Scarse nevicate ed elevate temperature, nei rifugi rischia di mancare l'acqua: il progetto da 300mila euro del Cai per contrastare la crisi idrica
Il Club alpino italiano ha presentato un bando che risponde all'allarmante emergenza siccità in alta quota, di cui risentono in particolare i rifugi non allacciati a pubblico acquedotto

BELLUNO. La parola d’ordine è limitare il consumo d'acqua, si parli di gestori o di frequentatori dei rifugi di montagna. Che vi sia una crisi idrica in atto è infatti ormai ben noto: se da un lato è necessario utilizzare l’acqua a disposizione con le dovute attenzioni, dall’altra rimane tuttavia fondamentale tutelare e garantire l’attività di luoghi come i rifugi d'alta quota affinché continuino a operare, nonostante la generale contrazione delle riserve idriche. Se ciò non verrà fatto, si rischieranno altrimenti chiusure anticipate o, ancora, limitazioni nell’utilizzo dei servizi destinati ai turisti.
A lanciare più volte l'allarme siccità è stato il Club alpino italiano (Cai) mostrando la preoccupante situazione dei rifugi che, a seguito di una stagione invernale caratterizzata da scarse nevicate ed elevate temperature, si ritrovano ora a avere una disponibilità idrica che va più che mai centellinata. Un inverno scarsamente nevoso ha ora lasciato spazio a una stagione estiva oltremodo calda e a risentirne maggiormente sono e saranno infatti quei caratteristici punti d'approdo d'alta montagna che non si allacciano a acquedotti pubblici.
Il Comitato direttivo centrale del Cai ha così deciso di intervenire elaborando e presentando a fine giugno il “Bando approvvigionamento acqua e contenimento consumi idrici nei rifugi 2022”, stanziando 300mila euro, “col fine di attuare misure concrete e efficaci nel breve e medio periodo in risposta al cambiamento climatico”. Contributi a fondo perduto destinati a interventi finalizzati all’approvvigionamento e al contenimento del consumo idrico nei rifugi di proprietà del Cai e regolarmente iscritti nell’elenco dei rifugi del Club alpino italiano.
A ogni rifugio spetterà per l'appunto l’80% della spesa sostenuta, documentata e dedicata a interventi relativi alla manutenzione sia ordinaria che straordinaria dei sistemi di approvvigionamento idrico, accumulo idrico e riduzione dei consumi idrici (avvenuta nell'arco di tutto il 2022: dall'1 gennaio al 31 dicembre) fino a un massimo di 10mila euro a rifugio e 50mila a sezione, per tutti i rifugi "di categoria b-c-d-e non allacciati a pubblico acquedotto" e che non abbiamo già beneficiato di altri finanziamenti.
Nel caso in cui la sommatoria delle spese ammissibili a contributo eccedesse il contributo stanziato, i contributi alle singole sezioni saranno poi riparametrati con una "particolare formula ad hoc: (singola richiesta * contributo stanziato) / somma singole richieste)".
In generale, gli interventi dovranno necessariamente rientrare nelle seguenti categorie di spesa: "acquisto/realizzazione/manutenzione di cisterne di accumulo e di rilancio idrico; realizzazione/manutenzione di captazioni idriche; acquisto di componentistica connessa alle reti di adduzione idrica; acquisto di componentistica connessa alla riduzione dei consumi idrici; costi di posa, installazione e trasporto delle opere/forniture e infine spese tecniche fino all’8% del totale".
La domanda potrà essere inviata unicamente tramite mail, inoltrandola all'indirizzo di posta elettronica certificata economato@pec.cai.it entro le ore 23:59 del 31 dicembre 2022 indicando nell’oggetto “Bando approvvigionamento acqua e contenimento consumi idrici nei rifugi 2022": non saranno accettate invece richieste inviate in formato cartaceo.
Le domande saranno valutate dagli uffici della Sede centrale, "che si riserva di effettuare ispezioni e controlli anche in loco per verificare le attività svolte e che liquiderà il contributo tramite bonifico entro 30 giorni".












