Economia: crescita Pil superiore al 3% in Trentino nel 2022 e “pieno recupero dei livelli pre-pandemici”. Forte cautela per il 2023
I dati sono stati riportati dagli esperti della Banca d'Italia nell'aggiornamento congiunturale per quanto riguarda le Province autonome di Trento e di Bolzano: l'occupazione in entrambi i territori cresce di più rispetto al resto d'Italia

TRENTO. “Nella prima parte del 2022 l'attività economica nelle Province autonome ha continuato ad espandersi, beneficiando della dinamica positiva delle esportazioni e dell'incremento della domanda interna”. Questo quanto riportato dalla Banca d'Italia nell'aggiornamento congiunturale delle Province di Trento e Bolzano pubblicato il 14 novembre, all'interno del quale però gli esperti avvertono: “La crescita del Pil si ridurrebbe in misura rilevante nello scorcio dell'anno, risentendo dell'incertezza circa la situazione economica generale, del forte aumento dei costi di produzione delle imprese e delle elevate pressioni inflazionistiche”. Una situazione che rispecchia in sostanza l'analisi fatta a il Dolomiti dal vice-presidente di Confindustria (e Ceo di Cainelli Meccanica) Mirco Cainelli (Qui Articolo), che ha parlato del 2022 come di un anno “da record” per il settore in Trentino, prevedendo però al contempo “una leggera flessione” nei primi mesi del 2023. Per il complesso quest'anno però, scrivono gli esperti della Banca d'Italia: “Gli Istituti di statistica provinciali prefigurano un incremento del prodotto superiore al 3%, che permetterebbe il pieno recupero dei livelli pre-pandemici”.

Nei primi 9 mesi dell'anno infatti, le imprese e l'industria hanno segnato un marcato aumento delle vendite e delle ore lavorate mentre nel terziario la ripresa dei flussi turistici, che nella stagione invernale precedente si erano sostanzialmente annullati a causa delle restrizioni anti-Covid, ha sostenuto l'attività dei servizi di alloggio e ristorazione e del commercio. “Il settore edile – continua la Banca d'Italia – è ulteriormente cresciuto in Trentino, beneficiando degli incentivi governativi alla riqualificazione del patrimonio immobiliare e ha osservato una stabilizzazione in Alto Adige, dopo una prolungata fase di espansione”. In termini numerici, come detto, nella prima parte del 2022 il Pil ha continuato a crescere, recuperando i livelli pre-Covid, e le previsioni per il Trentino riportato un +3,7% (uguale alla media italiana) mentre in Alto Adige il dato si ferma tra il +3,0 ed il +3,5%.

Come detto però, le previsioni sul fatturato e le ore lavorate per la fine del 2022 e i primi tre mesi del 2023 sono improntate a una forte cautela risentendo in particolare del rincaro dei beni energetici e delle difficoltà di approvvigionamento di input produttivi: la frenata sarebbe più pronunciata in provincia di Bolzano, che secondo gli esperti risente maggiormente delle difficoltà dell'economia tedesca. “L'indicatore di liquidità delle aziende – si legge nel report – pur rimanendo su livelli elevati nel confronto storico, ha segnato nel primo semestre del 2022 una lieve riduzione in connessione con la necessità di finanziare il maggiore fabbisogno di capitale circolante dovuto al più elevato costo degli input produttivi”. Le incertezze relative al quadro macroeconomico e l'aumento del costo del credito hanno poi comportato nella prima parte dell'anno un indebolimento della domanda di prestiti per investimenti, anche in questo caso più marcata in Alto Adige, che si è tradotta in un rallentamento dei finanziamenti alle imprese, anche a quelli di maggiore dimensione. I prestiti alle piccole imprese invece si sono ridotti in entrambe le Province dopo la significativa espansione registrata tra il 2020 ed il 2021 in connessione con l'erogazione dei finanziamenti assistiti da garanzia pubblica (a giugno in Trentino i prestiti alle imprese sono cresciuti del 2% dal +4,4% registrato a dicembre, mentre quelli per le realtà più piccole sono scesi del 3,8%).

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, dicono i tecnici della Banca d'Italia, nel primo semestre il numero di occupati è aumentato “in misura più accentuata rispetto al resto del Paese”. In termini numerici infatti l'occupazione nei primi sei mesi dell'anno è cresciuta del 5,4% in Trentino e dell'8,9% in Alto Adige (a fronte di una media italiana del +3,6%) e la dinamica positiva si è mantenuta anche nei mesi estivi. Considerando la popolazione tra i 15 ed i 64 anni, il tasso di occupazione è cresciuto del 4,3% in Trentino (al 69,1%) e di 5,3 punti percentuali in Alto Adige (al 73,5%): si tratta di un valore di quasi 10 punti superiore alla media italiana (al 59,8%). L'aumento in generale ha interessato in misura simile entrambi i generi in Provincia di Trento ed è stato più marcato per le donne in quella di Bolzano. “Sono calati in misura marcata sia il ricorso agli ammortizzatori sociali – si legge nell'aggiornamento – sia il numero di disoccupati ed è aumentato il tasso di attività”. Una situazione che di conseguenza ha portato ad un aumento dei consumi per le famiglie, trend che proseguirà in termini reali nel corso di quest'anno a ritmi superiori alla media nazionale, beneficiando appunto del forte miglioramento del mercato del lavoro. In prospettiva però la spesa delle famiglie residenti potrebbe risentire negativamente del forte aumento dell'inflazione al consumo, più elevato nelle Province autonome rispetto alla media nazionale, e del peggioramento del clima di fiducia. “I prestiti alle famiglie – precisano poi i tecnici –, in marcato aumento dalla metà del 2020, hanno segnato un rallentamento in Trentino e hanno proseguito ad espandersi in Alto Adige. I mutui per l'acquisto di abitazioni e il credito al consumo hanno continuato a crescere in misura significativa”.

Nel primo semestre 2022 il credito bancario al complesso delle imprese e delle famiglie ha rallentato sia per le banche locali, specialmente in Trentino, sia per quelle extra-regionali: “Il tasso di deterioramento del credito – si legge nel documento – è rimasto stabile in Trentino (0,8%) mentre è lievemente salito in Alto Adige (1,3%, 1 nella media nazionale) in conseguenza del lieve peggioramento dell'indicatore per le imprese”. Nonostante il peggioramento delle attese sul quadro macroeconomico gli indicatori di deterioramento prospettici sono rimasti sostanzialmente stabili e su livelli inferiori alla media nazionale.

Per i prossimi mesi, come detto, si prevede invece una frenata nel comparto industriale. Sono diversi i fattori presi in considerazione dagli esperti, che riportano come le difficoltà di approvvigionamento delle imprese si protrarranno oltre il primo trimestre del 2023, mentre si registrerà al contempo una frenata dei fatturati e delle ore lavorate (più pronunciata in Provincia di Bolzano a causa, ancora una volta, dei legami con l'economia tedesca). Tra i settori più colpiti dalle difficoltà di approvvigionamento ci sarà quello delle costruzioni (anche se potrebbe beneficiare degli investimenti del Pnrr) mentre per quanto riguarda i servizi, i rincari dei prezzi incideranno sia sulla sostenibilità economico-finanziaria delle imprese che sul potere d'acquisto delle famiglie (anche in relazione ai consumi turistici).












