro). “Abbiamo chiesto una presa di posizione politica alla giunta, ci hanno risposto con l'ennesimo confronto tecnico rivelatosi inutile”, commentano il segretario della Filcams Cigl Roland Caramelle e l'addetta per la categoria Francesca Delai.

 

Le assenze stesse di Bisesti (annunciata per altri impegni) e di Spinelli (non giustificata) hanno “trasformato l'incontro nell'ennesimo tavolo tecnico, in cui sono state ripetute le stesse cose”, dice Delai, il terzo dopo quelli in provincia di venerdì scorso e con Apac. Niente da fare, quindi, nonostante la disponibilità dei sindacati, compattamenti schierati con i 54 lavoratori, a cambiare il tipo di contratto.

 

 

Le sigle sindacali denunciano un'interpretazione di parte da parte della PAT e dell'Apac, l'azienda provinciale che si occupa degli appalti, del comma 4 della legge provinciale, la cosiddetta clausola sociale che garantisce la “continuità occupazionale” nei passaggi di gestione tra le aziende, tutelando le condizioni lavorative precedenti. Un'interpretazione arbitraria e tutt'altro che super partes, dunque, con cui la Provincia avrebbe sostenuto l'azienda a detrimento dei lavoratori, riportati al minimo salariale per un monte ore in aumento, come da richiesta dall'università.

 

Adiremo alle vie legali, sarà un giudice a decidere se siamo di fronte alla continuità del servizio o meno”, tuonano i sindacati. “Questo modus operandi è utilizzato dall'azienda su larga scala”, aggiunge Delai.

 

E di fronte alla scelta di scioperare, qual è stato l'atteggiamento dell'università?I vertici se ne sono lavati le mani dicendo che non è competenza loro, quando in realtà hanno richiesto un aumento del servizio. Si vogliono far lavorare i lavoratori più ore per uno stipendio minore, questa cosa non ha senso”, afferma la delegata Cgil. “Dicono di essere stati tagliati fuori nella contrattazione e di non poter entrare nel merito”, incalza, “salvo poi fare un'uscita impropria affermando che i “portinai” guadagnerebbero più dei lavoratori laureati al minimo sindacale di livello C”.

 

“Internalizzateli, gli abbiamo detto noi provocatoriamente”, aggiunge, “non è possibile che uno studente che collabora con l'università nelle 150 ore e lavora a contatto con le portinerie prenda di più di un portinaio (7 euro netti all'ora!)”.

 

C'è poi l'atteggiamento di alcuni professori e studenti ad indispettire i sindacati, pronti a decidere se adire alle vie legali per condotta antisindacale. “Il sostegno allo sciopero è stato diffuso e non possiamo che ringraziare la consulta studentesca, i lavoratori e tecnici dell'università e il corpo docenti. D'altra parte, nelle facoltà in collina, l'atteggiamento è stato invece aggressivo, con condotte non solidali e violazioni del diritto di sciopero da parte di professori che hanno preteso servizi non garantiti in caso di sciopero”.

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