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| 05 apr 2023 | 20:17

Non si trovano ingegneri e il Trentino li cerca in altre regioni. Per Ingegneria industriale servono il doppio di laureati, Pegoretti: ''Tante richieste dalle aziende''

La Provincia di Trento e l'Agenzia del lavoro per riuscire a rispondere ai bisogni del tessuto economico stanno andando a prendere i professionisti anche da fuori regione. Intanto nel corso degli anni sono in continuo calo le immatricolazioni ad Ingegneria industriale: nell'ultimo anno sono state 122, pochi anni fa erano il doppio 

TRENTO. Sul mercato del lavoro mancano i tecnici, non si riescono a trovare i profili “high skilled”, le persone con professionalità elevate e le aziende trentine non possono così dotarsi delle competenze necessarie per affrontare la transizione ecologica e la rivoluzione digitale in atto.

 

Stiamo vivendo un problema di non poco conto che si trascina da tempo e che diventa sempre più grave con gli impegni del Pnnr da affrontare.

 

Per certi punti di vista anche un paradosso. A Trento la facoltà di ingegneria e i centri di ricerca hanno sempre dimostrato di saper “produrre cervelli”. Questo continua ad avvenire ma mentre le richieste sono aumentate, la disponibilità è diminuita e gran parte se ne va.

 

Ecco allora che si allarga sempre di più il mismatch, cioè il disequilibrio tra domanda e offerta con il rischio di diventare incolmabile. Lo sanno bene la Provincia di Trento e l'Agenzia del lavoro che per riuscire a rispondere ai bisogni del tessuto economico stanno andando a prendere i professionisti anche da fuori regione con una campagna di reclutamento importante.

 

“Dobbiamo cercare i lavoratori dove ci sono” ci spiega la dirigente generale dell'Agenzia del lavoro della Pat, Stefania Terlizzi. “Privilegiamo i disoccupati del territorio ma se non riusciamo a trovarli ci muoviamo anche con campagne nazionali cercando alta professionalità” continua la dirigente spiegando che sono state già intercettate in altre regioni italiane circa 600 persone in un'azione di reclutamento puntale.

 

“Nel momento in cui avviciniamo le alta professionalità – spiega Terlizzi - costruiamo per ognuna dei pacchetti con il supporto delle aziende che vanno dal primo alloggio alla conoscenza del welfare per la famiglia in modo tale da costruire delle leve per cui una persona vede il Trentino come un'opportunità per una vita migliore”.

 

INGEGNERIA E IL CALO DEGLI ISCRITTI

Avremmo bisogno di almeno il doppio di laureati per riuscire a soddisfare le domande che ci arrivano direttamente dalle aziende”. Il direttore del dipartimento di Ingegneria industriale dell'Università di Trento, il professore

Alessandro Pegoretti, lo conferma a il Dolomiti: la richiesta di forza lavoro qualificata che arriva dalle aziende non si riesce a soddisfare con i laureati a Trento.

 

Il boom di offerte per i laureati in Ingegneria anche da parte della Pubblica Amministrazione purtroppo spesso cadono nel vuoto. Ma questo dato si affianca al un calo di immatricolazioni a cui si è assistito nel corso degli anni. L'ultimo anno accademico ha visto 122 iscrizioni ad ingegneria industriale, pochi anni fa erano il doppio.

 

“Stiamo osservando questa diminuzione – spiega Pegoretti – ma non è solo da noi che sta avvenendo. Anche a livello di Università del Nord Est, in questo ambito, si sta vendendo un calo. Contestualmente vi è un incremento delle richieste di personale che riceviamo anche noi dalle aziende. Vi è una ricerca soprattutto di laureati magistrali, che hanno fatto un percorso triennale di ingegneria industriale e poi si sono specializzati in qualche ambito”.

 

Fra i settori dove cade la maggiore attenzione c'è l'ingegneria dei materiali, meccatronica, ingegneria gestionale e meccanica. “Questi sono gli ambiti dove le richieste sono maggiori” spiega il direttore del dipartimento. “C'è anche una novità che riguarda l'attenzione alle sostenibilità, l'attenzione a rendere più sostenibili i prodotti della manifattura, all'impatto ambientale oltre alla digitalizzazione e alle competenze per interfacciarsi con macchinari e robot”.

 

Tutti ambiti dove ad oggi in Trentino le aziende fanno fatica a trovare figure da inserire nel proprio organico. I motivi? Difficili da identificare con precisione. “Se avessimo il doppio di laureati avrebbero sicuramente l'offerta di un posto di lavoro. Per quanto riguarda gli stipendi – spiega Pegoretti – dipende molto dagli ambiti ma si può iniziare da 1500 – 1600 euro per poi crescere in maniera molto veloce”.

 

A pesare sulla situazione c'è la pandemia da un lato e dall'altro le percezioni verso un settore che nel tempo si è evoluto. “Quello che abbiamo vissuto con la pandemia sicuramente ha introdotto delle scelte. Le persone – spiega il professore Alessandro Pegoretti – cercano soprattutto il lavoro a distanza e questo per certi tipi di attività non si può fare. Las manifattura è uno di questi perché richiede una presenza costante. Ma vi è anche il fatto che l'industria in generale viene percepita come qualcosa di negativo mentre potrebbe essere davvero la soluzione di molti problemi che abbiamo. Stiamo parlando di un'industria intelligente non quella dell'Ottocento”.

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