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| 15 nov 2021 | 22:15

Gli industriali: ''Troviamo il coraggio per le riforme: serve una politica per i lavoratori, anche stranieri. Territorio ostile alle famiglie: si pensi con ambizione ai servizi''

Il presidente di Confindustria, Fausto Manzana: "Le previsioni di Eurostat e Bankitalia indicano un calo del 6% nel 2030 in termini di occupazione tra i 15-64 anni che sale al 13% nel 2040. Dati preoccupanti e serve una politica per accoglie lavoratori stranieri. Il Trentino deve essere attrattivo, life-friendly e work-friendly per accogliere competenze, talenti e intelligenze"

TRENTO. "La sfida è quella di non appiattirsi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza ma trovare il coraggio di elaborare delle riforme ambiziose in grado di rispondere alla natalità e al lavoro". A dirlo Fausto Manzana, presidente di Confindustria. "Dalla crisi si esce in accelerazione e preoccupano le stime di crescita del Pil inferiori alla media nazionale".

 

E' iniziato l'iter della manovra di bilancio della Provincia. E si sono tenute in Prima Commissione, presieduta dal vicepresidente Alex Marini (Movimento 5 stelle) le audizioni dei sindacati, del Coordinamento imprenditori e dell'Ance (l'associazione dei costruttori). Se i rappresentanti delle parti sociali hanno ribadito il "no" alla manovra finanziaria e hanno attaccato la Giunta per il mancato rinnovo contrattuale del Pubblico impiego del triennio 2019/21 confermando lo stato di agitazione, diverso il tenore del mondo imprenditoriale. 

 

C'è la soddisfazione delle categorie per i tagli fiscali ma anche una forte preoccupazione per la crescita del Pil, prevista a livelli mediamente inferiori che nel resto d'Italia, e per l'aumento della spesa corrente della Pat. Ma si è parlato anche di gestione dell'immigrazione, di politiche del lavoro e della natalità. "Il giudizio sulla finanziaria è favorevole - spiega Manzana - la manovra su Irap e Imis, oltre al raggiungimento dell'accordo finanziario con lo Stato, sono buoni segnali e questo sforzo di piazza Dante è certamente importante ma la crescita del Pil a percentuali più basse rispetto alla media nazionale è una grande fonte di preoccupazione". Una previsione di gap che sul 2021 la Provincia giustifica per la perdita dell'ultima stagione invernale. "Ma questo trend viene messo in conto anche per il 2023 e il 2024, questo è un dato critico: si deve contrastare questa tendenza attraverso gli investimento nell'Agenzia del lavoro e nella formazione".

 

Un dato è la carenza di manodopera, una situazione che si è amplificata a causa della crisi innescata da Covid. In Aula l'ex governatore Ugo Rossi (Azione) ha evidenziato che c’è un’emergenza forza lavoro che deriva dal peso della questione demografica e la Pat dovrebbe impostare politiche immigratorie, mentre Giorgio Tonini (Partito democratico) ha aggiunto che c'è la giusta preoccupazione degli imprenditori per la crescita del Trentino e per il progressivo degrado della spesa pubblica con la crescita della spesa corrente a fronte di una risposta della Provincia di segno diverso a quello dello Stato che vede riforme a fronte di investimenti pubblici.

 

"Condividiamo queste riflessioni - commenta il numero uno degli industriali - la natalità è senza subbio il problema dei problemi: abbiamo costruito una società ostile alla famiglia e quindi si deve pensare alla gestione dell’immigrazione. Il Trentino deve posizionarsi come territorio life-friendly e work-friendly per attirare talenti, intelligenze e competenze. L'attrattività - evidenzia Manzana - permette di fronteggiare un contesto di denatalità che non può essere cambiato nel breve periodo. Le aziende devono cercare operai e impiegati, ma anche manager che devono trovare qualcosa sul territorio. A partire dall'accoglienza, con rispetto reciproco e attenzione per cultura e tradizione. Un territorio aperto e capace di convivere positivamente per creare valore".

 

Si aggiungono le previsioni di Eurostat e Bankitalia che indicano un calo del 6% nel 2030 in termini di occupazione tra i 15-64 anni che sale al 13% nel 2040. Tracollo del -20% tra i giovani. "La vita lavorativa è destinata a subire un allungamento. Ma questi sono numeri davvero preoccupanti. Il rischio è quello di un'economia in costante stagnazione per l'incapacità di cambiare passo e ritmo nel trovare un punto di equilibrio tra politiche attive e formazione. Il Pnrr può rispondere alle esigenze quasi immediate ma poi il debito va restituito e questo è il tempo di trovare riforme strutturali in grado di modificare il volto di un Paese e di un territorio". 

 

Azioni che si inseriscono nella capacità di rendere il territorio più a portata di famiglia. "I servizi sono naturalmente la chiave per uscire da questa crisi. Si possono sviluppare gli asili nido interaziendali per agevolare la conciliazione casa-lavoro. In Italia abbiamo puntato tutto sulle case di riposo, in Francia sui servizi alla famiglia: questo fa la differenza. E' un trend che non si può invertire in pochi anni ma intanto tanto trovare una soluzione tattica per il breve periodo e una strategica per il futuro. Ma servono una visione e una riforma in grado di iniziare una strada: il posizionamento sui servizi e le produzioni a valore aggiuntocome territorio dinamico e sostenibile". 

 

Un altro modello guarda all'esperienza dello smart working. Ovviamente c'è stato un massiccio ricorso a questa tipologia di organizzazione nel corso del lockdown. Un'applicazione limite e improvvisa con tutta la famiglia a casa con tutte le criticità del caso.

 

"Un evento che si può definire estremo. Ma non ci avrebbe creduto nessuno - continuano gli industriali - se ci avessero detto ex ante che in massimo 3 settimane ci si sarebbe riusciti a organizzare così. E' un asset importante, consente una migliore conciliazione lavoro-famiglia e si deve ricavare il meglio da quell'esperienza. E' doveroso affinare questa possibilità laddove sia possibile e tenere conto di tutti gli aspetti: il diritto alla disconnessione, il lavoro in team e gli spazi adeguati per esempio. Una formula mista e un rapporto di fiducia tra imprenditore e lavoratore attraverso una nuova alleanza. Un investimento da fare è quello sull'infrastrutturazione leggera quale la connettività: alcune zone del Trentino sono ancora indietro in questo processo ma oggi in fase di prenotazione di una struttura ricettiva si guarda il wifi ancora prima della spa".

 

Un nodo per la competitività è legato anche alla riforma fiscale. "Il complesso regolatorio è difficile: c'è un'evasione di 110 miliardi, la stima è quindi di 1 miliardo in Trentino. Si tratta di una distorsione del mercato. Se si recuperasse anche solo il 50% per 6 anni si parla di un gettito superiore alle risorse messe in campo con il Pnrr. E sarebbero fondi strutturali. Oggi i dipendenti e le imprese sono penalizzate perché la tassazione è troppo elevata, il costo del lavoro è alto e questo frena il sistema. I cardini sono sostenibilità ambientalesociale ed economica. Ma è urgente riflettere sulle sfide future e su quale società vogliamo lasciare alle prossime generazioni", conclude Manzana.

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