Dopo Vaia con i cambiamenti climatici interventi sui sentieri sempre più difficili. Il Cai Veneto: "Con i soli volontari non ce la facciamo più"
Con l'aumento dei violenti fenomeni di maltempo causati dai cambiamenti climatici, anche le tipologie di interventi sui sentieri sono cambiate. Non si tratta più di semplice manutenzione, ora i volontari del Cai si trovano a dover ricostruire ponti e liberare i percorsi dagli alberi schiantati. Il presidente del Cai Veneto: "Come possiamo far fronte alle necessità quando i fondi regionali messi a disposizione dalla Regione dopo 8 anni sono ancora gli stessi?"

BELLUNO. Nubifragi, alluvioni, temporali e grandinate violente: questo è il volto dei cambiamenti climatici, feroci ovunque essi si abbattano. Specialmente in montagna, dove l’acqua che cade copiosa riesce a scavare torrenti e portare con sé tutto quello che incontra. In questi ambienti, tra frane e smottamenti, spesso lunghi tratti di sentieri spariscono in poche ore.
Gli stessi sentieri che portano ai rifugi e che ogni estate vengono percorsi da migliaia di turisti, e proprio per questo ‘strumenti’ fondamentali nel quadro dell'offerta turistica montana. Il Club Alpino Italiano lo sa bene, parte del suo operato infatti si traduce in una meticolosa manutenzione ordinaria di questi percorsi attraverso il prezioso operato dei soci volontari.
Con l'avvento dei cambiamenti climatici questi interventi non riguardano più la manutenzione della segnaletica, la rimozione dei sassi dal percorso, il taglio dell’erba o la costruzione di canalette e deviatori per l’acqua. O meglio, non solo. Si tratta ormai di ricostruire ponti che crollano, tagliare i tronchi di numerosi alberi schiantati e rimuovere dai sentieri quintali di materiale franato. Interventi onerosi e dispendiosi nelle fatiche, oltre ad essere pericolosi in alcune circostanze.

Ed è proprio alla luce di queste evidenze che per Renato Frigo, presidente del Cai Veneto, è necessario un giro di vite. Il numero di turisti in montagna sta infatti aumentando di anno in anno, ed è importante ora più che mai che i sentieri siano agibili e quindi pronti per essere percorsi. I numerosi danni che i fenomeni atmosferici stanno causando negli ultimi tempi, però, rendono quest’operazione estremamente difficoltosa.
"Per la manutenzione ordinaria dei sentieri alpini e delle ferrate, la Regione Veneto stanzia ogni anno 150mila euro, che vengono assegnati alle 19 realtà tra Unioni Montane e Comunità Montane", spiega a ilDolomiti.it Renato Frigo. "Queste si avvalgono dell’opera delle sezioni Cai per la manutenzione dei sentieri, mentre per le ferrate e i sentieri attrezzati entrano in azione le Guide Alpine".
Il problema, però, è che questa cifra è ferma a 8 anni fa, quando i cambiamenti climatici non si erano ancora presentati con la violenza che oggi conosciamo. Uno stanziamento quindi che dovrebbe essere riveduto, soprattutto perché non si parla della manutenzione di pochi chilometri o di un centinaio di sentieri. "Il Veneto, per storia e tradizione, ha un'importante rete sentieristica costituita da 883 sentieri alpini per un complessivo di circa 4.641 chilometri, senza contare le 50 vie ferrate, i 25 sentieri attrezzati e i 44 sentieri con brevi tratti attrezzati presenti sul territorio", spiega.
"Belluno, è la provincia con il maggior numero di chilometri di sentiero. Ne conta ben 2.718", continua il presidente. "La sezione Cai con il maggior numero di chilometri di percorsi in gestione è la sezione di Agordo con 398 chilometri. Seguita dalla sezione Val Comelico con 304 chilometri e da Asiago con 261 chilometri".
In tutto questo, l’opera di manutenzione ordinaria è un appuntamento fisso per i volontari del Cai. "Questa inizia ogni anno allo sciogliersi la neve e coinvolge circa 700 soci, con un numero di ore di lavoro totali che si aggira intorno alle 15mila. Questa, oltre ad una serie di interventi, conta anche periodiche ispezioni per verificare lo stato dei percorsi oltre ad apposite uscite, specie negli ultimi tempi, per il rilevamento cartografico dei sentieri".

"Sotto il profilo economico l’opera di manutenzione ordinaria, svolta dalle sezioni viene riconosciuta economicamente dalle Unioni Montane, dopo presentazione di pezze giustificative delle spese sostenute come pali, tabelle e così via ma viste le risorse limitate essa copre solo il 40% delle spese che vengono sostenute".
Come detto, ad essersi aggiunta in questi ultimi anni è la manutenzione straordinaria, sempre più frequente ed impegnativa. Una manutenzione che, secondo il Cai, dovrebbe essere oggetto di interesse non solo dell'associazione ma anche degli organi politici. La maggior parte dei sentieri veneti si trova infatti nel cuore delle dolomiti bellunesi, un'area a fortissima vocazione turistica. "Lo scorso anno, che tutti ricordiamo come un anno orribile, in cui con fatica si intravedeva l’uscita dal tunnel dell’epidemia, il turismo montano è stato quello che meno ha risentito del calo generalizzato di presenze, anzi si è visto un significativo aumento del turismo di prossimità".
La richiesta del Cai Vento è semplice: più fondi e attenzione per la manutenzione dei sentieri così da fare il bene del territorio. "Se la Regione affidasse un contributo maggiore alle Unioni Montane e alle Comunità Montane, queste potrebbero coprire le spese di alcuni interventi di manutenzione straordinaria affidati a delle ditte specializzate", continua il presidente.
"Il sentiero è un bene comune nella nostra regione. Come possiamo continuare a pensare che interventi di carattere così straordinari di manutenzione possano essere effettuati dai volontari del Cai e che i fondi regionali messi a disposizione per la manutenzione dei sentieri e delle vie ferrate dopo 8 anni siano ancora adeguati viste le continue eccezionalità metereologiche?".
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Questo autunno vi sarà il primo passo in avanti verso una collaborazione attiva in questo verso. Si terrà infatti per ogni provincia veneta un incontro con la presenza di tutte le amministrazioni interessate (Regione, Provincia, Unioni Montane, Comuni, Parchi) così da fare il punto sulla situazione dei sentieri. "L'auspicio è quello di costruire assieme un percorso che riesca a dare risposte a fronte di emergenze sempre più evidenti sulla transitabilità dei sentieri della montagna Veneta".
"Mi preme inoltre sottolineare che esiste una fattiva collaborazione tra sezioni Cai, Comuni, unioni montane ed enti parco presenti nel territorio Veneto nella gestione del patrimonio di sentieri presenti", conclude. "Colgo l'occasione per ringraziare tutti i volontari del Cai che, in silenzio, sconosciuti ai più che frequentano la montagna, con costanza e impegno curano la manutenzione dei sentieri, esempio di grande attaccamento e amore alla propria terra".












