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Covid, verso lo sci anche in zona arancione e rossa: capienza degli impianti chiusi al 50% e accessi limitati: ''Conta il modello organizzativo che possiamo garantire''

Il governo sembra intenzionato a tenere aperti gli impianti e scongiurare una seconda serrata che potrebbe avere impatti catastrofici su un settore che vale 60 mila posti di lavoro, 12 miliardi di fatturato e circa il 2% del Pil. Valeria Ghezzi (presidente Anef): "Il protocollo approvato da Conferenza delle Regioni e Cts, manca solo l'ok del governo, ma Roma sembra fortemente orientata a questa soluzione"

Di Luca Andreazza - 19 novembre 2021 - 20:47

TRENTO. "Sarà l’anno della ripartenza dello sci dopo che la chiusura forzata dovuta alla pandemia ha penalizzato in maniera particolare questo settore". A dirlo Valeria Ghezzi, presidente di Anef. "Nei fatti il comparto non ha lavorato per l’intero inverno 2021 e per il 25% della stagione 2019/2020".

 

La proposta è stata avanzata dagli impiantisti, appoggiata dalla Conferenza delle Regioni: impianti aperti anche in zona arancione e rossa. C'è preoccupazione per la recrudescenza dell'epidemia e qualche incertezza in più e il comparto cerca dei paletti fermi per programmare una stagione che comunque si annuncia complicata, in particolare sui mercati esteri.

 

Da un lato si cercano misure più stringenti per contenere la curva ma dall'altro lato di garantire per quanto possibile le attività economiche. Molto dipende naturalmente dalla tenuta del sistema sanitario, anche per l'eventuale ospedalizzazione di infortunati sugli sci: ora la pressione c'è ma in modo meno duro rispetto all'anno scorso e c'è maggior fiducia di poter aprire la stagione sciistica.

 

E il governo sembra intenzionato a tenere aperti gli impianti e scongiurare una seconda serrata che potrebbe avere impatti catastrofici su un settore che vale 60 mila posti di lavoro, 12 miliardi di fatturato e circa il 2% del Pil. E la probabilità di poter sciare anche in caso di ingresso in zona arancione o rossa è molto alta. I protocolli e le linee guida sono in fase di definizione, si lavora ai dettagli ma è più che un'ipotesi il via libera in questo senso dopo il blackout che dura da marzo 2020 per l'industria della neve.

 

"Il protocollo è stato approvato dalla Conferenza delle regioni dopo che, come ha detto l'assessore Roberto Failoni, era già stato 'licenziato' dal Cts. Non è ancora stato approvato dal governo che ha la competenza in materia - evidenzia Ghezzi - ma possiamo credere che Roma approverà la proposta. Le linee guida prevedono delle regole più restrittive in zone arancioni e rosse ma c'è è la possibilità, non forse la certezza, di tenere aperto. La volontà dei governatori regionali, ma anche di tutto il governo, è quella di tenere aperto e questo è per noi molto importante. Il controllo del Green pass può essere digitale (con abbinamento Qrcode e skipass) oppure a campione e questo è un risultato che riconosce la specificità delle aree sciabili, dove si passano i tornelli di 'ingresso' più e più volte".

 

La proposta degli impiantisti prevede la possibilità di sciare anche in zona arancione e rossa, con un numero limitato di accesso alle ski area, l’80% di capienza sugli impianti chiusi (50% in zona rossa) e il 100% su quelli aperti, dove si accederà comunque con la mascherina.

 

"Siamo ancora in un momento di incertezza - aggiunge Ghezzi - ma possiamo dire che lo sci è uno sport di per sé sicuro, che si pratica all’aperto e con un distanziamento garantito dalla natura stessa dell’attività. Lo dimostrano le aperture senza particolari limitazioni dello scorso inverno negli Stati Uniti, in Svizzera e nei paesi scandinavi dove non si è riscontrata un’incidenza di contagi legata allo sci superiore a quella di altre attività economiche. Non ci sono quindi particolari criticità se si affronta la situazione con un modello organizzativo che permetta il rispetto puntuale delle regole: distanze nelle code, uso corretto della mascherina e controllo del green pass, carico dei veicoli chiusi all’80%. Molte di queste pratiche sono tra l’altro già state sperimentate nelle scorse estati senza alcun problema".

 

In base alle norme attuali gli impianti sciistici possono essere aperti solo in zona bianca e gialla. Oggi gran parte delle speranze sono affidate sul Green pass. Le linee guida appena approvate aggiungono la possibilità per i gestori di effettuare controlli a campione del certificato verde, considerata la possibilità che i titoli di viaggio siano acquistati online o tramite altre soluzioni digitali e abbiano validità plurigiornaliera.

 

Una preoccupazione che in questo momento riguarda Alto Adige, Friuli, Veneto e valle d'Aosta, ma che non può lasciare tranquille quei territori per cui l'industria della neve pesa, particolarmente, sul fronte economico-sociale, Trentino compreso. Un quadro ulteriormente aggravato dalle ultime decisioni in materia limitazioni in Germania e Austria, quest'ultima in lockdown da lunedì. 

 

L'Alto Adige spera di invertire la curva ma intanto sul tavolo c'è la possibilità di tenere aperto il settore anche in zona arancione e rossa con il governo che non sarebbe contrario. L'attesa è per la prossima settimana con il nuovi provvedimento da Roma, che potrebbe prevedere l'apertura degli impianti di risalita e di limitare il numero massimo di presenze giornaliere mediante l'introduzione di un tetto massimo di titoli di viaggio vendibili, determinato in base alle caratteristiche della stazione/area/comprensorio anche sciistico, con criteri omogenei per Regione o Provincia Autonoma o comprensorio anche sciistico, da definire sentiti i rappresentanti di categoria e delle strutture ricettive e concordati con le Aziende Sanitarie Locali competenti per territorio".

 

In zona arancione e rossa, l'indicazione potrebbe essere quella di prevedere un tetto massimo di skipass giornalieri vendibili in grado di tenere conto delle quote giornaliere ma anche di quelle settimanali e stagionali. L'obbligo è quello di adottare sistemi di prenotazione che possano consentire una gestione strutturata del numero di sciatori che possono effettivamente accedere agli impianti di risalita per ciascuna singola giornata, coordinandosi con le Aziende sanitarie locali e con le strutture ricettive. Adempimenti in larghissima parte già effettuati dalle società impianti. 

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