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La startup trentina che vuole produrre la cannabis terapeutica di Stato: “Recuperiamo il 100% dell’acqua utilizzata, puntiamo al bando del Ministero della difesa”

Il Trentino fa sul serio e con un progetto che vede come capofila la Dolomitigrow di Mezzolombardo (ma coinvolge anche la Fondazione Mach, Unitn e altre importanti realtà) vuole accaparrarsi la licenza per la coltivazione di cannabis a uso medico che al momento viene prodotta solo dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Il fondatore: “Il Ministero chiede una produzione minima di 500 chilogrammi annui che noi sappiamo di poter garantire”

Di Tiziano Grottolo - 02 dicembre 2022 - 15:39

MEZZOLOMBARDO. È dal 2006 che in Italia i medici possono prescrivere preparati contenenti sostanze attive a base di cannabis, prodotti che vengono utilizzati per le terapie destinate ai malati di sclerosi multipla, Parkinson, corea di Huntington, sindrome di Tourette, e per trattare alcune forme di epilessia, nella terapia del dolore cronico, nella nausea e nel vomito da chemioterapia.
 

Nel corso degli anni la domanda è cresciuta in modo esponenziale tanto che nel 2021, tramite i canali ufficiali, sono stati venduti e distribuiti oltre 1.271 chilogrammi di cannabis a uso medico. Proprio per via della crescente domanda tra il 2015 e il 2016 lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze ha iniziato a coltivare la cannabis terapeutica. Ciononostante nel 2021 la cannabis a uso medico prodotta dal Ministero della difesa si è fermata a poco più di 277 chilogrammi, costringendo lo Stato italiano a importare la maggior parte del prodotto dall’estero. 

 

Per ovviare a questo problema il Ministero della difesa, assieme a quello della salute e dell’agricoltura, ha pubblicato un bando per selezionare delle aziende (con gli stabilimenti sul suolo italiano) che siano in grado di aumentare la produzione nazionale di cannabis terapeutica. Tra i partecipanti c’è anche un raggruppamento di imprese trentine guidate dalla Dolomitigrow di Mezzolombardo. “La nostra azienda è nata nel 2018 e nel tempo si è ampliata fino ad arrivare a coltivare tra le 1.000 e le 1.200 piante per ciclo riproduttivo”, spiega Andrea Calliari uno dei giovani fondatori che porta avanti l’attività  assieme a Daniele Mariotti, Matteo Dalsass e Marco Calliari.

Recentemente sono state aperte le buste del bando del Ministero della difesa che adesso passerà alla fase di valutazione tecnica delle 44 proposte che sono arrivate. In gara ci sono pure alcune multinazionali e ditte farmaceutiche che si sono dette disponibili ad aprire un nuovo stabilimento in Italia pur di accaparrarsi la licenza. Eppure la proposta trentina potrebbe rivelarsi vincente proprio perché già ben avviata sul mercato della cannabis legale, inoltre sono state coinvolte diverse realtà del territorio.

Del progetto infatti fanno parte la Comedical srl di Mattarello che si occuperà degli aspetti chimici-analitici a supporto della standardizzazione del prodotto, la cooperativa Le Coste che fornirà la manodopera e la TB Italia Spa che gestirà la sicurezza dei siti produttivi. Non solo, perché fra i partner scientifici e gli enti a supporto ci sono la Fondazione Edmund Mach per quanto riguarda le analisi di laboratorio, il Centro di Sperimentazione Laimburg per gli aspetti agronomici, lo European Management Institute per quanto riguarda la strategia e le procedure di gara, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno per le analisi su matrice vegetale, Trentino Sviluppo per lo scaleup, Hit DRLab dell’Università di Trento per il design dei processi.

“Si stima che in Italia ci sia un fabbisogno di circa 1.400 chilogrammi per soddisfare la domanda dei pazienti – sottolinea Calliari – il Ministero chiede una produzione minima di 500 chilogrammi annui che noi sappiamo di poter garantire”. La Dolomitigrow attualmente si sviluppa su due capannoni per un totale di 1.500 metri quadri e sfrutta sistemi di coltivazione avanzata in verticale farming, abbinando la coltura idroponica in verticale alla tecnologia led. “In un solo metro quadrato possiamo coltivare fino al triplo di piante rispetto alle colture tradizionali – ricorda Calliari – inoltre abbiamo studiato un sistema per massimizzare e rendere il più semplice possibile la gestione della coltivazione. Cerchiamo di non sprecare nemmeno una goccia d’acqua e recuperiamo il 100% dell’acqua utilizzata nei nostri impianti”. 

 

Insomma, il progetto trentino sembrerebbe avere tutte le carte in regola per ottenere la delega per la produzione di cannabis terapeutica. Non appena sarà conclusa la fase di valutazione tecnica una giuria composta dagli esperti dei tre Ministeri coinvolti procederà a un’ispezione degli stabilimenti produttivi e selezionerà un massimo di 5 proposte. Dopodiché le aziende selezionate saranno messe alla prova dei fatti e dovranno dimostrare di poter soddisfare concretamente le richieste del bando. Se il progetto di Dolomitigrow (che ha già superato una prima fase di valutazione) dovesse aggiudicarsi il bando nazionale la Provincia di Trento diventerebbe uno dei principali territori italiani per la produzione di cannabis a uso medico con la possibilità di portare in Trentino un indotto non indifferente.

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