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| 11 ott 2022 | 11:57

Crisi economica, le misure della Pat (poche e mal congeniate) sono tutt'altro che tempestive: serve un ''Patto Sociale'' con tutte le categorie coinvolte

Dai 180 euro per ricchi e poveri per le bollette (che però arriveranno nel 2023) ai 23 milioni per gli impianti green (che non avranno ricadute se non tra qualche anno): l'emergenza è adesso con l'inflazione che è ancora più alta di quanto emerge dai dati ufficiali (che ormai prendono in considerazione un paniere amplissimo) e milioni di posti di lavoro a rischio in tutto il Paese

di R.P

TRENTO. Il 16 luglio, analizzando il “Rapporto Annuale della Banca d’Italia” presentato in data a fine giugno dal Direttore Silvi, abbiamo verificato insieme che la situazione economica Trentina si presentava al 31 dicembre 2021 cautamente positiva, ma ancora piuttosto debole (LEGGI QUI).

 

Poi, prendendo in esame la barbara invasione dell’Ucraina da parte della Russia, avvenuta il 24 febbraio 2022 ed i conseguenti aumenti dei prezzi dell’energia, delle materie prime, dei trasporti ecc., la stessa Banca di Italia, abbandonando la tradizionale cautela, ha espresso così la propria preoccupazione: “L’avvio del conflitto in Ucraina alla fine di febbraio 2022 e le sanzioni adottate verso Russia e Bielorussia, hanno aperto una nuova fase di incertezza che avrà ripercussioni rilevanti sulle dinamiche nell’anno in corso (ndr: il 2022)”. Prevedeva quindi “rilevanti ripercussioni”, che da parte nostra già dal 13 giugno scorso avevamo identificato nella pericolosa “stagflazione”, che si traduce in “inflazione con recessione” (LEGGI QUI).

 

A fronte di quanto sopra avevamo posto le seguenti due domande a Maurizio Fugatti, Presidente della Pat e ad Achille Spinelli, Assessore allo Sviluppo Economico, Ricerca e Lavoro:

 

- Una famiglia, mediamente di 3 persone, che vede entrate di 1.500 euro al mese, o una pensionata che riceve 600 euro al mese, come affronta questa situazione?

- Come fa l’inflazione in Trentino ad essere del 9% se i costi dei trasporti sono aumentati del +12,7%, la spesa per l’abitazione del 37,8%, quella dei prodotti alimentari +8,7%, principali voci che impattano direttamente sulle famiglie?

 

Nessuna risposta abbiamo ricevuto. Nel frattempo la situazione è precipitata, con un’impennata stratosferica dei prezzi di tutte le materie prime, a partire da quelle energetiche (anche di ben 5 volte), che da sola comporterà un aumento annuo di costi di circa 2.500,00 euro a famiglia, con previsione di ulteriori notevoli incrementi in tutti i comparti.

 

E l’inflazione “ufficiale”, condizionata al ribasso da un’infinità di beni inseriti nel “Paniere” che nessuno comprerà mai (vedi il “tostapane”) e servizi che nessuno mai utilizzerà, è schizzata sopra il 10% : la maggiore da oltre 40 anni. Inflazione che realisticamente, sempre per una famiglia media, non è inferiore del 20% in termini di “reale potere di acquisto”, se si prendono in esame esclusivamente le voci del “paniere” dei beni e servizi che mediamente vengono acquistati. Ed il Trentino in fatto di inflazione è al secondo posto in Italia, battuta solo dall’Alto Adige, circostanza che ha già fatto crescere i tassi di interesse, quindi in particolare i costi dei mutui e dei debiti bancari, destinati peraltro a lievitare ancora di non poco.

 

In questo contesto le principali associazioni di categoria prevedono la perdita di 3.000.000 di posti di lavoro a livello nazionale. Ed il Trentino avrà purtroppo la sua “quota”. Ecco che nei giorni scorsi, in occasione dell’Assemblea Annuale di Confindustria, tenutasi al Centro Congressi di Riva del Garda, anche il Presidente Manzana, nell’evidenziare i positivi andamenti pre-guerra della nostra Provincia, per il futuro ha messo in guardia, esprimendosi così: “Quello che ci preoccupa è l’andamento: la variazione congiunturale negativa di alcuni tra gli indicatori selezionati” e riguardo al lavoro ha parlato di criticità globali ed urgenze sia a livello nazionale che locale, concludendo che “dobbiamo essere capaci di fare delle scelte decise e ambiziose”.

 

Di fronte alle suindicate manifestazioni di responsabile preoccupazione della Banca d’Italia prima e del Presidente degli Industriali poi, il Presidente Fugatti, con terminologia da “prima Repubblica”, così si è espresso nel corso della succitata Assemblea: “La Giunta e tutta l’amministrazione provinciale sono fortemente impegnate per sostenere le imprese trentine, comprese quelle del comparto industriale che è tra i motori del benessere del nostro territorio. Un sostegno per il loro percorso di crescita, affrontando tutte le criticità presenti nello scenario che stiamo vivendo. Vanno in questa direzione le azioni promosse dalla Provincia e dal Sistema trentino. Gli investimenti per la mobilità sostenibile e i collegamenti efficienti e sicuri. L’impegno sulla semplificazione legislativa, anche sul tema delle rinnovabili e dell’autonomia energetica, da perfezionare in base agli ostacoli presenti. La spinta sull’innovazione a tutti i livelli e l’attenzione per i servizi che consentono di mantenere vive le nostre valli, favorendone le attività economiche. Su questi punti intendiamo continuare e se necessario perfezionare ancora meglio gli interventi”. 

