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Mamme partite Iva, l'odissea per ricevere l'indennità. Anna Giongo: "A tre mesi dal parto sono ancora in attesa e non so nemmeno quanto mi spetterà"

La testimonianza di Anna Giongo è solo "una delle tante". A tre mesi dal parto, la giovane è ancora in attesa di ricevere l'indennità di maternità in quanto lavoratrice autonoma: ''Credo sia triste e ingiusto venire private del diritto di godere in serenità di momenti preziosi, che richiederebbero attenzioni, amore e energie dedicate alla conoscenza del proprio bimbo e al riposo. Tempo che deve essere invece impiegato nell'allucinante mondo della burocrazia italiana''

Di Sara De Pascale - 18 novembre 2022 - 05:01

TRENTO. La burocrazia, si sa, è un giungla nella quale non è sempre facile districarsi, tanto che, se non si mettono in atto i giusti accorgimenti, può facilmente tramutarsi in spietata palude. L'indennità di maternità è uno dei più grandi dilemmi di chi è in procinto di diventare genitore, soprattutto nel caso delle lavoratrici autonome: "Ho impiegato, per mesi, molto del mio tempo in telefonate a patronato e Inps per ricevere risposte in merito a quali agevolazioni, in quanto partita iva, avessi diritto, ma senza successo", anticipa a Il Dolomiti Anna Giongo, alla luce d'una spiacevole esperienza che, a tre mesi dal parto, non trova ancora risposte definitive.

 

Tutto ha inizio a aprile 2022, "quando al quinto mese di gravidanza ho deciso di informarmi in merito alla maternità destinata alle lavoratrici autonome come me", spiega Anna, che da 6 anni lavora come tatuatrice a Trento, rientrata in Trentino dopo 10 anni vissuti a Londra. "Da quando sono tornata in Italia mi sono accorta di quanto l'Inghilterra, in materia di burocrazia, fosse 'un'isola felice': lì facevo tutto da casa con il pc e non ho mai avuto problemi - sottolinea -. Da un paio d'anni a questa parte, invece, e in particolare da quando sono rimasta incinta, ho iniziato a fare davvero molta fatica per capire a cosa io abbia diritto".

 

Giongo, ben quattro mesi prima della data presunta del parto, ha così contattato telefonicamente l'Inps "chiedendo loro come funzionasse l'indennità di maternità per chi ha una partita iva: mi è stato risposto di contattare il patronato - ricorda la giovane tatuatrice -. Mi sono così rivolta a una sede Acli, sentendomi dire che fosse troppo presto per richiedere tale misura: un'agevolazione in merito alla quale non mi avevano spiegato nulla". 

 

Per altri due mesi, Anna ha così continuato a contattare il centralino del patronato, "sentendomi rispondere sempre la stessa cosa. Al settimo mese di gravidanza ho finalmente trovato un'operatrice che mi ha detto che avrei dovuto richiedere l'indennità dopo la nascita della mia bimba, con il suo codice fiscale - dichiara Giongo -. Cosa che mi è sembrata tanto assurda quanto scandalosa, considerando che dopo il parto una mamma abbia ben altro a cui pensare".

 

"Io e il mio compagno abbiamo nel frattempo fatto richiesta per l'Assegno unico e universale. Quando poi ad agosto è nata la mia bimba ci siamo diretti in Comune per richiedere il documento della piccola: infine, ho preso appuntamento (a settembre ndr) al patronato per la domanda di maternità". Una vera e propria odissea, che ha condotto Anna a vivere mesi fitti di preoccupazioni, colmi di domande ad oggi non del tutto risposte: "Siamo a novembre e ancora non ho ricevuto nulla - specifica - e nemmeno so quanto riceverò. Mi è stato detto che verrà effettuato un calcolo tenendo conto di quanto percepito negli ultimi due anni: mi verrà corrisposto l'80% per 5 mesi".

 

In attesa di scoprire quanto le spetta, Giongo ha provveduto a avviare una vera e propria indagine sui social che ha raccolto nel giro di poche ore innumerevoli testimonianze di mamme in giro per l'Italia: "Una realtà che mai avrei pensato di scoprire. Partendo da una mamma che mi ha detto aver ricevuto l'indennità dopo 18 mesi dalla richiesta, arriviamo a chi vivendo col proprio padre (il cui reddito si somma quindi a quello della neo mamma ndrnon ha avuto diritto a nulla. Infine, chi in totale ha ricevuto soltanto 150 euro, costretta perciò a rientrare immediatamente a lavoro".

 

"Credo sia triste e ingiusto venire private del diritto di godere in serenità di momenti preziosi, che richiederebbero attenzioni, amore e energie dedicate alla conoscenza del proprio bimbo, nonché al riposo. Tempo che deve essere invece impiegato nell'allucinante mondo della burocrazia italiana, nella speranza di ricevere un aiuto che nemmeno si sa a quanto ammonterà - conclude Anna -. Se fra un paio di mesi non avrò ancora risposte o la cifra ricevuta sarà bassa come confermato da molti altri neo genitori, sarò costretta a tornare a lavorare anzitempo". 

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