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| 15 nov 2022 | 17:38

“Per Bankitalia rischio recessione nel 2023, bisogna sostenere la crescita. Nel bilancio Pat mancano interventi per far ripartire gli investimenti e sostenere i salari”

Cgil, Cisl e Uil preoccupati per gli effetti della crisi sul potere d'acquisto delle famiglie: “Bisogna mettere sul tavolo interventi per far ripartire gli investimenti privati e sostenere i salari”

TRENTO. Dopo la crescita del Pil registrata nella prima parte del 2022 “emergono i primi segnali di rallentamento della nostra economia che insieme ad un'inflazione crescente e alla stagnazione delle retribuzioni potrebbe produrre un'ulteriore drastica contrazione della capacità di spesa delle famiglie”. E' questo il quadro riportato dai sindacati dopo l'analisi della Banca d'Italia presentata ieri (Qui Articolo), e che spinge Cigl, Cisl e Uil a chiedere “misure per sostenere la crescita” in vista del rischio recessione per il prossimo anno.

 

Secondo le sigle sindacali infatti “il positivo andamento del Pil provinciale nel primo semestre di quest'anno e il recupero dei livelli di crescita pre-Covid non sono sufficienti per guardare con fiducia al prossimo futuro” ed i sindacati tornato quindi “a sollecitare anche a livello provinciale una politica dei redditi che protegga il potere d'acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori per arginare il rischio di impoverimento".

 

Proprio per questo, dicono i segretari provinciali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti: “In questa fase per noi è fondamentale sostenere la contrattazione per aumentare le retribuzioni. Allo stesso modo è importante che le imprese ricomincino ad investire. La ripresa, soprattutto nel terziario, non si è tradotta in un'accelerazione sugli investimenti. Anzi a guardare l'accesso ai finanziamenti bancari il settore dei servizi ha aumentato il suo gap rispetto a Bolzano”.

 

Questo, continuano i tre: “Rischia di compromettere il recupero di produttività e competitività di cui ha bisogno il nostro sistema e, di conseguenza, la possibilità di migliorare le condizioni di lavoro”. Una spinta in questa direzione, dicono Cgil, Cisl e Uil: “Sarebbe dovuta arrivare dalla prossima legge di stabilità provinciale. Così, però non è”. Secondo i tre segretari infatti: “La legge di bilancio non mette in campo nessuno strumento per aiutare il sistema economico trentino ad affrontare questa fase di profonda incertezza”.

 

Al contrario “vengono rimandate ancora una volta scelte strutturali che dovrebbero sostenere il sistema in questa fase, spingendo sull'innovazione e sulla sostenibilità. Mancano anche misure efficaci per sostenere la capacità di spesa delle famiglie né si prevedono incentivi per spingere le aziende ad aprire tavoli contrattuali per accrescere i salari”.

 

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