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Ghiacciai artificiali per ''salvare'' l'acqua in quota: Ice stupa e Glacier growing​. Ecco come sull'Himalaya si ''risponde'' alla crisi climatica

Entrambe le tecniche sono studiate da università e ricercatori per capire quanto e come potranno essere estese e garantire la ''sopravvivenza'' degli accumuli di acqua in quota. Ecco come funzionano e qual è la loro origine

Di L.P. - 03 October 2021 - 17:02

TRENTO. Si chiamano Ice stupa e Glacier growing​ e sono una delle risposte del popolo himalayano alla crisi climatica e alla conseguente mancanza di disponibilità d'acqua in determinati periodi dell'anno. Sono, di fatto, delle sorte di ghiacciai artificiali a cielo aperto che permettono di conservare l'acqua utilizzandola, poi, soprattutto in ambito agricolo ma, allo stesso tempo, rappresentano delle vere e proprie sculture di ghiaccio alte anche diverse decine di metri. La logica degli ice stupa e dei glacier grafting è simile, si trasporta dell'acqua e si ''sfruttano'' le bassissime temperature che si registrano nella notte per creare le ''riserve'' di ghiaccio. Ma le due tecniche sono differenti.

 

La prima è nata nella regione del Ladakh negli ultimi 10 anni (era il 2013) grazie all'intuizione dell'ingegnere Sonam Wangchuk che ispirato dagli stupa – monumenti buddisti a forma di piramide o cono – ha pensato di trasformare in grandi coni di ghiaccio l'acqua di torrenti e fiumi per poi poterla utilizzare durante le stagioni secche. Come? L'acqua viene trasportata a valle tramite dei tubi e poi fatta zampillare di notte per diverso tempo. Questa si ghiaccia quasi istantaneamente poiché nella notte si registrano temperature comprese tra i meno 10 e i meno 20 gradi.

 


 

In questo modo, per accumulo si formano delle piramidi di ghiaccio alta circa 40 metri e larghe 20, che immagazzinano circa 16 milioni di litri d'acqua l'una. Poi ad aprile, con il sole, inizia lo scioglimento che però è reso più lento grazie alla forma a ''stupa'' di queste ''cattedrali'' di ghiaccio. Il primo stupa di ghiaccio fu inaugurato nel marzo 2015 vicino a Leh e fu realizzato grazie a un crowfunding che era arrivato a 110.000 euro raccolti. Oggi se ne contano un'altra decina nei villaggi ladakhi (QUI per saperne di più).

 

Glacier growing o anche glacier grafting hanno, invece origini molto più antiche visto che sono almeno 100 anni che vengono realizzati nel Nord del Pakistan. Mentre gli stupa hanno forma piramidale, questi sono estesi in orizzontale e sono dei veri e propri ghiacciai artificiali che poi, se le cose vanno bene, ne ''fanno nascere'' uno naturale. Non sono realizzati vicino ai villaggi o alle coltivazioni ma in quota. Le popolazioni della zona ricreano delle porzioni di ghiacciaio rigorosamente in punti particolarmente freddi, in quota, all'ombra o all'interno di depressioni.

 

Vengono realizzati con tecniche tramandate di generazione in generazione usando ghiaccio, ma anche detriti, come pietre, legno, carbone. Dal piccolo ghiacciaio artificiale dopo una dozzina d'anni possono ''nascere'' delle riserve di ghiaccio più estese che si ampliano e alimentano, poi, naturalmente e rappresentano delle riserve idriche importanti per la popolazione che li ha realizzati (QUI per saperne di più). 

 

Entrambe le tecniche sono studiate da università e ricercatori per capire quanto e come potranno essere estese e garantire la ''sopravvivenza'' degli accumuli di acqua in quota non solo sull'Himalaya ma anche sulle altre montagne del mondo. 

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