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Belluno
19 dicembre | 19:42

Le proposte e le idee dei giovani per il futuro della montagna veneta: presentati a Belluno i risultati di un progetto dal respiro europeo

Oggi la conclusione di un grande progetto per far emergere visioni e proposte dei giovani che vivono nelle zone di montagna di Belluno, Verona e Vicenza. L'elaborato finale è stato consegnato ai rappresentanti delle istituzioni europee, regionali e locali. Uno dei giovani: “I ragazzi vogliono rimanere in montagna però vogliono le possibilità per potersi realizzare. Credo che sia compito della politica a tutti i livelli dare risposte ai giovani e alle famiglie''

di V.C.

BELLUNO. I giovani veneti avvertono la debolezza e al contempo le potenzialità del mondo della montagna, stigmatizzano frammentazione e campanilismi, rilevano una carenza di servizi diffusa, in particolare in materia sanitaria e nelle reti di istruzione e formazione, da cui derivano molte delle problematiche del vivere in quota. E ancora, guardano a un turismo più sostenibile lontano dalla monocultura dell'ospitalità e vedono con favore il recupero di immobili inutilizzati per realizzare forme di ospitalità diffusa. 

 

Sono stati presentati a Belluno, nella sede della Camera di Commercio, i risultati di un percorso di lavoro che negli ultimi mesi ha coinvolto attivamente i ragazzi delle zone montane delle province di Belluno, Verona e Vicenza e che li ha portati a interrogarsi sul futuro del territorio. Si è concluso infatti questa mattina con la presentazione dell’elaborato finale rivolto ai rappresentanti delle istituzioni europee, regionali e locali il percorso itinerante dal titolo “Dai voce alla tua visione! Le proposte e le idee dei giovani della montagna veneta nell’anno europeo dei giovani”.

 

L’evento finale, patrocinato dalla Camera di Commercio di Treviso - Belluno - Dolomiti, arriva al termine di una serie di incontri partecipativi promossi in occasione dell’anno europeo dei giovani dal centro Europe Direct Montagna Veneta insieme Uncem Veneto e Gal Prealpi e Dolomiti, in collaborazione con Gal Alto Bellunese, Gal Baldo-Lessinia e Gal Montagna Vicentina.

 

L’iniziativa, avviata nel mese di ottobre nel bellunese, nell’antico ospizio di Agre (a Sedico), ha poi attraversato il territorio toccando le province di Verona (a S.Anna d’Alfaedo) e di Vicenza (ad Asiago), prima dell’appuntamento conclusivo odierno. Nel corso dei tre incontri, oltre 40 giovani della montagna veneta hanno avuto modo di confrontarsi su alcuni temi-cardine del loro futuro e dei territori di appartenenza. Durante il progetto si sono resi protagonisti attivi di un lavoro di riflessione e di proposta mediato dal sociologo bellunese Diego Cason, che oggi ha presentato i risultati dell’iniziativa evidenziando come dalle parole dei ragazzi emerga “un mondo di possibilità da esplorare e invitano a tenere conto di tre aspetti: la qualità del territorio, la cura degli aspetti caratteristici, l’attenzione per la solidarietà e la cooperazione, superando una visione troppo spesso localistica”.

 

A far scaturire riflessioni e progettualità, tre quesiti di partenza: quali sono gli aspetti legati al territorio che ti hanno ostacolato nel realizzare il tuo progetto di vita? Che cosa vorresti che accadesse nel 2040 nel territorio in cui abiti? Che cosa vorresti fare per ottenere quel risultato? I principali temi sui quali i giovani si sono espressi e confrontati hanno quindi riguardato identità, mobilità, inclusione, lavoro, formazione, cultura, energia. Un report finale corposo e concreto, disponibile sul sito del centro Europe Direct Montagna Veneta, sintetizza i risultati ottenuti e fornisce agli amministratori una vera e propria road-map verso il nuovo decennio.

 

Tra i molti aspetti portati alla luce nella relazione finale, i giovani della montagna veneta che hanno partecipato all’indagine avvertono la debolezza, e al contempo le potenzialità, della comunità che li ospita, stigmatizzano frammentazione e campanilismi. Vorrebbero una comunità più vivace culturalmente, con maggior solidarietà, dotata di una forte identità e consapevole del suo valore per storia, culture, tradizioni e qualità della vita. La vorrebbero anche più aperta al mondo, meno isolata, più connessa e attrattiva. Propongono di intervenire promuovendo la conoscenza del territorio sin dalle scuole primarie, potenziando la connessione tra centri culturali, tutelando prodotti e frutti del territorio.

