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La popolazione dei comuni montani veneti è calata dell'8% dagli anni '60 ad oggi (mentre nel resto della regione è cresciuta del 31%): gli artigiani cercano risposte

Spopolamento e invecchiamento della popolazione impattano il mercato del lavoro e le dinamiche imprenditoriali delle aree montane. Le piccole imprese con meno di 9 addetti stanno scomparendo: dal 2012 ad oggi, una riduzione del 7.9%. Nel Bellunese è cominciato un ciclo di incontri e approfondimenti dal titolo ''Montagna Futura'' per capire come agire ed invertire la rotta a fronte di cambiamenti climatici sempre più impattanti e tante difficoltà

Di Alissa Claire Collavo - 09 aprile 2024 - 18:42

BELLUNO. Le Terre Alte stanno affrontando un momento di cambiamento – climatico ma anche demografico, sociale e tecnologico – che sta portando, inevitabilmente, allo sviluppo di una serie di dinamiche tali da modificare l'assetto abitativo e produttivo della montagna.

 

In primis, le prospettive dell'artigianato e delle piccole imprese locali.

 

Con “Montagna Futura”, un seminario – il primo di una serie di approfondimenti tematici itineranti (cinque tappe lungo tutto il territorio nazionale, a partire dallo scorso venerdì 5 aprile) – organizzato da Confartigianato Veneto e Confartigianato Belluno, sono state presentate le “nuove opportunità offerte all'ecosistema montagna, complice anche il disegno di legge per il riconoscimento e la promozione delle zone montane”, ha affermato Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto.

 

In un contesto territorialmente svantaggiato – come quello della provincia di Belluno – le trasformazioni e i fenomeni climatici potranno infatti dare avvio a delle nuove dinamiche territoriali ed economiche trasformando questa condizione di fragilità in opportunità.

 

Restano però alcuni “problemi di fondo che vanno risolti con politiche mirate”, ha proseguito Boschetto, ricordando come il problema demografico e il conseguente spopolamento delle aree montane sia legato “al venir meno della competitività dei territori e alla minore attrattività verso i giovani”.

 

La popolazione dei comuni montani veneti tra il 1961 e il 2022 è infatti scesa di circa 35mila persone (pari al-8% da 445mila a 409mila) nonostante nel resto della regione sia cresciuta del 31% raggiungendo i 4 milioni 445mila; una contrazione che si è interrotta tra il 1991 ed il 2011 per poi scendere di nuovo tra il 2011 e il 2021 passando dal 7,4% al 6,9% fino ad arrivare, oggi, a 4 punti percentuali sotto il 10,7% dei comuni non montani.

 

Un ulteriore trend riguarda l'invecchiamento della popolazione “che impatta sul mercato del lavoro e sulle dinamiche imprenditoriali”. A tale riguardo, ha ricordato Boschetto, “da alcuni anni è in atto una progressiva riduzione del numero delle imprese che si accompagna però ad una diversa strutturazione delle stesse”.

 

Aspetti, quelli dell'economia e del turismo, particolarmente importanti per “le nostre comunità”, sempre più impoverite da spopolamento e invecchiamento, “dove spesso si fatica a garantire i servizi essenziali”.

 

Quanto all’economia, sono quasi 130mila gli occupati nel settore privato nelle aree montane con un mercato del lavoro che si muove piuttosto in linea con il resto della regione (+3,3% negli ultimi 10 anni). Ciò che cambia invece è il rapporto tra addetti (del privato) e la popolazione che vede i comuni montani (49,6%) molto al di sotto del 57,7% delle altre aree.

 

Soffrono le piccole imprese, quelle con meno di 9 addetti (dal 2012 ad oggi, il -7,9%), e resistono quelle più strutturate. Anche il reddito medio imponibile per contribuente, pur avendo un andamento crescente simile a quello regionale, nei comuni montani – nel periodo che va dal 2012 al 2019 – si è mantenuto al di sotto circa del -8%.

 

E poi ci sono i cambiamenti climatici: ''Che sono una realtà - ha spiegato l'assessore all'ambiente e al dissesto idrogeologico della Regione Veneto Gianpaolo Bottacin -. L’agenza della Regione Veneto Arpav ha, ad esempio, registrato un aumento di 1.5 gradi della temperatura media negli ultimi trent’anni e ben di 0,57 gradi negli ultimi 10 e gli effetti estremi oramai si susseguono. La Regione e il mio Assessorato sono impegnati in forti azioni di adattamento e mitigazione. Adattamento per il quale sono stati già messi a terra interventi per 1,8 miliardi di euro in 9 anni e, solo nel bellunese, 1.800 cantieri in 4 anni per 700 milioni di euro”.

 

“Montagna Futura” ragiona dunque sui futuri scenari, anche il vista del “grande evento delle Olimpiadi che deve essere occasione per consolidare le risposte ai bisogni del nostro territorio”, ha ricordato infine Scarzanella. Una sfida possibile “soltanto grazie al confronto tra le governance locali e a una collaborazione coordinata tra pubblico e privato”.

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