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Porfido, il contratto di settore è in stallo e i lavoratori incrociano le braccia

Questa decisione è maturata durante l'assemblea ad Albiano di giovedì 2 marzo. L'accordo interessa circa 600 lavoratori e in ballo ci sono circa 500 euro. I sindacati: "Necessario prestare attenzione anche a salute e sicurezza nelle cave"

Di Luca Andreazza - 03 marzo 2017 - 18:25

ALBIANO. Un'affollata assemblea dei lavoratori in quel di Albiano ha deciso per una mobilitazione del settore per rispondere alla disdetta unilaterale del contratto integrativo del porfido. La protesta avverrà in concomitanza con il primo incontro tra i sindacati e le controparti datoriali. "Gli imprenditori - commentano Maurizio Zabbeni e Moreno Marighetti di Fillea e Fabrizio Bignotti e Mati Nedzmi di Filca - si sono limitati a stralciare l'accordo, ma non fanno nessun passo per avviare il confronto negoziale e la richiesta di incontro partirà nei prossimi giorni".

 

I lavoratori del settore sono circa 600 suddivisi in 82 concessioni e 150 aziende dell'indotto fra Trento, Albiano, Baselga di Pinè, Cembra, Fornace e Lona Lases. L'eventuale disdetta unilaterale del contratto partirebbe dal prossimo 1 giugno e vede ballare una media di 500 euro mensili fra premio presenza, trasporto, indennità di settore e lavoro a cottimo: "Il contratto integrativo, sottoscritto nel 2004, è scaduto nel 2008 - informa Zabbeni - da allora sono state apportate esclusivamente delle modifiche per rendere l'accordo più moderno. Ora le parti datoriali vorrebbero ridurre in prossimità allo zero l'integrazione. Una richiesta irricevibile: noi restiamo fermi sull'assoluta necessità che si ritiri la disdetta prima di iniziare le trattative. Non ci sottraiamo dal confronto: anzi, vista l'inerzia delle imprese lo sollecitiamo".


Per i sindacati  "il contratto integrativo - spiegano - va rilanciato anche per arginare quelle imprese irregolari che abbassano i costi, tramite l'assunzione di finte partite Iva. La nuova legge va in questa direzione e non tutela solo i lavoratori, ma anche le imprese oneste. E' inaccettabile che siano proprio i datori di lavoro a volersi sottrarre dalle loro responsabilità".

 

Le associazioni datoriali, Confindustria Trento, Associazione Artigiani e Federazione della Cooperazione, hanno comunicato a metà dicembre la decisione di disdettare l'attuale integrativo: "Una decisione unilaterale - afferma Zabbeni - che incide fortemente sul settore, non solo dal punto di vista delle condizioni salariali".

 

Una modalità, quella della revoca unilaterale degli accordi, alla quale le associazioni datoriali ricorrono sempre più spesso in tutti i settori: "Si vorrebbe imporre la logica - sottolinea Gianni Fiorucci di Fillea - che l'unica strada percorribile è quella di comprimere i salari e i diritti dei lavoratori. Non è accettabile, non possiamo cedere al ricatto di chi revoca i contratti pretendendo condizioni peggiorative per le maestranze".

 

Un altro tema caldo affrontato nella riunione di giovedì 2 marzo è la questione relativa alla sicurezza e alla salute nelle cave: "Il lavoro nelle cave è molto pesante e si lavora in condizioni al limite - concludono Moreno Marighetti di Fillea e Fabrizio Bignotti di Filca -. Abbiamo chiesto un incontro il 23 dicembre scorso all'assessore Alessandro Olivi, ai sindaci dei Comuni che gestiscono le concessioni, al Servizio Lavoro, al Servizio Minerario e alla Uopsal, ma nessuno ci ha ancora risposto. E' urgente aprire un confronto anche su questo aspetto che tocca da vicino i lavoratori". 

 

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