"Dazi Usa un colpo alla competitività bellunese”. Confindustria lancia l’allarme su occhialeria e manifattura: “Servono una reazione europea e misure straordinarie”
Nel giorno dei dazi statunitensi sui prodotti europei, anche l’economia bellunese fa i conti con i possibili impatti sul nostro export, che nel 2024 ha superato i 3,8 miliardi di euro. A rischio soprattutto occhialeria e meccanica di precisione, secondo Confindustria Belluno Dolomiti - che rinnova l’appello alle istituzioni italiane ed europee per una pronta attivazione diplomatica, accompagnata da interventi strutturali e fiscali

BELLUNO. “Questi dazi rappresentano un serio ostacolo per un territorio come il nostro, altamente specializzato e fortemente esportatore. In particolare, l’occhialeria, con marchi e produzioni di eccellenza riconosciuti a livello mondiale, e la meccanica di precisione vedono messa in discussione la loro competitività su un mercato strategico come quello statunitense”. Così Lorraine Berton, presidentessa di Confindustria Belluno Dolomiti, commenta la decisione degli Stati Uniti di Trump di introdurre una tariffa aggiuntiva del 20% sui prodotti europei.
La preoccupazione di Confindustria è forte, soprattutto per i possibili effetti su settori che sono centrali per la produzione bellunese. Il settore manifatturiero provinciale, lo ricordiamo, ha già segnato nel 2024 un calo del fatturato e degli ordini dal mercato nazionale, nonostante l’unica nota positiva proprio sul comparto estero, che però andrà ora incontro a probabili difficoltà. La nostra Provincia è infatti stimata come la quarta più a rischio a livello nazionale a causa dei dazi americani: nel 2024 l’export ha superato i 3,8 miliardi di euro, di cui il settore dell’occhialeria rappresenta da solo oltre il 75% del valore complessivo, e gli Stati Uniti sono tra i mercati destinatari principali dei nostri prodotti, nonostante un calo di circa 296 milioni di euro (-25,4%) sull’anno precedente. “Segnale tangibile - sottolinea Confindustria - delle tensioni commerciali in atto”.
“Effetto immediato – conclude Berton – saranno un aumento dei costi, una riduzione della marginalità e una revisione delle strategie di fornitura e distribuzione, ma preoccupa anche il quadro di lungo periodo, per il potenziale disallineamento degli equilibri commerciali globali e il rischio concreto di una rilocalizzazione industriale verso gli Stati Uniti. È quindi necessario che l’Europa reagisca in modo unitario, proporzionato e strategico, evitando un’escalation che danneggerebbe entrambe le sponde dell’Atlantico. Ma è altrettanto urgente mettere in campo misure straordinarie a livello nazionale per sostenere le imprese: condividiamo la proposta di Confindustria di introdurre strumenti fiscali come i super ammortamenti al 120-130% sugli investimenti produttivi e i crediti d’imposta per le aziende più esposte. Sono strumenti concreti, già sperimentati con efficacia, che possono rafforzare la competitività e salvaguardare l’occupazione”.












