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Anche i produttori di cannabis trentini presentano ricorso al Tar contro il decreto che rischia di metterli fuori legge: “I nostri diritti fortemente compromessi”

Alcuni dei principali produttori di cannabis light in Italia hanno deciso di presentare ricorso al Tar Lazio contro un decreto interministeriale che crea confusione nel settore: “Si rischia che le varietà previste e ammesse dalla normativa europea, selezionate e certificate, vengano per errore sottoposte alla stessa normativa prevista per gli stupefacenti”

Foto d'archivio
Di Tiziano Grottolo - 23 febbraio 2022 - 20:00

TRENTO. Aveva fatto molto discutere il decreto interministeriale approvato lo scorso gennaio attraverso il quale si assoggettava “la coltivazione delle piante di cannabis ai fini della produzione di foglie e infiorescenze o di sostanze attive a uso medicinale” al Testo Unico sugli stupefacenti. La conseguenza paventata dal settore della cannabis light è che coltivatori e rivenditori di infiorescenze potrebbero subire sanzioni, sequestri e denunce poiché sprovvisti di un’autorizzazione per coltivare da parte del Ministero della Salute.

 

Il nuovo decreto officinali non include tutti gli altri usi già previsti dalla legge 242 del 2016 e in particolare la possibilità di realizzare derivati dalla pianta nella sua interezza”, spiegano i produttori riuniti nelle associazioni Canapa Sativa Italia, associazione Sardinia Cannabis e Associazione Hrd-Ong Resilienza Italia Onlus. Associazioni che riuniscono già diverse centinaia di agricoltori, esercizi commerciali al dettaglio, i principali franchisor, produttori e trasformatori, tabacchi, laboratori, avvocati specializzati, scienziati e personalità qualificate del mondo del diritto e della ricerca scientifica e medica.

 

“Nell’ottica della competitività delle aziende sul mercato europeo ci sembra assurdo, si rischia che le varietà previste e ammesse dalla normativa europea, selezionate e certificate, vengano per errore sottoposte alla stessa normativa prevista per gli stupefacenti dalle quali sono naturalmente distinte per la loro non offensività e non pericolosità”.

 

Il problema è che questo decreto lascia molta discrezione alle Procure che potrebbero optare per interpretazioni anche molto diverse. “L’attività di monitoraggio sul territorio delle associazioni evidenzia che questa formulazione del decreto inizia a generare fraintesi con alcune Procure”. Le aziende e gli investitori temono ripercussioni tanto che alcuni stanno pensando di spostare le loro attività all’estero.

 

Proprio per questo alcuni produttori hanno deciso di presentare ricorso al Tar Lazio, chiedendo una sospensiva del decreto interministeriale e il rinvio alla Corte di Giustizia Europea. L’obiettivo è ottenere la sospensiva del comma 4 dell’articolo 1 del decreto interministeriale in materia di piante officinali, discusso a inizio gennaio.

 

Per sostenere il ricorso le associazioni hanno indetto una raccolta fondi “per coprire le spese necessarie a tutelare il libero mercato tramite un ricorso al Tar nell’ottica di sviluppare tutte le potenzialità che deriverebbero da elementi quali certezza normativa e fiducia degli investitori, con il conseguente miglioramento del posizionamento in Europeo e nel Mondo”.

 

Attualmente il mercato della canapa sta vivendo una notevole crescita a livello internazionale, mentre in Italia molti prodotti contenenti infiorescenze di canapa vengono commercializzati in un quadro normativo vago e inadatto che non riesce a garantire la sicurezza dei professionisti del settore. “I nostri diritti – concludono i produttori – sono stati fortemente compromessi dalla continua incapacità politica, non solo di affrontare, ma anche solo di adeguarsi agli standard europei su questa pianta. È necessario un chiarimento in materia per salvare il settore industriale relativo a tutti gli utilizzi della pianta nella sua interezza nel mondo delle aromatiche, erboristiche e da profumeria”.

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