Tra Keynes e Friedman: la 'stagflazione', l'aumento delle materie prime e la guerra. Ecco cosa sta succedendo (e cosa rischia il Trentino)
In Trentino cosa succederà se la “stagflazione” dovesse avere il sopravvento e non si intervenisse per tempo? Succederà che l’effetto sarà ancora più depressivo qui da noi che nel resto d’Italia: ecco perché

TRENTO. Si chiama “stagflazione”. È l’incrocio di due termini: “stagnazione ed inflazione” ed è la più grave malattia che possa abbattersi su di un sistema economico. E noi ci siamo nel bel mezzo. La “stagflazione” è stata individuata per la prima volta da Milton Friedman, Premio Nobel in Economia nel 1976 (non il Friedman che appare oggi in televisione). Con il libro “Capitalismo e Libertà” Friedman contestò, già nel 1962 , la visione esclusivamente “liberista” sostenuta dal guru dell’economia dell’epoca John Maynard Keynes. Visione che era stata alla base delle politiche economiche americane e che di conseguenza avevano influenzato tutti i governi dei Paesi ad “economia di mercato”.
Keynes dava per certo che l’aumento dell’inflazione sarebbe avvenuto esclusivamente come conseguenza diretta di una crescita economica, quindi lo riteneva, in questo contesto, un evento del tutto positivo. Un vero e proprio circolo virtuoso. Il teorema di Keynes infatti, in sintesi, era questo: “Crescono i prezzi, cresce il Pil, che a sua volta fa crescere i prezzi e così via”. Ma l’autorevolissimo Keynes aveva fatto, come si usa dire, i “conti senza l’oste”. E “l’oste” erano i cosiddetti “eventi esogeni”, ovvero esterni ai sistemi economici e quindi non governabili. Quelli che nei modelli matematici si chiamano le “variabili indipendenti”.
Tradotto: se da un lato l’economia stagna ed i prezzi invece di scendere contemporaneamente aumentano, a causa di eventi non dipendenti dal sistema stesso, cosa succede? Succede esattamente l’opposto di quello che aveva previsto Keynes, ovvero entriamo in un circolo vizioso, rispose Milton Friedman. Il tutto però con la velocità di una progressione geometrica, ovvero con un andamento più che proporzionale rispetto alla forza impressa dall’evento di partenza, che come abbiamo detto è l’aumento esogeno dei prezzi, quindi dell’inflazione.
“Tranquilli tutti – gridò a questo punto John Maynard Keynes – una situazione come quella sopradescritta è solo una teoria puramente fantasiosa del mio concorrente Friedman, elaborata unicamente per contraddirmi. Non potrà infatti mai avvenire quanto da lui ipotizzato”. Ma, mentre sento rimbombare ancora forte nelle mie orecchie queste parole di Keynes, leggo che l’energia elettrica in Italia è aumentata del 70%, il gas del 105%, l’acciaio per costruzioni del 130%, il grano del 31%, il mais del 44%, il latte del 21%, lo zucchero del 30%, il caffè dell’80%, il prezzo del trasporto di un container standard da Shanghai all’Italia del 545% e così via.
E cosa dire ora che la Russia ha incredibilmente invaso l’Ucraina? Ma ci sono i cosiddetti “ristori” del governo, si dirà subito, creati apposta per sostenere la perdita di produttività delle imprese ed i bilanci delle famiglie, ignorando però che, essendo il rapporto debito pubblico/Pil del 150%, i soldi nella casse pubbliche italiane non sono sufficienti per far fronte ad un evento apocalittico come quello in corso. Ma i soldi ce li dà l’Europa, si insisterà, dimenticando che in buona misura devono essere restituiti. Allora cosa succede? Succede che se ogni centesimo di quei fondi provenienti dall’Europa non va a buon fine, ovvero a sostenere la crescita economica, con il sostegno coeso di tutte le forze politiche in campo, è inevitabile il “default”, che in poche parole vuol dire incapacità di far fronte ai propri debiti, con conseguente esclusione dai mercati: ovvero il “crack”. E le recenti vicende relative alla nomina del nuovo Presidente della Repubblica ed il voto di fiducia mancato per 4 volte in Parlamento dei giorni scorsi non fanno davvero ben sperare in merito allo “spirito di coesione” dei partiti.
Ed in Trentino, cosa succederà se la “stagflazione” dovesse avere il sopravvento e non si intervenisse per tempo? Succederà che l’effetto sarà ancora più depressivo qui da noi che nel resto d’Italia. L’andamento della nostra economia è infatti strettamente legata ai ristori che provengono da Roma, che a loro volta sono strettamente legati all’andamento del Pil della nostra Provincia, che costituisce la risorsa primaria per coprire tutti i capitoli di costi a noi delegati in quanto Provincia a Statuto Speciale, quali sanità, scuola, viabilità e così via. “Nessun dorma” dunque!












