Inps, da oggi visite fiscali a campione. Ma non sui dipendenti provinciali trentini: "Questo è un privilegio"
Sul personale la Provincia di Trento ha una competenza specifica. Per il pubblico impiego provinciale accertamenti solo su richiesta del datore di lavoro.La Federazione lavoratori pubblici: "Ennesimo tentativo di giustificare con condotte ridicole l’Autonomia della Provincia"

TRENTO. Da oggi, primo di settembre, la competenza sulle visite fiscali sarà gestita dall'Inps. Un cervellone elettronico sorteggerà a campione i dipendenti, pubblici o privati che siano, e invierà direttamente a casa il medico per la verifica dell'effettivo stato di salute.
Nasce un 'Polo unico per le visite fiscali' che avrà l'obiettivo di stanare i 'furbetti' del certificato di malattia. Oltre al datore di lavoro, che potrà sempre e comunque chiedere accertamenti sui propri dipendenti, un algoritmo analizzerà autonomamente i dati e fornirà i nominativi dei dipendenti da verificare.
Tutto questo succederà a livello nazionale ma non in Trentino, non per i dipendenti pubblici della Provincia di Trento. Una norma approvata recentemente all'interno della Legge di stabilità mantiene in essere i controlli in capo all'Azienda sanitaria: il Trentino ha una competenza esclusiva sul suo personale e non intende 'cedere' all'Inps i controlli sui certificati.
Ma l'Azienda sanitaria non ha accesso ai certificati Inps, non può dunque promuovere verifiche a campione ma può soltanto agire su richiesta del datore di lavoro. "L’ennesimo tentativo di giustificare, con condotte ridicole l’Autonomia della Provincia", afferma in una nota la segreteria regionale della Federazione dei lavoratori pubblici (FLP).
"Noi riteniamo che ai dipendenti pubblici e privati del nostro Paese, da Bolzano alla Sicilia, vadano applicate le stesse regole civili e di convivenza. Una tale diseguaglianza - continua la nota - verrebbe vista dai dipendenti delle altre Regioni d’Italia come l’ennesimo atto di privilegio e di favore a vantaggio dei lavoratori provinciali trentini".
"A nostro parere - conclude la FLP - questo è un errore strategico che porterebbe ad ulteriori critiche e censure sulla politica 'accomodante' della PAT nei confronti dei propri dipendenti".












