Turismo, 7 milioni di presenze e l'inverno è il migliore degli ultimi 10 anni. L'estate per ora in flessione: "La primavera presenta numeri interessanti"
I dati dell'inverno sono migliori rispetto alla stagione del 2019, l'avvio dell'estate è stato per il momento poco brillante. L'amministratore delegato di Trentino Marketing, Maurizio Rossini: "Una lieve flessione ma la stagione è ancora lunga e continuiamo le campagne di comunicazione con forza e presenza. Criticità per meteo e apertura di altri mercati che per gli orsi"

TRENTO. Una netta ripresa dopo tre inverni condizionati dall'emergenza Covid. Un +4,1% di presenze rispetto alla stagione 2018/19. Il dato dei pernottamenti supera la barriera dei 7 milioni e questo numero rappresenta il miglior risultato degli ultimi 10 anni. Tutti i territori chiudono con segno "più", esclusa l'area della Valsugana, Tesino e valle dei Mocheni nel periodo caratterizzato dalla chiusura degli impianti sulla Panarotta.
Nonostante un avvio poco brillante, le scarse precipitazioni nevose non hanno avuto ripercussioni sull'afflusso di turisti in Trentino al momento di tirare le somme. E i dati sono migliori rispetto al 2019, ultimo anno significativo per i confronti sull'andamento della stagione. L'inverno 2020 è ricordato per il lockdown imposto a marzo a livello nazionale a causa dell'inizio dell'epidemia; l'inverno 2021 è stato praticamente annullato per la chiusura degli impianti e quello del 2022 era ancora parzialmente condizionato da limitazioni sanitarie.
"Sono numeri positivi", commenta Maurizio Rossini, amministratore delegato di Trentino Marketing. "Una conferma dell'attrattività delle destinazioni con un ottimo gioco di squadra che punta sulla qualità tra società impianti, operatori, Aziende per il turismo e tutti gli attori coinvolti nella filiera. Oltre i dati, registriamo anche i fatturati in crescita e questo è significativo. I risultati sono frutto di un equilibrio nella promozione del prodotto sci, così come delle tante attività complementari".
Da contro l'inizio dell'estate è appare un po' rallentato. "I mesi di aprile, maggio e giugno presentano dati molto positivi, superiori rispetto all'anno scorso", aggiunge Rossini. "Numeri in linea con gli obiettivi di puntare sulle belle stagioni. Certo, ora registriamo qualche criticità: una lieve flessione ma la stagione è ancora lunga e continuiamo le campagne di comunicazione con forza e presenza. La previsione è di un ulteriore rafforzamento dei diversi canali per lanciare nel migliore dei modi al periodo autunnale".
Un calo più dettato dal meteo e dall'inflazione piuttosto che per la vicenda orso e la tragedia di Caldes. "C'è stata poi la riapertura di molti mercati concorrenziali. C'è una piccola flessione ma minore rispetto alle zone di mare, così come a quelle di montagna nell'arco alpino. Per quanto riguarda il piano comunicazione, siamo in costante raccordo con le Apt e gli operatori, non emergono particolari criticità legate alla presenza dei plantigradi. A ogni modo a fine estate si tracciano i bilanci e si potranno operare analisi e riflessioni".
Fin da subito il sistema turistico del Trentino si era mosso con una campagna di comunicazione, "molto robusta e potenziata". Adesso c'è stato il decreto della Provincia che dispone la rimozione di due lupi. Ci potrebbe essere qualche ripercussione. A intervenire le associazioni animaliste. "E' stata portata avanti un'attenta comunicazione e informazione che non riguarda solo l'orso ma i grandi carnivori in generale. Ci sono stati investimenti importanti sul digital, offline e sui vari mezzi".
In attesa di una svolta sull'estate, i bilanci riguardano l'inverno. Rispetto alla stagione 2021/2022 c'è un forte incremento in generale: +23,6% negli arrivi e +25,1% nelle presenze. Più significativa invece è la comparazione con la stagione 2018/2019: il settore alberghiero presenta una variazione positiva consistente (+6,2% gli arrivi e +3,3% le presenze); valori ancora migliori per l’extralberghiero che mostra una crescita del 15,9% negli arrivi e del 7,3% nelle presenze. In complesso l’inverno appena trascorso chiude con gli arrivi a +7,9% e le presenze a +4,1%.
I pernottamenti registrati superano i 7 milioni e rappresentano il miglior risultato negli ultimi 10 anni. Entrambe le provenienze sono in crescita, più marcata per gli italiani (+5,2%); gli stranieri (+2,6%) crescono in modo consistente soprattutto nel settore extralberghiero (+9,7%). L’andamento mensile comparato con gli ultimi cinque inverni evidenzia per il 2023 una distribuzione delle presenze molto simile al 2019, con livelli costantemente più alti, ad eccezione del mese di marzo. Per provenienza, le presenze italiane mostrano una crescita del 5,2%, simile in entrambi i settori. Nel complesso delle strutture gli italiani rappresentano il 56,5% delle presenze.

Le principali Regioni di provenienza si confermano Lombardia, Emilia - Romagna, Lazio, Veneto e Toscana, mentre i mercati esteri evidenziano un +2,6% rispetto all’inverno 2018/2019, un dato spinto dal ritorno di polacchi e tedeschi, rispettivamente a +12% e +7,5%. Particolarmente importante la performance degli inglesi che registrano un +23,8%. In flessione invece i pernottamenti dalla Repubblica Ceca e dal Belgio che rimangono comunque tra le prime 5 provenienze invernali anche in ragione dalla quasi totale assenza di turisti russi causata delle tensioni innescate dalla guerra in Ucraina.
Il numero di alberghi aperti si è attestato a 1.394 per un totale di 89.077 posti letto disponibili. Il grado di utilizzo netto dei posti letto è migliore negli alberghi a 4 stelle (75,5%). Nella categoria 3 stelle superior si rileva invece la permanenza media più alta (4,4 giorni). Il settore extralberghiero, che rappresenta il 19,2% delle presenze invernali complessive, chiude con una crescita del 7,3%, più marcata per gli stranieri rispetto agli italiani. Il numero di strutture aperte è stato pari a 1.740, per un totale di 66.648 posti letto.

Le presenze in affittacamere, case appartamenti vacanze e Bed&Breakfast rappresentano il 58,7% del totale del movimento dell’extralberghiero. Campeggi, Agritur e gli Esercizi rurali evidenziano un incremento molto consistente registrando un +29,5% negli arrivi e +24,9% nelle presenze.
A livello di ambito turistico le variazioni sono generalmente positive: molto buono l’andamento nei comprensori sciistici ma anche nei territori tendenzialmente a vocazione non invernale come la zona del Garda trentino (+10,3%). In calo gli arrivi e le presenze dell’ambito Valsugana, Tesino e Valle dei Mocheni (-8,1%).

La val di Sole fa registrare un +2,3% nelle presenze, Campiglio a +4,8%, val di Non con +5,8%, Paganella a +5,7%, Trento a +6,7%, Rovereto a +5,5%, val di Fiemme e Cembra a +1,9%, val di Fassa a +3,8%, Primiero a +2% e Alpe Cimbra a +2,9%.
Nei passaggi sugli impianti a fune della provincia si registra rispetto all’inverno 2021/2022 un aumento del 16%, risultato influenzato dai valori contenuti del 2022, periodo ancora soggetto a parziali limitazioni di carattere sanitario. Statisticamente più significativo è il confronto rispetto all’ultimo inverno pre-Covid (inverno 2018/2019) che evidenzia una crescita pari al 2,8%.












