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Belluno
03 aprile | 18:39

“A rischio l’agroalimentare", l’allarme di Confagricoltura Belluno sui dazi Usa: "E' preoccupante la possibile delocalizzazione delle produzioni italiane"

Tra i settori più a rischio con i dazi statunitensi c’è l’agroalimentare, centrale per l’economia bellunese. A poche ore dall’annuncio di Trump, abbiamo chiesto un commento a Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno, secondo il quale non è escluso che i dazi possano essere ridimensionati come avvenuto durante il primo mandato. “Una delle aziende più coinvolte potrebbe essere Lattebusche, ma sul lungo periodo sarebbero le realtà più piccole a rimetterci. Nel frattempo ci auguriamo che si arrivi a un accordo e che l'Europa non inizi guerre commerciali”

BELLUNO. “La preoccupazione è che si vada verso una situazione che può avere complicazioni per l’economia non solo europea, ma anche globale. L’Italia è tra i maggiori esportatori di agroalimentare verso l’America: oltre a essere tra i settori più a rischio, ciò che ci preoccupa è anche che si arrivi a delocalizzare le produzioni tipicamente italiane in territorio statunitense”. È il commento a Il Dolomiti di Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno, all’entrata in vigore dei dazi statunitensi sui prodotti europei, in particolare per il settore agroalimentare.

 

Come recentemente ricordato anche da Luca Zaia, l'occhialeria e la produzione agricola sono tra i settori più a rischio con l’imposizione di nuove tariffe sulle esportazioni oltreoceano. Le preoccupazioni sono forti, nonostante Donazzolo non escluda la possibilità che si ripeta quanto già avvenuto in passato: “al primo insediamento - prosegue - Trump aveva già parlato di dazi, che poi sono stati ridimensionati nel corso del suo mandato. Ora credo, e come settore ovviamente ce lo auguriamo, che stia facendo lo stesso percorso. Parlare adesso di quello che succederà è difficile. L’ultima volta è accaduto che, in attesa dei dazi, i prezzi erano saliti per il grande aumento delle esportazioni e così è accaduto anche negli ultimi mesi per molti prodotti agroalimentari, soprattutto i vini: c’è stato un aumento della richiesta da parte degli importatori, che hanno la necessità di mantenere la clientela affezionata ai nostri prodotti. Questo ha fatto crescere i prezzi e devo dire che è stato positivo, perché il mercato interno è invece fermo da anni a causa della limitata disponibilità di spesa degli italiani e dell’aumento dei prezzi a seguito del Covid e della guerra in Ucraina”.

 

I rischi sul lungo periodo per le piccole medie imprese agricole

“Una realtà agroalimentare di rilievo nel nostro territorio - afferma Donazzolo - che potrà subire un contraccolpo è Lattebusche, maggiore produttrice di grana padano in Veneto con una quota che raggiunge il 50% del latte lavorato in azienda. Su questo fronte potranno esserci delle ripercussioni, ma nel frattempo ci auguriamo che si arrivi in tempi celeri a un accordo e che l'Europa non inizi a fare guerre commerciali negative per tutti. La cosa migliore, infatti, è arrivare a una reciprocità sulle tassazioni e, magari, a una risoluzione della questione in Ucraina, perché anche le sanzioni contro Mosca non hanno aiutato il mercato italiano”.

 

Tra le preoccupazioni, sottolineate da subito anche da Lorraine Berton di Confindustria Belluno Dolomiti, c’è però anche il rischio di una rilocalizzazione industriale verso gli Stati Uniti, come dichiarato dall’amministrazione Trump: rischio che, sul lungo periodo, peserebbe invece soprattutto sulle piccole e medie imprese, già in difficoltà a causa di politiche finanziarie fortemente sbilanciate. Secondo un rapporto di Greenpeace, infatti, dal 2005 l’Europa ha perso più di un terzo (il 37%, pari a 5,3 milioni) delle sue aziende agricole, soprattutto piccole e medie, che sono calate di quasi la metà (-44%), mentre quelle grandi sono più che raddoppiate (+56%). Lo stesso vale per l’Italia, che ha perso il 37% delle sue aziende agricole, con un dimezzamento di quelle di piccola scala.  

 

“Un’altra preoccupazione - sottolinea infatti Donazzolo - è che siano introdotte negli Stati Uniti agevolazioni tali da spingere le nostre aziende agroindustriali più grandi a produrre lì. Le piccole medie aziende sarebbero infatti quelle più penalizzate da queste politiche, di cui i dazi rappresentano solo una parte”.

 

Come potrebbe intervenire allora il governo sul fronte nazionale? “Una delle cose che generalmente viene fatta quando c’è un surplus di determinati prodotti, specialmente lattiero-caseari - conclude Donazzolo - è acquistare sul mercato beni da mettere poi a disposizione delle classi meno abbienti. A un certo punto l’Italia e l'Europa si dovranno cioè attivare per acquistare a prezzi di mercato prodotti da distribuire alla popolazione che non può permettersi i prezzi più alti, le cui conseguenze si ripercuoteranno sulle produzioni agricole italiane.

 

In parallelo, è necessario poi attuare politiche di ricerca di nuovi mercati, che non possono essere portate avanti dalla piccola azienda ma deve essere lo Stato a portare gli imprenditori negli altri Paesi per cercare nuove linee di sviluppo e nuovi mercati. E anche su questo fronte ci dovranno essere reciprocità e scambi commerciali equilibrati: non puoi pensare di esportare solo, senza importare. Servono quindi accordi commerciali che mi auguro saranno d’ora in poi promossi a livello europeo: da parte nostra è inaccettabile l’idea che ognuno vada per conto suo. Mi auguro quindi che questa situazione faccia sì che l’Europa venga fuori più unita sulle questioni che riguardano l’agricoltura, e non solo”.

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