 

Tra i temi più sentiti ci sono la mobilità e il trasporto pubblico, con la denuncia delle molte difficoltà quotidiane a muoversi all’interno della propria comunità e ad uscire da essa per raggiungere i centri di servizi più vicini. Lamentano l’uso spesso obbligato dell’automobile, vorrebbero un accesso più facile alla montagna con un sistema di trasporti più intelligente, ipotizzano l’uso di navette e autobus più piccoli e più frequenti e l’introduzione di mezzi di trasporto più sostenibili. Rilevano una carenza di servizi diffusa, in particolare in materia sanitaria e nelle reti di istruzione e formazione, da cui derivano molte delle problematiche del vivere in montagna. Lamentano la carenza di un’adeguata dotazione di reti e infrastrutture digitali nel territorio montano, le difficoltà nel trovare alcune opportunità professionali qualificate, ma anche nel far nascere, a differenza del contesto di pianura, nuove imprese. Per questo auspicano sgravi fiscali per coloro che intendono avviare attività in montagna, immaginano nuovi modelli di business, reti solidali tra giovani imprenditori, filiere locali.

 

Per quanto riguarda il turismo, vorrebbero uno sviluppo turistico della montagna più sostenibile perché avvertono il pericolo della monocultura dell’ospitalità e vorrebbero che tutta la montagna fosse riconosciuta per il suo valore, da un turismo non di massa e inclusivo. Vedono con favore il recupero di immobili inutilizzati per realizzare forme di ospitalità diffusa, iniziative di formazione per operatori più preparati e ospiti più consapevoli, azioni di tutela della qualità e dell’autenticità del valore dei territori. Negli approfondimenti effettuati non mancano poi riferimenti ad altri macro-temi trasversali quali la sostenibilità ambientale ed energetica, le (carenti) opportunità di socializzazione e aggregazione, l’esigenza di servizi più in linea con le loro aspettative.

 

A ricevere, non solo in maniera simbolica e formale, il rapporto sulle idee emerse dai gruppi partecipativi dei ragazzi della montagna veneta, c’erano oggi l’europarlamentare Gianantonio Da Re, il senatore bellunese Luca De Carlo, il presidente della Provincia di Belluno Roberto Padrin e i presidenti dell’Uncem nazionale Marco Bussone, intervenuto di persona dal Piemonte, e della delegazione regionale veneta Ennio Vigne. Inoltre, molti altri esponenti e rappresentanti istituzionali del territorio e delle istituzioni europee tra i quali Elisabetta Bortoluzzi, prima consigliera bellunese della rete europea “Costruire l’Europa con i consiglieri locali”.

 

“Un aspetto qualificante dell’iniziativa è stato certamente quello di mettere in rete, forse per la prima volta, i ragazzi della montagna veneta, con il loro bagaglio di esperienze comuni, ma evidentemente anche diverse - sottolinea il presidente di Uncem Veneto Ennio Vigne, che aggiunge - Credo che questo sia un esempio che può servire anche agli enti e alle istituzioni locali per dare una voce coordinata e univoca, per quanto possibile, ai nostri territori”. “È stata un’esperienza estremamente utile e concreta, che ha dato piena voce alle aspettative, alle idee e alle “vision” dei nostri giovani, che saranno i protagonisti dei territori, ma anche dell’Europa, nei prossimi anni - commenta il presidente del GAL Prealpi e Dolomiti, Alberto Peterle -. Troppo spesso le istituzioni, a vari livelli, rischiano di procedere diritte per la propria strada senza ascoltare, in particolar modo, le giovani generazioni. Da questo progetto è scaturito un seme che sono certo germoglierà e darà frutti importanti anche in altri ambiti”.

 

“Ci auspichiamo che un percorso come questo non cada nel dimenticatoio e che la giornata di oggi non sia una conclusione ma un punto di partenza. Ai rappresentanti delle istituzioni chiediamo di essere coinvolti nei processi decisionali, perché è lì che si farà la differenza - dichiara una delle giovani partecipanti al progetto -. Non siamo solo la generazione del futuro ma anche e soprattutto la generazione del presente”. “I ragazzi vogliono rimanere in montagna però vogliono le possibilità per potersi realizzare. Credo che sia compito della politica a tutti i livelli dare risposte ai giovani e alle famiglie - afferma un altro partecipante -. Ringrazio per aver avuto la possibilità di dire ciò che pensiamo, molti giovani non hanno la possibilità di farlo”. Nel frattempo, il progetto conclusosi oggi a Belluno si apre a nuove prospettive: anche il Gal Alta Marca Trevigiana manifestato infatti il proprio interesse per l’iniziativa che potrà quindi essere allargata in un futuro prossimo anche all’area pedemontana della provincia di Treviso.

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