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Funivia Trento-Bondone, Cerea: ''Prima bisogna strutturare un'idea di sviluppo della montagna, altrimenti l'opera non risolverà i problemi''

Il noto economista Gianfranco Cerea: "Oggi non sembrano esserci grandi proposte sul tavolo e ci si affida al modello classico dell'economia di montagna, che sul Bondone presenta diversi limiti per la morfologia, per l'infrastrutturazione e per la collocazione della località. Ma un eventuale sviluppo deve essere concomitante rispetto alla funivia"

Di Luca Andreazza - 28 marzo 2022 - 21:15

TRENTO. "Non c'è un bacino residenziale importante, in particolare nella parte più alta della montagna e sul fronte delle piste è opportuna un'urgente riflessione sulla neve, sulla quota e sul clima in generale". Questo il commento a Il Dolomiti di Gianfranco Cerea, noto economista, già presidente di Cassa del Trentino, preside della Facoltà di Economia dell'Università di Trento e storico insegnante di economia pubblica, sul grande impianto funiviario Trento-Bondone. "La prospettiva di questa opera può anche essere interessante ma evidentemente serve un business plan approfondito".

 

Dopo decenni, la linea della funivia sul Prg è stata tracciata e ci sono anche tre ipotesi progettuali in project financing che sembrano andare molto di moda: telecabinaimpianto a tre funi oppure una soluzione mista con una funifor e una telecabina per arrivare a Vason. Si oscilla tra i 35 e i 60 milioni necessari per la realizzazione e costi di gestione compresi nella forbice tra 1 milione e mezzo e 2 milioni e mezzo (Qui articolo).

 

La grande opera potrebbe essere un'occasione di sviluppo, ma sono diverse le criticità che insistono sull'Alpe di Trento alla ricerca di un eterno rilancio (Qui articolo). "Il Monte Bondone - dice Cerea - non è Madonna di Campiglio e non può ambire a recitare quel ruolo per caratteristiche e morfologia. Non c'è un effetto paese e risulta essere sostanzialmente una strada statale. Si può pensare a puntare sulla mountain bike, una strategia simile a quella promossa sulla Paganella, che però è già più avanti in questo segmento".

 

Ma se si dovesse fare la funivia, poi quale il futuro della montagna? Tutto sembra appeso all'impianto, un'opera chiamata a risolvere tutti i problemi. "La domanda sull'offerta da sviluppare e da promuovere è dirimente. Oggi non sembrano esserci grandi proposte sul tavolo e ci si affida al modello classico dell'economia di montagna, che sul Bondone presenta diversi limiti per la morfologia, per l'infrastrutturazione e per la collocazione della località".

 

Ma l'opera da sola richiede poi ulteriore investimenti. "La funivia da Trento al Bondone impone ragionamenti a 360 gradi per un progetto funzionale all'Alpe del capoluogo. Un piano per lavorare sul contesto e sulla cornice generale alla montagna - aggiunge Cerea - che deve essere messo in pratica prima o quantomeno arrivare a traguardo insieme al completamento dell'infrastruttura".

 

Il grande impianto potrebbe essere pronto tra i 5 e i 10 anni. E si deve valutare anche l'impatto del cambiamento climatico per una stazione sciistica sostanzialmente sotto i 2 mila metri di quota e con il transito del vento dell'Ora del Garda. Inoltre la piana delle Viote è un sistema delicato, un biotopo e una torbiera. "Oggi la montagna non sembra pronta a ospitare un'opera di questo tipo mentre può essere più interessante per la città. Nel periodo dei Mercatini di Natale oppure in occasione di convegni all'Università e al Muse ci può essere un giro maggiore di potenziali fruitori. Ma se si ragiona nell'arco di quasi tutto l'anno c'è molto da fare per destagionalizzare e per avere una località appetibile e attrattiva", conclude Cerea.

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