 

E l’Assessore Achille Spinelli ha rinforzato quel clima “moroteo” con le seguenti altisonanti dichiarazioni: “Su molti temi e progettualità il ruolo del privato è determinante. Auspichiamo ad esempio che dall’iniziativa anche di Confindustria e dei suoi associati possa nascere una Academy, su imprenditoria e leadership aziendale. Il capitale umano, così come gli investimenti, il coraggio degli imprenditori e il contributo di lavoratrici e lavoratori sono fondamentali per permettere al Trentino di affrontare questa fase, confermando la ripresa e centrando un futuro di sviluppo”. Ma al di là dei “bla-bla” e di fronte alla “tempesta perfetta” in atto, come viene unanimemente chiamata e considerata, che non ha un precedente nel dopoguerra, apprendiamo che le misure messe in atto dalla Provincia, per quanto certamente positive, risultano completamente marginali e del tutto intempestive.

 

Vediamole:

Per le famiglie:

- euro 180,00 ”una tantum” in misura fissa, per ricchi e poveri, a sostegno degli utenti di tipo domestico che usufruiscono del servizio di energia elettrica. Ma questo intervento non avviene da subito, come necessario, bensì a partire dalla prima fattura utile del 2023, fra 4 mesi circa, cioè, come dice un vecchio detto contadino: “quando i buoi sono scappati dalla stalla”.

 

- dalle 400,00 euro ai 600,00 euro “una tantum” come “aiuto caro bollette”, in funzione del coefficiente Icef ed in presenza di figli minori od equiparabili, secondo la seguente scaletta:

 

-1 figlio:   400 euro

-2 figli:   500 euro

-3 figli:   600 euro

-4 e più figli: 650 euro

 

Questi accrediti, che sono già in corso di erogazione, interesseranno, ci dicono, dalle 23.000 alle 30.000 famiglie sulle 60.000 che già si prevede non saranno in grado di pagare le bollette e che sono quindi a rischio “stacco” delle utenze. Domanda a Fugatti e Spinelli: tenuto conto degli stipendi che percepite, vi siete mai resi conto dei costi di chi per esempio ha 4 figli minori e che incidenza hanno 650,00 euro nello “tsunami” nel quale si trovano? 

 

Per le imprese:

Contributi per 10 milioni di euro (5 milioni per ciascuno degli anni 2022 e 2023) per l’abbattimento degli interessi per i primi due anni, su nuovi mutui aperti dalle banche che aderiranno ad un nuovo protocollo siglato con la Provincia. Quindi anche in questo caso, come dice un vecchio detto, “campa cavallo che l’erba cresce”. Di immediato infatti non c’è niente.

 

Interventi strutturali:

Sono stanziati 23milioni di euro per sostenere gli investimenti sia delle famiglie che delle imprese, finalizzati all’installazione di impianti di energia da fonti rinnovabili. Interventi quindi, proprio in quanto “strutturali”, che richiederanno, per produrre effettivi risultati, non meno di un anno, ad essere ottimisti. Quindi, sia pur prendendo atto della assoluta positività di quanto sopra, che non va assolutamente sminuita, non possiamo non evidenziare che detti interventi non rispondono neanche minimamente al requisito della massima tempestività che lo stesso Salvini, Capo Politico di quella stessa Lega che governa il Trentino per il tramite di Fugatti (Governatore) e Spinelli (comparto economico), richiede a gran voce con cadenza giornaliera.

 

Allora che fare adesso, anche se con grave ritardo rispetto agli accadimenti? L’unica cosa che il buon senso e la lungimiranza, prima ancora della capacità di governo, impone di fare, è un serio “Programma di Emergenza”. Esatto: “di emergenza”, trovandoci in un momento di gravissima emergenza economico/sociale. E con chi farlo? Semplice: con tutte le parti sociali in campo. Con le associazioni che rappresentano gli industriali, i medio-piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, insieme ai sindacati, le associazioni di volontariato e così via.

 

Un concreto “Patto Sociale” che individui pochi ma efficaci e tempestivi interventi, che certamente non risolveranno tutti i problemi se non interviene lo Stato e l’Europa, ma che comunque siano in grado di dimostrare a noi stessi che ce l’abbiamo messa tutta e che siamo all’altezza di definirci Provincia Autonoma. Ma Fugatti e Spinelli (con la loro squadra) saranno all’altezza di uscire dalle rispettive torri di avorio nelle quali si sono da tempo asserragliati, pensando di essere portatori del “Verbo,” per iniziare finalmente ad “ascoltare” e prendere, di conseguenza, adeguate decisioni “condivise”? Bene: lo vedremo già nei prossimi giorni e nelle prossime settimane e di questo vi terremo informati.

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