Valanghe a raffica e comportamenti incoscienti. "Appelli continui alla prudenza, ma c'è chi sceglie lo stesso di rischiare. Noi ci saremo sempre, ma ogni tanto è frustrante"
Roberto Bolza, dal 2016 consigliere nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, ribadisce che "Non basta mettere nello zaino l'Arva, la pala e la sonda, essere in buona forma per affrontare un'escursione. Bisogna avere una cultura della montagna e, ripeto, il saper rinunciare quando le condizioni sono rischiose, è la regola "uno" del decalogo del perfetto escursionista, scialpinista, alpinista, eccetera"

TRENTO. Alte temperature e allerta valanghe che, in alcune zone d'Italia, era di livello 4 al di sopra dei 1.600 metri.
Un messaggio molto chiaro: il rischio è elevatissimo, meglio non affrontare certi percorsi, meglio rinunciare. E, invece, nonostante gli avvertimenti e gli appelli alla prudenza, la giornata di mercoledì 29 gennaio è stata funestata da almeno 6 valanghe tra le province di Trento, Bolzano e Belluno.
E' solamente per fortuna, o un miracolo, dipende ovviamente dai punti di vista, che nessuno dei distacchi nevosi abbia avuto conseguenze tragiche: tutte le persone coinvolte, sia chi è stato sfiorato che chi, invece, è stato travolto, non hanno riportato serie conseguenze.
Insomma se non c'è scappato il morto, questa volta, è puramente frutto del "fato".
Per i soccorritori è stata l'ennesima giornata di super lavoro di un mese di gennaio in cui gli interventi sono stati tantissimi. Troppi, molti dei quali causati da decisioni incoscienti assunte da scialpinisti ed escursionisti, che hanno scelto di partire nonostante fosse oggettivamente pericoloso o, in alcuni casi, si sono resi protagonisti di comportamenti pericolosissimi. Basti pensare ai cosiddetti "fuoripista".
"Noi più che continuare a fare appelli, postarli sui social, utilizzare ogni strumento di comunicazione possibile per far arrivare il messaggio - spiega Roberto Bolza, dal 2016 consigliere nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico - non possiamo fare. Ormai da tempo immemore ripetiamo a tutti coloro i quali amano la montagna, che prima di mettersi in marcia è necessario avere la giusta preparazione psico - fisica, bisogna essere in possesso dell'attrezzatura richiesta e saperla usare correttamente, è basilare consultare bollettini e previsioni e, non ultimo, è sempre il caso di confrontarsi con chi è veramente esperto in materia prima di ogni uscita. Però non basta perché, lo vediamo spesso, ci troviamo di fronte a situazioni in cui la gente non capisce che vi sono limiti che non devono essere superati. Il "saper rinunciare" è fondamentale: il rischio di pagare un prezzo altissimo è molto elevato e non vale il risultato. Per cosa? Per poterlo raccontare agli amici? Si può tranquillamente aspettare, a volte magari solamente un giorno, e poi raggiungere il medesimo obiettivo in ben altre condizioni. Se ci si ferma un secondo a riflettere, si capisce subito che il gioco non vale la candela".
Superficialità, scarsa preparazione o altro?
"Non lo so, ogni caso è diverso, magari ogni tanto si tratta di un mix. Io dico solamente che ci sono due pensieri che, quando vengono fatti propri, elevano il rischio ai massimi livelli. Dire o pensare "Abbiamo sempre fatto così" oppure "A noi non capiterà" è quando di più pericoloso ci possa essere. Probabilmente, anzi sicuramente, in tutti gli ambiti della vita, a maggior ragione quando bisogna fare i conti con fattori che non possono essere minimamente controllati. Ci vuole senso di responsabilità e, lo ribadisco, la capacità di rinunciare, perché procedere con la "testa nel sacco" oppure pensare di emulare le gesta di professionisti, che lavorano, si allenano e preparano determinate uscite da mesi, vuol dire sicuramente mettere a rischio la propria vita. E quel racconto tanto bello che si sogna di fare agli amici, beh c'è la possibilità di non riuscire a farlo mai. Ne vale la pena? No, mai".
Pensando, magari, che con comportamenti rischiosi si mette a repentaglio non solo la propria vita ma anche quella di chi deve lasciare affetti e lavoro per cercare di salvarti.
"Certo, ma da parte nostra non possiamo colpevolizzare la vittima. Chi entra a far parte del Soccorso Alpino sa che dovrà andare a salvare anche chi si trova il pericolo a causa di un comportamento incosciente. Noi non ci poniamo queste domande quando è il momento di partire e siamo consapevoli che non esistono missioni a rischio zero. Nessuno ci ha obbligato a farlo e chi è fa parte del nostro corpo è assolutamente conscio del fatto che dovrà salvare persone che si sono fatte male, o purtroppo ancora peggio, e non deve chiedersi perché. L'obiettivo è solamente quello di riportare a casa chi si trova in difficoltà. Questo non vuole assolutamente dire che operiamo "sempre e comunque" e anche "a sprezzo del pericolo": ci sono, purtroppo, situazioni nelle quali non possiamo intervenire, perché farlo significherebbe esporre i nostri tecnici a pericoli troppo elevati. Riguardo al fatto che questo possa essere un ulteriore elemento di riflessione per chi va in montagna, beh certo, dovrebbe essere un ulteriore strumento di riflessione".
E' favorevole a sanzioni, multe, provvedimenti, "carico" dei costi e, addirittura, Daspo a carico di chi trasgredisce le norme di sicurezza?
"Sono soluzioni che possono essere adottate, ma credo sia impossibile permettere di andare in montagna solamente a chi ha una "patente". Non lo vedo fattibile. Io credo la strada sia quella di comunicare sempre di più, formare e informare, nella speranza che le nuove generazioni siano ricettive al massimo. Faccio sempre un esempio quando mi pongono questa domanda: quando ero piccolo e andavo a scuola, ci "martellavano" sui comportamenti da adottare quando ci si trovava nella natura. Ai "miei tempi" i boschi erano invasi dai rifiuti, oggi per fortuna la situazione è completamente diversa ed è migliorata. Ci sono voluti anni, ma si sono raggiunti dei risultati. Io spero che tanti giovani amino e s'innamorino della montagna e, di pari passo, imparino come bisogna comportarsi. Non basta mettere nello zaino l'Arva, la pala e la sonda, essere in buona forma per affrontare un'escursione. Bisogna avere una cultura della montagna e, ripeto, il saper rinunciare - quando le condizioni sono a rischio - è la regola "uno" del decalogo del perfetto escursionista, scialpinista, alpinista, eccetera".
Veramente riuscite a non essere mai arrabbiati con chi, nonostante vi fossero tutte le avvisaglie, parte ugualmente?
"Beh, siamo umani e, dunque, capita di provare un senso di frustrazione. Però è un qualcosa che non ci condiziona e mai lo farà. Non possiamo permettercelo e non fa parte di chi è membro del Soccorso Alpino".













