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Belluno
26 maggio | 18:12

Segno negativo per la produzione industriale e molti imprenditori bellunesi temono un peggioramento. “Puntare su nuovi mercati esteri e transizione ecologica e digitale”

La produzione industriale cala in tutta la regione nel primo trimestre 2025, rispetto allo stesso periodo 2024: -3,2% in Veneto, -4,4% a Treviso e -2% a Belluno. Colpiti soprattutto occhialeria e trasporti, e nella nostra provincia molti imprenditori temono ulteriori flessioni

BELLUNO. “Un trimestre anomalo, che si sviluppa sotto la paura dei dazi di Trump (annunciati, sospesi, poi di nuovo minacciati), vede emergere illusori rimbalzi positivi sugli ordinativi esteri per il gioco degli anticipi di domanda e si innesta su una lunga serie di trimestri che hanno oscillato prevalentemente attorno alla stazionarietà, con alcuni settori in profondo rosso come l’automotive e il settore moda. L’indicatore-bussola è a mio avviso solo uno: la produzione industriale, che su base annua cala del -3,2%, con -4,4% a Treviso e -2,0% a Belluno”. Così Mario Pozza, presidente della Camera di commercio di Treviso-Belluno, commenta i dati del manifatturiero per il primo trimestre dell’anno.

 

Secondo la Camera di commercio, è difficile fare una valutazione degli impatti della nuova politica commerciale americana. Dopo gli annunci di qualche mese fa, Pozza aveva già sottolineato la necessità di puntare su nuovi mercati, strategia peraltro condivisa a Il Dolomiti anche da Confagricoltura Belluno, con l’agroalimentare che rimane tra i settori più colpiti. L’imprevedibilità però con cui i dazi sono continuamente annunciati, e in parte ripensati, rende arduo formulare ipotesi a sostegno delle stime di crescita.

 

A livello regionale, il primo trimestre porta a un calo della produzione manifatturiera del -3,2% rispetto al già negativo primo trimestre 2024. Quasi tutti i settori presentano un segno negativo, in particolare occhialeria (-7,2%) e mezzi di trasporto (-6,6%), ma soffrono anche industria alimentare (-5,2%) e legno-arredo (-4,1%). In positivo sono invece gomma plastica (+4,0%), carpenteria metallica (+3,4%) ed elettrodomestici (+3,0%): dinamiche che portano a un dato complessivo di +0,2% rispetto a fine anno. Inoltre, il grado medio di utilizzo degli impianti scende sotto la soglia del 70%. “Noi imprenditori - spiega Pozza - sappiamo quanto conta veder girare gli impianti. Se girano vuol dire che c’è domanda, ma se un terzo della capacità produttiva resta inutilizzata, vuol dire che stiamo ancora soffrendo. Sicuramente è un bene se ci portiamo a casa, anche solo per la paura dei dazi, qualche ordine dall’estero in più, ma l’imprenditore vuole continuità nella crescita. Invece, è dalla pandemia che non si riesce a programmare nel medio periodo l’attività d’impresa: infatti le previsioni dei nostri imprenditori incorporano l’alta incertezza degli scenari internazionali”. 

 

Unioncamere Veneto ha infatti condotto un’indagine basata su 2.190 imprese del Veneto con almeno 10 addetti (per un totale di 169.431 addetti), di cui 500 della provincia di Treviso (51.280 addetti) e 80 della provincia di Belluno (4.247 addetti). A Treviso, il 40% dei rispondenti scommette sull’aumento della domanda estera e il 43% opta per la stazionarietà, mentre resta minoritaria la quota dei pessimisti (17%). A Belluno la situazione è sostanzialmente analoga, ma ci sono maggiore ottimismo sulla domanda estera e al contempo un più ampio zoccolo di imprenditori che teme ulteriori flessioni.

 

Sul fronte bellunese, nonostante il campione ridotto di aziende valutate, emergono in particolare due indicatori: su base annua la produzione è ancora in flessione del -2,0% ed è pressoché ferma la dinamica del fatturato totale. Rispetto al trimestre precedente ci sono però rimbalzi positivi e, nelle previsioni rilasciate dagli imprenditori bellunesi per il secondo trimestre 2025, i giudizi su una possibile crescita superano quelli di calo in quasi tutti gli indicatori, soprattutto per produzione e fatturato. A differenza del dato regionale e della provincia di Treviso, però, a Belluno resta rilevante la quota di coloro che teme un peggioramento della situazione (circa 30%). 

 

“Speriamo siano fondati – conclude Pozza – i segnali di ripartenza del mercato intra-Ue, in particolare della Germania, perché potrebbero controbilanciare le perturbazioni generate dall’amministrazione statunitense. Difficile che ciò accada in modo robusto entro il 2025 e ci dovremmo accontentare ancora di "zero virgola" in positivo, ma può essere già qualcosa per un mercato di 450 milioni di consumatori, accanto al sempre valido suggerimento di diversificare i mercati esteri. Vale anche per la transizione ecologica e digitale, entrambi fattori abilitanti per muoversi in mercati complessi e incerti e irrobustire la competitività d’impresa”.

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