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Trento
09 maggio | 17:48

Rifugio Carè Alto, nuova gestione con uno sguardo attento all'ambiente. Gianni Mittempergher: "Gradualità e rispetto sono due principi chiave per chi si confronta con la montagna"

Il rifugio aprirà i battenti il prossimo 20 giugno e l'idea è quella di creare un luogo semplice e accogliente in cui recuperare la dimensione della convivialità e dell'incontro, ma che non rincorra e assecondi le richieste di un turismo invadente e pretenzioso

PELUGO. Dopo oltre quindici anni il rifugio Carè Alto – “Dante Ongari” cambia gestione e a rilevare il testimone dalla storica famiglia Bosetti sarà il classe 1974 di Folgaria Gianni Mittempergher: grande appassionato di montagna e reduce dall'esperienza professionale a Il Masetto di Terragnolo, la sua intenzione è quella di "raccontare che il rifugio è una porta aperta sulla montagna e non un’attrazione turistica".

 

La struttura sorge a 2450 metri sul territorio di Pelugo, in Val Rendena, sulla grande cresta orientale che scende dalla cima del Carè Alto, e divide le valli di Conca e Niscli e le rispettive vedrette nalla parte alta della Val di Borzago.

 

Fu costruito nel 1912 e venne in seguito ceduto alla Sat con la sua struttura originale a cubo fino a quando, alla fine degli anni Ottanta, venne ampliato e rimodernato e, nel 1988, venne inaugurata la nuova struttura.

 

Tornando alla nuova gestione, Gianni Mittempergher spiega di aver lasciato la sua vecchia attività per intraprendere la nuova avventura quasi grazie ad una spinta interiore: "Ho investito molto nel mio vecchio progetto, ma ho avvertito l'urgenza di voler fare questo passo: ho cominciato a lavorare in rifugio ogni estate da quando avevo 18 anni e la passione per quel tipo di vita è sempre stata presente dentro me, e forse questa era la mia ultima possibilità per compiere questo passo".

 

E il suo profondo rapporto con la montagna si traduce anche in un marcato impegno ambientalista a cui Mittempergher si è sempre dedicato con passione.

 

"In un ambiente che è in continua trasformazione, sia per quanto riguarda l'approccio delle persone che per cambiamenti climatici – spiega il rifugista – c'è la volontà da parte mia di toccare con mano quello che avviene, compresi i fenomeni più drammatici come il ritiro dei ghiacciai, osservandoli da vicino per comprenderli meglio".

 

L'attività aprirà i battenti il prossimo 20 giugno, anche alla luce della grande quantità di neve presente ora e per il fatto che, come spiega Mittempergher, "c'è un problema con la strada che porta alla partenza della teleferica, che è bloccata da una frana verificatasi in autunno".

 

Venendo alla linea della nuova gestione, viene spiegato come l'intenzione sia quella di creare un rifugio semplice e sobrio, in cui recuperare la dimensione della convivialità e dell'incontro e in cui sia possibile affidarsi al rifugista che deve essere in grado di trasmettere consigli utili sull'ambiente naturale e sulla storia del luogo.

 

"Sono convinto che uno dei principi che devono essere recuperati quando ci si confronta con la montagna sia quello della gradualità e del rispetto – dichiara Mittempergher – avvicinandosi ad essa passo dopo passo, e come gestore cercherò di comunicare questo concetto fondamentale".

 

Anche dal punto di vista gastronomico la proposta sarà in linea con la filosofia del rifugista: "Sarà un menù semplice e che fa riferimento alla cucina tipica trentina, con prodotti locali, e anche sotto questo aspetto siamo decisi a conferire al rifugio un' identità precisa: un luogo che sia accogliente per le persone ma che non rincorra e assecondi le richieste di un turismo invadente e pretenzioso".

 

Un ultimo pensiero Gianni Mittempergher lo rivolge alla vecchia gestione: "Ho trovato grande disponibilità da parte loro, e tutte le indicazioni e i consigli, da quelli più concreti a quelli, permettetemi il termine, esistenziali, saranno fondamentali per potermi inserire al meglio nel nuovo contesto e nello spirito del luogo".

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