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A 3 anni di distanza, Le Iene tornano nella “Bitcoin valley” di Rovereto: cosa è cambiato? Vaccari: “La pandemia ha spinto le persone ad avvicinarsi”

A 3 anni di distanza dall'ultimo servizio, Le Iene sono tornate a Rovereto per raccontare la "Bitcoin valley". Il direttore finanziario di Inbitcoin Nicola Vaccari: "Non è il prezzo la cosa più interessante dei bitcoin, ma la libertà di utilizzare i propri soldi in tutto il mondo. E' il più grande esperimento economico e sociale della storia dell'umanità"

Di Davide Leveghi - 28 febbraio 2021 - 13:45

ROVERETO. A tre anni di distanza dalla prima visita, i riflettori tornano ad accendersi sulla “Bitcoin valley”. Il noto programma televisivo Le Iene ha infatti fatto nuovamente visita a Rovereto all'azienda Inbitcoin, pioniera in Italia dello studio e dell'utilizzo della “tecnologia dirompente” delle criptovalute.

 

Quanto il territorio fra il capoluogo lagarino e Trento sia divenuto un punto di riferimento, in Italia e in Europa, per questo tipo di tecnologia non è certo una novità (QUI l'articolo). Ma dopo anni che se ne parla, qual è lo stato dell'arte? “Le Iene sono tornate dopo 3 anni esatti per capire una cosa: dove eravamo rimasti e, soprattutto, qual è la situazione attuale?”, esordisce il direttore finanziario Nicola Vaccari.

 

Hanno voluto fare un giro nella 'bitcoin valley' per capire cosa sia cambiato – prosegue – se sia esploso, se sia sparito o rimasto uguale. È stato un recap dopo 3 anni, ripercorrendo il giro tra le persone intervistate nello scorso servizio. Abbiamo raccontato l'evoluzione, di più dal lato dei privati che non delle aziende, considerando che a puntare sui bitcoin ci sono state sempre più aziende medie o grandi, più che aziende piccole o commercianti. Così come sono stati sempre di più i privati che si sono avvicinati con curiosità a questo mondo”.

 

Ma di cosa si tratta? Cosa sono, in sostanza, i bitcoin? Tecnologia nata sul finire del 2008 da un misterioso inventore, il bitcoin è una moneta matematica. Si genera tramite un software con un algoritmo, che ne autoregola la diffusione in tutto il pianeta, fissandone gli obiettivi di produzione. A "portarli alla luce" sono i “miners”, i “minatori”, cioè coloro che estraggono i codici dal software. Utilizzati sempre di più, rappresentano un'alternativa trasparente e globale alla moneta fisica.

 

Compro Euro, lo spazio che abbiamo aperto a Rovereto per dare informazioni sui bitcoin, serve a dare alle persone la possibilità di fare una scelta consapevole – prosegue Vaccari – lo voglio capire? Ne voglio fare parte? E così si avvicina, superando la prima diffidenza. Quello che consiglio io è sempre di dedicarci tanto tempo e poco denaro per non farsi del male. Se le persone lo conoscono e hanno la motivazione, li comprano e li usano. Le motivazioni sono molto diverse. C'è chi lo fa per essere contro il sistema, chi ha la necessità di fare delle transazione finanziarie internazionali, chi ha perso la fiducia nelle banche. Queste motivazioni spesso convivono”.

 

L'età di chi si avvicina al mondo bitcoin è disparata. “Tanti hanno un'età che arriva ai 55/58 anni. Poi c'è un buco, abbastanza incomprensibile, fino ai 65. più o meno parliamo di un migliaio di persone, che provengono dalla zona stessa della 'Bitcoin valley', dalle valli più popolose ma anche da altre parti d'Italia, dalla Sicilia al Piemonte, dalla Puglia all'Emilia-Romagna. La presenza qui a Rovereto del Compro Euro, cioè di uno spazio fisico in cui si può andare, parlare, toccare, aiuta molto anche nel racconto che poi se ne fa agli amici, ai conoscenti e così via. È un punto di riferimento e di credibilità che ci siamo costruiti”.

