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"Rifugi? I progetti più ambiti dagli architetti". Dalla forma a cubo di inizio '900 all'''astronave" sul Monte Bianco, il tecnico della Sat: "La tradizione sta cambiando"

I rifugi e il modo di costruirli è cambiato nel corso del tempo, così come i materiali impiegati. L'intervista a Noldin direttore dei lavori dell'Ufficio rifugi Sat: "Una volta si guardava più alla funzionalità e alla tradizione dei canoni passati, rifugio in pietra del luogo con il tetto a due falde. Adesso invece si punta a qualcosa di diverso e più moderno"

Di Francesca Cristoforetti - 14 settembre 2022 - 19:12

TRENTO. "Un tempo c'era meno interesse per i rifugi in montagna. Da qualche anno a questa parte invece queste strutture sono diventate tra i progetti più ambiti dagli architetti, l'interesse è cresciuto moltissimo". Così si esprime Livio Noldin, direttore dei lavori dell'Ufficio rifugi Sat che da 30 anni segue personalmente gli interventi e le ristrutturazioni dei rifugi.

"Queste strutture in mezzo alle montagne possono avere molta visibilità - spiega Noldin - e possono rappresentare una grande sfida per i professionisti".

 

Dal Rifugio Mandrone, in Val Genova, nel Parco Naturale Adamello-Brentadove si sono appena i lavori di ammodernamento al progetto per la ristrutturazione del Pedotti alla Tosa, nel Comune di San Lorenzo Dorsino, rinominato il "faro di montagna": sono questi gli ultimi progetti per cui Sat si è posta come obiettivo il riuscire a coniugare innovazione e tradizione.

 

Per la prima volta in assoluto in occasione della ristrutturazione del rifugio Pedotti, Sat ha dato avvio a un concorso di progettazione a cui si sono presentati più di 60 proposte. "Un numero molto alto - commenta Noldin - non ce lo aspettavamo. Evidentemente c'è un notevole interesse che è cresciuto negli anni".


Un modo quello di costruire rifugi che è cambiato radicalmente nel corso del tempo. "C'è un a forte volontà di voler intervenire ora su queste strutture. Se una volta si guardava più alla funzionalità e alla tradizione dei canoni passati, con il rifugio in pietra del luogo con il tetto a due falde, adesso invece si punta a qualcosa di diverso e più moderno, anche con più 'azzardi'. Si guardi per esempio il rifugio del Goûter sul Monte Bianco, una sorta di 'astronave' o il Monte Rosa Hütte sul versante svizzero, un 'diamante' nella roccia. Sono simbolo della nuova architettura".


Anche i materiali stessi sono cambiati: "Una volta si usava il materiale del posto e c'erano imprese di operai che tagliavano le pietre. Al giorno d'oggi non si usa più anche perché meno persone fanno questa professione. Ora sempre di più si punta al legno e materiali leggeri e isolanti, trasportati con l'elicottero. Se si pensa all'architettura, le finestre dei rifugi sono sempre state molto piccole per isolare dal freddo e dalla neve. Ora invece con l'evoluzione dei materiali possiamo avere anche ampie vetrate panoramiche con vetri a più strati".

 

I primi rifugi risalgono a fine dell'800, spiega Noldin. "Sebbene non ci fosse una vera e propria 'architettura' le prime costruzioni copiavano le tipiche casette di montagna. Tra le prime troviamo la forma a cubo, strutture quadrate in pietra con il tetto in legno. Gli unici due rifugi a cubo che sono rimasti fino a oggi? Il primo è il Rifugio Taramelli, realizzato nel 1904 e il Segantini nel 1900".


I rifugi più antichi nella storia della Sat "risalgono al 1881 quando fu realizzato il rifugio Tosa, al 1882 quando fu costruito il rifugio Lares e al 1885 quando fu realizzato il Presanella, ora bivacco Vittorio Roberti. Questi 3 avevano una forma diversa dal cubo. Questo tipo di struttura è ancora visibile nel bivacco Roberti, ex rifugio Presanella, che è rimasto come allora".

 

Ma la domanda che sorge è, fino a che punto ci si può spingere con queste strutture innovative in ambienti come la montagna? "È comune pensare che i rifugi debbano essere come la 'baita di Heidi' - conclude il direttore Noldin - ma la tradizione è 'breve' e sta cambiando. Ora è mutato anche il modo di vivere il rifugio che spesso è diventato una meta e non più solo un punto di appoggio e passaggio, vengono richiesti servizi che prima non c'erano. Rimangono comunque delle Commissioni per vigilare e dare l'ok a tutela dell'ambiente e del territorio. Ci sono ancora dei rifugi che per il loro valore storico e culturale non possono essere toccati".

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