''Spero che ti rovesci e muori così ti togli dai co***ni'', gli insulti al rifugista che ''chiedeva strada'' con il trattore: quando in quota arrivano anche ignoranti e maleducati
Con il turismo di massa e l'aumento delle persone che salgono in montagna aumentano anche i casi di maleducazione e di impreparazione culturale (oltre che fisica) di chi si approccia all'alta quota. Lo sfogo sulla pagina Facebook del Rifugio Cercenà

CADORE. Il turismo di massa sempre più spinto anche in montagna, sta portando in quota con maggiore frequenza di un tempo persone impreparate e non attrezzate, prima di tutto culturalmente, a vivere questi ambienti. Il dato è, ovviamente, legato da un lato alla mera statistica (più turisti vuol dire anche aumentare numericamente quelli maleducati e non pronti) dall'altro a un approccio diverso alla montagna vissuta sempre più come qualcosa di facilmente accessibile e quindi raggiungibile anche senza allenamento e in ''scarpe da ginnastica'' (per semplificare il concetto) tra strade asfaltate che arrivano fino ai rifugi e impianti di risalita che scalano le vette.
Mai come in questa stagione si sono susseguiti gli appelli del soccorso alpino al rispetto della montagna, al prendere consapevolezza dei propri limiti e della propria preparazione fisica, del come ci si comporta quando si lancia un allarme. Sono stati tantissimi i casi di giovani bloccati su sentieri, anche classificati come facili, per attacchi di panico e stanchezza, malori di persone anche molto anziane che pure si erano avventurate in luoghi impervi, di escursionisti che dopo aver chiamato i soccorsi riprendevano fiato e tornavano in albergo da soli lasciando i soccorritori per ore a cercarli senza nemmeno avvisare chi di dovere.
Qualche giorno fa il gestore del Rifugio Cercenà (quota mille metri nel comune di Domegge di Cadore) Emilio Fundone ha condiviso sui social il suo sfogo personale dopo che una coppia di turisti lo ha ricoperto di insulti augurandogli anche la morte semplicemente perché ha chiesto loro di ''cedergli'' il passo, mentre trasportava una balla di fieno come quella in foto che serve a nutrire gli asini della struttura, sulla strada che porta al rifugio.
''Avevo il trattore con su un ballone da 5 quintali - spiega - ed ero in salita. Tornare indietro sarebbe stato alquanto pericoloso. Allora chiedo se per piacere possono tornare indietro dato che era anche la mia la precedenza e che se provo a tornare indietro io è probabile che mi rovesci. La simpatica signora mi dice allora 'spero che ti rovesci e muori così ti togli dai coglioni'. Questa è stata la risposta, ed è la risposta di chi arriva in montagna, non tutti si ben chiaro e, fortunatamente, neanche la maggior parte, solo di alcuni, e non si rende conto che i prati tagliati, la bellezza non è gratis. Qualcuno la deve fare, qualcuno deve pulire qualcuno la deve tagliare l'erba e invece che essere grati e dire 'certo faccio retromarcia io stai lavorando e stai lavorando anche per me', no dice 'ti auguro di morire'''.