 

La base trentina è d'altra parte considerata una vera e propria garanzia. “Il fatto che siamo trentini è un plus. Siete trentini e le cose le fate bene, ci dicono. Per ora, il quadro di chi ha deciso di puntarci vede più privati e meno aziende in Trentino e più aziende e meno privati nel resto d'Italia – spiega Vaccari – il dato che stupisce di più riguarda però gli enti pubblici, che non hanno mai voluto sfruttare o trovare un modo sinergico per sviluppare la 'Bitcoin valley'. Eppure è un progetto aperto, in cui noi offriamo la nostra competenza a chiunque ci voglia puntare. È la demo più grande del mondo, dove si può usare il denaro in maniera diversa”.

 

Dopo la mozione con cui nel 2017 il Consiglio provinciale approvava l'incentivazione della tecnologia, a 4 anni di distanza poco o nulla pare essersi mosso. Discorso analogo per il resto d'Italia. “Dopo il 2017, sulla scorta di quella mozione, erano nate delle aziende – racconta il Cfo di Inbitcoin – questo perché il bitcoin apre un mare di opportunità. Qualcosa da quel momento è andato avanti, ma non dal punto di vista del pubblico. Non ci sono stati movimenti in quella direzione. Questo perché, credo personalmente, le amministrazioni pubbliche guardano più alle prossime elezioni che alle prossime generazioni. Anche a livello nazionale tutto procede molto lentamente, anche perché il bitcoin è qualcosa di sociale, che quindi non ha solo un lato, ma si deve muovere su tutti i fronti”.

 

Proprio sotto questo aspetto, Vaccari immagina una sorta di bitcoin locale, che mantenga le risorse in loco. “E' il Pat-coin. L'avevo proposto alla Provincia da usare in diversi servizi, affinché si potesse essere certi che tutti gli euro investiti rimanessero in Trentino. E questo non per chiudersi al resto del mondo, ma per avere una gestione più rapida, sicura e trasparente dei soldi pubblici”.

 

Se dal punto di vista legislativo la politica non pare essere particolarmente ricettiva, dall'altra i privati si sono avvicinati con interesse all'ambito dei bitcoin. E la pandemia, nondimeno, ha offerto un'ennesima occasione per accelerare verso una diversificazione dei propri investimenti. “Ha cambiato in bene la situazione dei bitcoin – spiega Vaccari – l'ansia per il futuro ha dato modo e tempo alle persone per ragionare e pensare a come fare a proteggersi e a diversificare i propri risparmi. Le persone hanno cercato di capirci di più, arrivando a vedere i bitcoin per quello che sono. Molto spesso, infatti, bisognerebbe spiegare prima alle persone cosa sono i soldi, e poi i bitcoin”.

 

Non solo i normali privati hanno deciso di puntare su questa tecnologia, ma anche importanti aziende. Tesla, infatti, ha recentemente investito un miliardo e mezzo di dollari in bitcoin, facendone schizzare il valore. “Ciclicamente i bitcoin hanno delle fluttuazioni. Nel 2020 Tesla ha deciso di investire un miliardo e mezzo di dollari e questo sicuramente ha dato una mano a riportare in alto il prezzo. Ma ci sono anche altri elementi. In generale i grandi investitori da qualche anno hanno cominciato a guardare in maniera diversa ai bitcoin, dando avvio ad una vera e propria corsa all'oro. Il concetto, però, è che il bitcoin non è solo un asset, ma ha molte sfaccettature sociali”.

 

Con un valore stimato attualmente in circa 40mila euro, il bitcoin è una tecnologia destinata ad avere un grande futuro. “Non è il prezzo la cosa più interessante dei bitcoin, ma la libertà di utilizzare i propri soldi in tutto il mondo. E' il più grande esperimento economico e sociale della storia dell'umanità – conclude convintamente il Cfo di Inbitcoin – noi lo proviamo nella quotidianità e non nei salotti. Per questo a chi lo spieghiamo diciamo che Inbitcoin si occupa di pane, salame e bitcoin”.

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