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Attrezzature provenienti dalla Cina, nei guai un'azienda: documenti falsi per non pagare i dazi

Dichiarando all’atto dell’importazione che la merce è stata prodotta in Thailandia invece che in Cina, l’impresa ha potuto indebitamente fruire dell’applicazione di un dazio del 6%, in luogo del maggior dazio del 63,5%, previsto per le importazioni di tale tipologia di prodotti dalla Cina, garantendosi così un illecito risparmio fiscale di oltre 470 mila euro

Di Giuseppe Fin - 02 maggio 2022 - 07:21

VICENZA. Documenti falsi per non pagare i dazi. I finanzieri del Comando Provinciale di Vicenza, coordinati dalla neocostituita Procura Europea (EPPO), hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di oltre 470 mila euro disposto dal gip del Tribunale di Vicenza nei confronti di una società che si è, sottratta al pagamento dei diritti di confine, dichiarando la falsa origine della merce importata.

 

Le indagini, condotte dal nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Vicenza, hanno fatto luce sulle diverse fasi di una frode doganale realizzata da una società vicentina per aggirare l’applicazione dei dazi antidumping, stabiliti dall’Unione Europea per contrastare le pratiche commerciali sleali da parte di imprese estere che, introducendo nel mercato europeo prodotti a un prezzo molto inferiore rispetto a quello di mercato, causano gravi distorsioni nella concorrenza, impedendo alle imprese nazionali e comunitarie di restare competitive.

 

Dalle investigazioni compiute attraverso la puntuale mappatura delle importazioni di elettrodi in tungsteno e l’esame della documentazione contabile ed extracontabile, acquisita anche in formato elettronico, è emerso che la società, operante nel settore della fabbricazione di apparecchiature elettriche per saldature, ha importato in Italia elettrodi di tungsteno che, sebbene prodotti e imballati in Cina, sono stati trasferiti in aziende thailandesi compiacenti, le quali, in cambio di specifiche commissioni, si sono occupate di predisporre la documentazione necessaria ad attestare la falsa origine thailandese, curando poi il successivo invio in Italia.

 

In tale modo, dichiarando all’atto dell’importazione che la merce è stata prodotta in Thailandia invece che in Cina, l’impresa italiana ha potuto indebitamente fruire dell’applicazione di un dazio del 6%, in luogo del maggior dazio del 63,5%, previsto per le importazioni di tale tipologia di prodotti dalla Cina, garantendosi così un illecito risparmio fiscale di oltre 470 mila euro, frutto dell’evasione del dazio antidumping e della relativa iva all’importazione, inteso come diritto di confine.

 

Si tratta del primo caso nella provincia berica di un provvedimento cautelare richiesto dal Procuratore Europeo Delegato di Venezia sulla base delle indagini delegate alla Guardia di Finanza vicentina.

 

Le attività investigativa, in sostanza, hanno consentito di procedere alla denuncia di 4 persone fisiche ritenute responsabili, in concorso tra loro, dei reati di contrabbando aggravato e di falso ideologico alla Procura Europea, che ha richiesto e ottenuto dal gip del Tribunale di Vicenza un decreto di sequestro preventivo, con cui sono state cautelate disponibilità finanziarie riconducibili alla società, pari all’importo dell’evasione realizzata.

 

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