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| 19 ago 2022 | 15:10

In 4 anni da 720 esemplari a 161: i mufloni in Trentino sono sempre di meno e i siti di foraggiamento sono ''trappole'' perfette

Tra le ragioni del drastico calo di questo animale alloctono introdotto qualche decennio fa in Trentino per la caccia ci sarebbero le predazioni dei lupi ma non solo. Uno studio mostra come i siti di foraggiamento modificano i comportamenti degli animali selvatici rappresentando più un problema che una soluzione

di Rosanna Sapia

TRENTO. Se intorno al 2018 si stimavano circa 720 individui, con il 2022 il numero è precipitato notevolmente, fino ad arrivare a 161. I mufloni in Trentino sono in drastico calo e tra le ragioni si pensa possano esserci le predazioni da lupo che, individuati i siti di foraggiamento di questi ungulati alloctoni, li colpirebbero con maggiore facilità.

 

Dalla collaborazione di Muse, Associazione Cacciatori Trentini e Life Wolf Alps, nell’ambito del programma di Stewardship Lwa Eu, è nato uno studio che indaga le dinamiche di frequentazione e predazione dei siti di foraggiamento artificiale da parte del lupo in Val di Fassa e la sua correlazione con il calo esponenziale del numero dei mufloni della valle. Lo studio, condotto da Giulia Bombieri, Marco Salvatori e Luca Roner, ricercatori del Muse, con la partecipazione di Marco Mura ed Enrico Ferraro, mette infatti in evidenza come il numero degli esemplari di mufloni sia in forte declino.

 

Con l’aumento della presenza del lupo infatti sono aumentate anche le predazioni. Secondo il rapporto Grandi carnivori del 2021 della Provincia di Trento la presenza del lupo, animale autoctono per i boschi del Trentino, è in crescita: sono 20 i branchi che gravitano nel Trentino orientale e 6 in quello occidentale. E se i lupi aumentano calano da ormai 4 anni i mufloni. “Tra le ragioni potrebbero esserci le predazioni - afferma Laura Scillitani, partner di Life Wolf Alps - ma non è possibile fare un’inferenza e affermare che il lupo sia la principale causa del calo esponenziale del muflone”.

 

Il muflone infatti, a differenza di cervi, caprioli e camosci, è un ungulato non autoctono: ad oggi è presente sull’arco alpino perché introdotto qualche decennio fa per scopi venatori, ed è un animale che predilige terreni scoscesi e rocciosi. Proprio per questo motivo il muflone mostra difficoltà di sopravvivenza durante il periodo invernale tra i boschi del Trentino o sulle pareti ghiacciate e innevate. In suo soccorso però, per mantenere la presenza, sono stati installati in provincia di Trento, alcuni siti di foraggiamento artificiale, ossia strutture fisse in legno contenti fieno ed altri foraggi.

 

Secondo il report di Life Wolf Alps, ACT e Muse, la Val di Fassa si è dimostrata un’area di studio ideale, poiché l’uso di siti di alimentazione artificiale è intenso e diffuso in tutta la valle: tali siti di foraggiamento però agevolerebbero le predazioni, costituendo un elemento di attrazione per il lupo che “ottimizza lo sforzo di caccia e modula i suoi spostamenti predando quei siti con maggiore intensità”. Non è difficile, infatti, capire che per il lupo quei luoghi che attirano tante prede diventano per lui zone di caccia facili e sicure. 

 

Attraverso il monitoraggio di 14 siti di foraggiamento artificiale, per mezzo di foto trappole e perlustrazioni, è apparso che alcuni siti costituiscono un punto di passaggio abituale dei lupi e questo conferma che, più del lupo, sono proprio questi siti, con il loro potere attrattivo, a rappresentare un pericolo. E che le mangiatoie e i siti di foraggio rappresentino un problema per la gestione dei grandi carnivori è già emerso in passato. Questi luoghi avvicinano i grandi carnivori alle aree antropizzate abituandolo in maniera sbagliata. Non solo il lupo che li usa come ''trappole'' per le sue prede ma anche per l'orso che li usa anche per mangiare lui stesso. Si ricorderà come M49 prima della cattura si avvicinasse alle zone antropizzate da Spiazzo Rendena fino a Roncone contigue a quelle in cui vi era una significativa presenza di mangiatoie per gli ungulati, mangiatoie delle quali non casualmente era stata più volte denunciata la distruzione

 

Qui il video di un orsetto girato ai margini del Brenta (in zona Val Rendena) nell'estate (quindi anche fuori dal periodo invernale) del 2019 che dimostrava come i plantigradi fossero attirati dalle mangiatoie.

 

 

 

 

Questi siti vanno ad influire considerevolmente sulle naturali dinamiche preda-predatore, andando a modificare il comportamento del lupo. Ma un altro elemento che non rassicura per niente è la collocazione di questi siti di foraggiamento: alcuni di essi si trovano in corrispondenza di strade forestali e sentieri altamente frequentati. Insomma sono strumenti tutt'altro che utili al mantenimento degli equilibri naturali e dei bilanciamento dell'ecosistema. Piuttosto servono a modificarlo sempre e solo ad uso e consumo degli esseri umani che nutrono gli ungulati durante l'inverno per poi potersi lamentare del loro numero eccessivo e poterli cacciare. Il lupo, ovviamente, rompe questo artefatto equilibrio riportando quello naturale.

 

Qui lo studio con i numeri

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