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Bolzano
11 giugno | 23:09

L'export altoatesino resiste alla crisi: sfiorati i due miliardi nel primo trimestre, ma crollano gli Usa

La Germania si conferma il primo mercato di sbocco, mentre i dazi affossano le vendite oltreoceano. Confindustria: “Serve meno burocrazia e un aiuto sui costi energetici”

BOLZANO. I mercati internazionali continuano a muoversi sui binari dell'instabilità, ma il sistema economico dell'Alto Adige riesce a mantenere le posizioni. Nel corso del primo trimestre del 2026, il volume delle esportazioni provinciali ha tenuto il passo toccando quota 1,87 miliardi di euro, un risultato che si traduce in un piccolo incremento di poco inferiore all'1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il quadro, emerso dagli ultimi dati ufficiali diffusi dall'Astat, fotografa la capacità di resistenza del tessuto imprenditoriale locale all'interno di un contesto macroeconomico globale segnato da pesanti incertezze geopolitiche e da forti oscillazioni commerciali.

 

Scendendo nel dettaglio delle singole rotte commerciali, la mappa dell'export evidenzia andamenti molto divergenti tra le diverse aree geografiche. La Germania si riconferma il partner principale e il primo mercato di riferimento assoluto per le aziende del territorio, assorbendo da sola il 31% delle merci spedite oltre confine e mettendo a segno un aumento dell'1,8% su base annua. Performance positive arrivano anche dalla Francia, in crescita dell'1,4%, e in modo molto più marcato dalla Spagna, che fa registrare un balzo in avanti del 22%. La nota dolente arriva invece dai mercati tradizionali ed extra-continentali: se l'Austria fa segnare una contrazione del 5,5%, a preoccupare è soprattutto il crollo del 25% registrato verso gli Stati Uniti, un dato condizionato in modo evidente dall'introduzione dei dazi doganali e dalla forte volatilità legata alla situazione internazionale.

 

A fare la parte del leone è ancora una volta l'industria manifatturiera, comparto da cui si origina oltre l'80% dell'intero valore delle merci esportate dalla provincia. Tra i sotto-settori industriali che mostrano lo stato di salute migliore si segnalano l'high-tech ad alto contenuto tecnologico, l'alimentare e la lavorazione del legno, tutti caratterizzati da trend di crescita evidenti. Più in generale, i primi tre mesi dell'anno hanno messo in luce una tendenza alla diversificazione degli sbocchi commerciali: la parziale riduzione delle vendite verso i paesi membri dell'Unione Europea è stata infatti compensata da un incremento dei flussi diretti verso i mercati extra-UE.

 

Il commento ai dati da parte del vicepresidente di Confindustria Alto Adige con delega all'internazionalizzazione, Klaus Mutschlechner, evidenzia l'alta qualità e l'alto livello tecnologico delle produzioni locali, fattori che permettono alle merci di rimanere competitive sui mercati mondiali nonostante l'aumento dei costi delle materie prime e delle bollette energetiche. Secondo l'associazione degli industriali, lo spostamento delle imprese verso un mercato sempre più globale richiede però un supporto politico mirato ad aumentarne l'efficacia. Le richieste di Confindustria mettono al centro la necessità di un intervento strutturale sui costi dell'energia, una drastica riduzione dei vincoli burocratici e l'introduzione di misure stabili a sostegno degli investimenti aziendali in digitalizzazione, efficienza energetica e innovazione. Sul tavolo restano infine i nodi legati alla raggiungibilità del territorio, il ruolo strategico di IDM per l'apertura di canali commerciali nei mercati emergenti ad alto potenziale e la richiesta di una maggiore fermezza in sede europea per abbattere le barriere ancora esistenti tra gli Stati membri.

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