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Legname di Vaia: come verrà affrontata l’emergenza del bostrico? L’appello delle categorie legno: “Manca una programmazione per il 2022”

C’è forte preoccupazione per le circa 300 aziende del settore riguardo l’approvvigionamento del legname a livello locale, mancando una programmazione per il prossimo anno. Dopo Vaia crea incertezza non sapere come sarà gestito il bostrico nelle zone colpite dalla tempesta e quanto legname si potrà avere a disposizione

Pubblicato il - 05 dicembre 2021 - 19:48

TRENTO. È forte la preoccupazione riguardo l’approvvigionamento del legname a livello locale, non essendo chiare le prospettive per il prossimo anno. È questo quello che è emerso dall’incontro dei direttivi delle categorie legno dell’Associazione Artigiani, circa 300 aziende tra boscaioli, segherie e imballaggisti.

 

Vaia ha infatti cambiato radicalmente la situazione trentina sia per quanto riguarda la capacità di recupero dei tronchi in bosco che per la loro lavorazione in segheria, essendoci stato un notevole aumento delle quantità gestibili rispetto alla situazione pre-tempesta.

 

"Le imprese boschive - sostengono le categorie legno dell’Associazione Artigiani - si sono dotate di attrezzature nuove per la situazione e le segherie hanno investito per la lavorazione locale di questa materia prima, il tutto per mantenere sul nostro territorio l’aspetto economico legato alla gestione dei boschi, limitando il più possibile la possibilità che questo venga trasferito e goduto al di fuori dai nostri confini".

 

Dopo Vaia ha iniziato a manifestarsi anche il bostrico, un piccolo coleottero che si nutre di legno tenero "che già ora sta mettendo a dura prova alcuni dei nostri boschi - proseguono - principalmente proprio le zone già colpite dalla tempesta".

 

Il fatto di non avere delle direttive chiare per il 2022 "su come sarà gestito questo nuovo fattore e quindi non sapere quanto legname si potrà avere a disposizione crea incertezza tra gli operatori, sia per gestire e mantenere in loco la forza lavoro eventualmente necessaria a operare in bosco per far fronte a questa nuova emergenza, sia per le quantità disponibili per la segagione in segheria, limitando il doversi rivolgersi a mercati esteri".

 

 

Senza una seria programmazione c’è il rischio che il prossimo anno, a stagione ormai avanzata, si manifesti la necessità di intervenire drasticamente sull’emergenza bostrico, ma che a quel punto "le imprese forestali siano ormai impegnate su altri fronti e le segherie si siano già rivolte a altri mercati per avere le quantità necessarie per la loro attività".

 

L’altro scenario possibile potrebbe essere che imprese forestali e segherie attendano un programma per essere pronti all’emergenza legata al parassita, ma che poi "venisse deciso di non intervenire o intervenire in modo limitato sul bostrico facendo venire meno di colpo le quantità necessarie per dare continuità alle attività delle aziende". Entrambi i casi quindi "ci farebbero trovare ancora una volta impreparati alle evenienze".

 

Vaia è stato un evento improvviso e di entità mai vista, per cui si possono capire le difficoltà nella gestione, ma "con il bostrico, evento già previsto tre anni fa, non possiamo permetterci passi falsi che comprometterebbero il tessuto economico locale (dai proprietari dei boschi compresi  in avanti)". 

 

L’appello delle categorie interessate è quello di un coinvolgimento congiunto di tutti gli attori della filiera legno, "in modo da individuare azioni per il futuro - concludono - che siano condivise e che pongano le basi per creare economia e mantenerla in loco in modo anche da creare e mantenere occupazione e entrate fiscali, magari interrompendo l’abitudine di incontrarsi prima solo tra settore pubblico e poi a cose fatte coinvolgendo il settore privato".

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