In sedia a rotelle da 28 anni, Cristian sognava i rifugi ad alta quota: "Siamo saliti al Merelli in elicottero. Un'esperienza indimenticabile"
Cristian Biava, in montagna ci va da sempre: una malattia degenerativa, tuttavia, lo costringe (da quando aveva 14 anni) in sedia a rotelle, condizione che gli impedisce di raggiungere i rifugi ad alta quota. A avverare il suo sogno, un volo in elicottero, che gli ha permesso finalmente di approdare al Mario Merelli al Coca

VALBONDIONE. Lo adocchiava da lungo tempo, guardandolo dai piedi delle Alpi Orobie, il rifugio Mario Merelli al Coca, che si fa spazio fra le rocce in val Seriana, a quota 1891. Approdare in tale struttura era per l'appunto il sogno di Cristian Biava, un desiderio apparentemente irrealizzabile per un ragazzo costretto da lungo tempo in sedia a rotelle: un sogno, tuttavia, desiderato abbastanza ardentemente da vederlo, infine, concretizzarsi.
"Cristian è in sedia a rotelle da quando aveva 14 anni a causa di una malattia degenerativa (oggi ne ha 42) - racconta a Il Dolomiti mamma Maurizia - fin da quando era piccolo abbiamo sempre amato le gite in montagna e non abbiamo mai smesso di andarci: certo, ora sicuramente ci vuole un po' più di organizzazione di prima, sopratutto perché spesso i rifugi non sono attrezzati per chi li raggiunge in sedia a rotelle - spiega - molte strutture, invece, non sono proprio raggiungibili per chi ha disabilità fisiche, come pareva essere anche l'impervio Coca", chiarisce Maurizia.
Una struttura che Cristian osservava spesso, con desiderio misto a curiosità, mentre gironzolava per Valbondione, piccolo Comune in provincia di Bergamo, dalle cui vie è possibile vedere svettare in quota il rifugio Merelli al Coca: "Era da molto tempo che voleva andarci, ma la posizione del luogo ne rende impossibile l'accesso a chi disabilità fisiche - dichiara la mamma - attraverso i gestori del rifugio siamo riusciti però (con immensa gioia di tutta la famiglia Biava) a contattare la ditta di elicotteri con la quale i rifugisti lavorano, riuscendo a ottenere un passaggio anche per noi".
Un volo in elicottero "durato un tempo troppo breve per realizzare quanto stesse accadendo - confessa Maurizia - Cristian non se ne è quasi accorto: nel giro di pochi minuti ci siamo ritrovati praticamente davanti alla porta del rifugio".
Un brevissimo viaggio che ha condotto la famiglia Biava dinanzi a una struttura nella quale pensavano non avrebbero mai messo piede, ma dove sono finalmente riusciti a gustare un lauto pranzo "e respirare aria buona, godendo del panorama circostante: è stata un'esperienza indimenticabile", commenta mamma Maurizia, senza lasciarsi sopraffare dalla forte emozione.
Un'emozione che, nondimeno, ha invaso il cuore di Cristian, quello dei genitori e dello zio accanto alla cugina, presenti insieme a lui (FOTO): "É stato indescrivibile: non soltanto per noi, ma credo anche per chi ci ha visti arrivare lì e scendere dall'elicottero. I presenti ci hanno infatti aiutati a prendere in braccio nostro figlio e a farlo salire e scendere dal mezzo".

"Cristian da noi non ci poteva venire - si aggiungono infine i gestori direttamente dal rifugio Coca - sono amici di famiglia e abbiamo voluto dare loro la possibilità di venirci a trovare fino a qui. Siamo dell'idea che la montagna vada resa sempre più accessibile: per tutti, nessuno escluso - concludono i rifugisti - quello è un giorno che ci resterà per sempre nel cuore".












