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Sempre più vecchi, con giovani più poveri e pensioni erogate più a lungo: l'Italia a un bivio. Billari: ''Dovremmo fare come la Corea del Sud''

Interessante dibattito di prospettiva al Festival dell'Economia sull'andamento demografico del Paese sempre più in crisi anche da questo punto di vista. L'europarlamentare Irene Tinagli: ''Molto spesso il tema della natalità si sostituisce a quello di italianità, ma in una chiave ideologica, prima ancora che concreta. In realtà il trend demografico è una questione di economia. Lo squilibrio graduale ma costante della spesa previdenziale va a comprimere ulteriormente la spesa per istruzione e sanità''

Pubblicato il - 06 giugno 2021 - 19:42

TRENTO. L'Italia? Composta da una popolazione sempre più vecchia, con sempre meno giovani in circolazione e che accedono a un mercato del lavoro sempre più povero mentre dall'altro lato le pensioni vengono erogate per sempre più anni: basterebbero questi pochi elementi per capire qual è lo stato del Bel Paese e la direzione che sta prendendo. Un tracollo demografico che avrà conseguenze fortissime sulla società e sull'economia italiana negli anni a venire, del quale però non si parla, realmente, non lo si affronta, come si dovrebbe fare, trattandolo come una delle priorità assolute della politica nazionale.  

 

Il demografo Francesco Billari ne ha discusso con Irene Tinagli, europarlamentare, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, nell’incontro del Festival dell'Economia di Trento coordinato dalla giornalista Tonia Mastrobuoni. Il dibattito ha analizzato il Rapporto sulla popolazione dell'Associazione italiana per gli studi di popolazione del 2021 che offre una panoramica ineguagliabile dei cambiamenti demografici in Italia, mostrando come questa si confronta con il resto dell'Unione europea.

 

Billari, che insegna Demografia all’Università Bocconi di Milano, è partito da un'analisi dello stato demografico del nostro Paese, da Nord a Sud, rilevandone la disomogeneità. ''In vent’anni, stando a quanto emerge dal report che è iniziato ben prima dell'attuale pandemia, sono diminuiti in maniera eccezionale i giovani. E l'Italia, in un certo senso non si è mossa. Cosa avremmo potuto fare? Come la Corea del Sud - ha spiegato il demografo -, investendo in qualità e facendoli studiare ai massimi livelli, magari. In Italia, invece, il calo della popolazione giovanile si è combinato anche con la stagnazione dell’accesso all’università. Siamo anche ai primi livelli in Europa prendendo la percentuale dei giovani "Neet", i “Not in Education, Employment, Training, quelli che non lavorano, non studiano, e hanno perso la voglia (lo stimolo) di cercare lavoro o di formarsi in altro modo. Un chiaro sintomo depressivo che deve farci preoccupare. Al contrario gli anziani, tutto sommato sono in buona salute, con una speranza di vita complessiva e senza limitazioni a 65 anni''.

 

Le sfide per reagire a questo trend demografico in negativo non sono certo facili da affrontare anche perché il cambiamento della popolazione è un mix tra dinamiche slow, esogene, in qualche modo prevedibili (conseguenze della bassa fecondità, invecchiamento, impatto di lungo periodo dei bassi livelli di istruzione e nelle difficoltà di transizione nello stato adulto), da considerare negli scenari decisionali e dinamiche fast, influenzate dalle decisioni politiche (cambiamenti delle famiglie, migrazioni e cambiamento della composizione della popolazione, “fuga dei cervelli”, dinamiche della popolazione a livello locale).

 

Irene Tinagli, europarlamentare, presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo, ha sottolineato che politiche sociali e di welfare sono sulla bocca di tutti ''eppure la demografia non rientra tra i focus del dibattito politico italiano, almeno non come dovrebbe. Molto spesso - ha spiegato - il tema della natalità si sostituisce a quello di italianità, ma in una chiave ideologica, prima ancora che concreta. In realtà il trend demografico è una questione di economia. Lo squilibrio graduale ma costante della spesa previdenziale va a comprimere ulteriormente la spesa per istruzione e sanità''. Queste considerazioni sono i fondamenti dell'equità e della solidarietà intergenerazionale. Con una popolazione sempre più anziana e un minor numero di bambini che nascono, è necessario trovare il giusto equilibrio tra l'esigenza di garantire una vita dignitosa in età avanzata e quella di costruire un futuro per i giovani.

 

Da questi discorsi l’evidenza che le scelte politiche influenzano la demografia. Nel lungo come nel breve termine. Si è discusso ampiamente, alla luce di questi trend demografici, e del rapporto sopracitato, sulle ipotesi nuove di cittadinanza attiva e di allargare il suffragio elettorale abbassando l’età di voto, ma anche di risorse destinate nel Pnnr a supporto di politiche per la natalità e asili nido, e di una maggiore attenzione verso la conoscenza della nostra società, per poter intervenire adeguatamente e contrastare un trend negativo, che prima ancora che demografico è soprattutto economico. 

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