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Belluno
02 aprile | 16:03

Dazi di Trump, le imprese col fiato sospeso. La Provincia di Belluno trema, è la quarta d'Italia più esposta. Zaia: ''Esportazioni verso gli Usa valgono 8 miliardi per il Veneto''

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e la presidente di Confindustria Belluno Dolomiti Lorraine Berton intervengono richiamando la necessità di una risposta unitaria e compatta da parte dell’Unione Europea

BELLUNO. Il 2024 si è chiuso con il segno negativo per il manifatturiero bellunese e la nostra Provincia è tra quelle più a rischio nella guerra dei dazi. Come reagire allora alle nuove imposizioni da parte degli Stati Uniti di Trump? Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e la presidente di Confindustria Belluno Dolomiti Lorraine Berton intervengono richiamando la necessità di una risposta unitaria e compatta da parte dell’Unione Europea, per tutelare i settori chiave nell’export della regione.

 

“I dazi - afferma Zaia - rischiano di essere il terzo cigno nero dopo il Covid e la guerra. Siamo preoccupati perché sono quasi 8 miliardi di euro le esportazioni del Veneto verso gli Stati Uniti e i settori più colpiti saranno probabilmente l’occhialeria, dove siamo leader assoluti, e l’agroalimentare, ma anche high tech, mobili e fashion. Spero che l’Europa affronti questo tema in maniera compatta, partendo dal presupposto che non possiamo considerare gli Stati Uniti nemici, ma dobbiamo piuttosto dialogare e investire nella formazione di un asse tra Unione Europea e Usa: i dazi non ce li possiamo permettere”.

 

Dello stesso avviso anche Berton, che ricorda come, secondo uno studio Prometeia per Il Sole 24 Ore, Belluno sia la quarta tra le province italiane maggiormente a rischio. “Siamo patria dell'export e del Made in Italy - sottolinea - e proprio per questa nostra specificità manifatturiera chiediamo alla politica, a tutti i livelli, la massima responsabilità. È il momento del buon senso: l'Europa deve avere una voce sola. Allo stesso tempo, dobbiamo evitare ogni forma di panico perché in questi anni il nostro sistema ha dimostrato una forza e una resilienza straordinarie, innovando prodotti e puntando su nuovi mercati.”

 

La linea dunque è condivisa: per affrontare la crisi che le scelte statunitensi potrebbero innescare nell’economia dei territori serve prima di tutto compattezza. “Il valore dell'export - prosegue Berton - è ben oltre la metà del Pil (69,4%). Per dirla in altri termini, a ogni 100 euro di Pil corrispondono quasi 70 euro di esportazioni verso tutto il mondo: è chiaro che siamo preoccupati e ci attendiamo dalla politica una risposta forte, che non può prescindere da una posizione unitaria dell'Europa”.

 

Servono inoltre nuovi strumenti per sostenere le transizioni digitale e green: “Bisogna dotare al più presto la manifattura di nuovi strumenti finanziari e risorse vere. Indipendentemente dai dazi, vanno sostenute le politiche di innovazione. L'impresa deve tornare a investire in maniera forte per rimanere al passo coi tempi e con i principali competitor, Usa e Cina in primis. Allo stesso tempo, serve ridare dignità al mercato interno europeo sostenendo il potere d'acquisto delle famiglie e “sminando” il terreno da nuove spirali inflattive, soprattutto alla voce energia” conclude.

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