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| 04 gen 2024 | 19:09

Ubriachi e in ciabatte sulle piste da sci, "molti dimenticano che in montagna si muore", Colussa: "Troppi 'merenderos' convinti che a loro non succederà mai nulla"

L'esperto di montagna Thomas Colussa: "Nonostante i mille appelli si continua ad andare in quota senza attrezzatura, completamente impreparati e con fin troppa leggerezza. Persone convinte che tanto a loro non succederà mai nulla, dimenticandosi che, invece, in montagna si muore"

Ubriachi e in ciabatte sulle piste da sci, "molti dimenticano che in montagna si muore"

SAPPADA. Orde di merenderos che in quota ci approdano in maniera talmente assurda da fare notizia. Con gli zoccoli sui ghiacciai ma anche in ciabatte (e ubriachi) sulla neve o ancora in quota al buio e senza attrezzatura. Sono davvero tantissime le vicende (realmente) accadute sulle terre alte di recente e a testimoniarlo in testa a tutti sono i tecnici del Soccorso alpino, sempre più spesso impegnati in interventi di soccorso che potrebbero essere evitati. 

 

"Nonostante i mille appelli si continua ad andare in montagna senza attrezzatura, completamente impreparati e con fin troppa leggerezza - fa notare Thomas Colussa, esperto di montagna che ha dato vita al progetto "Wolkingwolf" -. Queste persone, ad un certo punto, vanno lasciate al loro destino", lascia intendere, sottolineando, in un video (DI SEGUITO) pubblicato sui social, quanto pericoloso possa essere andare in quota in determinate condizioni, mettendo a rischio non soltanto se stessi ma anche i soccorritori. 

"C'è chi fa finta di non capire ma tanti non lo capiscono proprio che in montagna si muore - prosegue Colussa nella riflessione -. Questi 'campioni' della montagna devono ringraziare una sola cosa: che di neve non ce n'è molta". 

 

L'alpinista prosegue nel suo discorso sottolineando che la mancanza di preparazione sulle terre alte la si vede anche da come vengono condotti i cani, fin troppo spesso lasciati liberi di corre senza guinzaglio (con tanto di rischi per fauna selvatica o altri cani). Insomma, nonostante i continui appelli del Soccorso alpino e le drammatiche vicende avvenute, alcune cattive 'abitudini' sembrano "non morire mai": "Tanto succede sempre agli altri". 

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