"Per una foto sui social si rischia anche la vita. E in tanti non vogliono pagare l'elicottero". 83 morti e 5 dispersi in montagna da metà giugno a metà luglio
"Le cause? Superficialità, scarsa preparazione, sottovalutazione, incapacità di approcciarsi adeguatamente. E poi, senza dubbio, registriamo un aumento notevole di chi è spinto da spirito d'emulazione, per una foto sui social, per fare la stessa cosa che ha fatto l'amico o il conoscente o per vantarsi con le altre persone. Anche a costo di andare oltre quelle che sono le sue capacità. E, per questo, rischia la vita e lo fa senza rendersene conto" spiega il vice presidente del Cnsas, il trentino Roberto Bolza

TRENTO. I numeri sono drammatici: 83 morti e 5 dispersi in un mese in Italia, considerando il periodo che va dal 21 giugno al 23 luglio, con un incremento - rispetto allo stesso periodo del 2024 - del 20%. E lo scenario è preoccupante: la montagna è di tutti? Sì, ma non è per tutti, soprattutto per chi "improvvisa" pensando che "tanto non mi succederà niente" o "se mi dovesse accadere qualcosa chiamerò i soccorsi".
Il quadro è desolante e, come se non bastasse, chi viene salvato con l'ausilio dell'elicottero, molto spesso si rifiuta di pagare il "ticket" (ne esistono di tre tipi) previsto dalla legge, con le Aziende Sanitarie che devono addirittura ricorrere alle vie legali per riscuotere il credito.
Come si è arrivati a tutto questo? Come è possibile pensare di affrontare un sentiero, un'escursione, una parete, una ferrata senza la necessaria preparazione? Attenzione, non è per tutti così, perché esistono le tragedie, le fatalità, l'imponderabile, ma tanti - troppi - incidenti, per fortuna non tutti mortali, sono frutto di superficialità, impreparazione, sottovalutazione.
"Certamente è aumentato il numero di persone che frequentano la montagna - esordisce Roberto Bolza, vice presidente del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico -, molti dei quali per la "prima" o "seconda" volta e, dunque, ci sono tante più persone che non sono preparate. Questo è un dato di fatto. Il numero d'incidenti mortali è senza dubbio molto elevato e i numeri sono significativi e preoccupanti. Le cause? Superficialità, scarsa preparazione, sottovalutazione, incapacità di approcciarsi adeguatamente ad un'escursione. Penso a chi non ha i materiali adatti e sale in quota senza nemmeno avere la "ventina" nello zaino o a chi possiede la giusta attrezzatura ma non la sa utilizzare, a chi non consulta nemmeno le previsioni meteo, detto che in montagna possono le condizioni atmosferiche possono cambiare da un momento all'altro e da zona a zona, a chi non considera tutte le variabili possibili e non si affida a professionisti preparati. E poi, senza dubbio, registriamo un aumento notevole di chi è spinto da spirito d'emulazione, per una foto sui social, per fare la stessa cosa che ha fatto l'amico o il conoscente o per vantarsi con le altre persone. Anche a costo di andare oltre quelle che sono le sue capacità. E, per questo, rischia la vita e lo fa senza rendersene conto".
Ma l'intervento ha un costo?
"Allora. Il Soccorso Alpino e Speleologico interviene gratuitamente e nessuno di noi chiederà mai un euro a chi viene salvato. Nel caso, invece, d'intervento da parte dell'elicottero le cose cambiano. Ci sono tre tipi di ticket: nel caso di salvataggio con l'elisoccorso e successivo ricovero in ospedale il ticket è di poche decine di euro mentre, se l'intervento viene effettuato per evitare conseguenze potenzialmente gravi, allora il ticket costa qualche centinaio di euro. Le tariffe possono variare da regione a regione: in Trentino parliamo di 750 euro a persona, in Veneto sono 1.000". Se, invece, viene attivato l'elicottero per un "falso allarme" o per altre situazioni che definiamo "assurde", come ad esempio l'escursionista che si trova al rifugio ed è stanco, allora il ticket può raggiungere anche diverse migliaia di euro, visto che viene conteggiato l'intero tempo d'intervento dell'elisoccorso (con una tariffa al minuto, ndr), dal momento del decollo sino a quello dell'atterraggio".
E' vero che sono in tanti a non voler pagare il soccorso?
"Di questo dovreste parlarne con chi ha la responsabilità diretta, ovvero le varie Aziende Sanitarie, certo è che dai confronti che abbiamo, sappiamo che circa la metà delle persone si rifiuta di pagare, con tutte le difficoltà burocratiche di chi, successivamente, si ritrova a dover aprire contenziosi per recuperare la cifra stabilita per legge. Anche quando l'intervento permette, a chi lo ha richiesto, di tornare a casa sano e salvo. E, aggiungo, senza pensare che impegnare un elicottero significa, potenzialmente, toglierlo dalla disponibilità per un'altra operazione di soccorso, magari anche più urgente".
E, invece, c'è chi sale in alta quota con le scarpe da ginnastica o si ferma perché è stanco.
"O anche chi, è capitato, si trova in un rifugio, ma deve rientrare perché "lo aspettano gli amici" e chiama l'elicottero. Siamo arrivati anche a questo. Non ce la fai a scendere? Bene, sei in un rifugio, in un posto sicuro, dormi lì, ti riposi e il giorno successivo scendi in tranquillità. E, invece, chi non conosce la montagna, porta lì la frenesia di tutti i giorni, non capendo che si tratta di un contesto diverso, meraviglioso, ma diverso e con le sue regole, come è normale che sia. Ma potremmo raccontarne tante di storie assurde. Io non voglio demonizzare l'intero popolo della montagna e sono perfettamente consapevole che sfortuna, fatalità, imprevisto facciano parte di questo mondo. Ma qui stiamo parlando di ben altro".
In tanti, poi, "alzano" immediatamente l'asticella.
"Esatto: non significa che se "l'ho fatto una volta", lo posso rifare subito o in un altro luogo. O, anche, se "ho fatto questa via, allora posso alzare il grado di difficoltà". Non funziona così, assolutamente. Pensare in questo modo significare rischiare gratuitamente la vita o, in alternativa, farsi molto male. Mi chiedo: che senso ha?".
Tra l'altro il Soccorso Alpino ha anche "inventato un'app - "GeoResQ" - che è diventata di fondamentale importanza per chi va in montagna.
"Funziona molto bene ed è indispensabile. Basta installarla e avere un cellulare carico. Non ci sembra di chiedere troppo, soprattutto in una società iper tecnologica dove tutti hanno almeno uno smartphone sempre funzionante".
Cosa si può fare per migliorare una situazione drammatica?
"Continuare nell'opera di sensibilizzazione, ripetere allo sfinimento che la montagna è un posto meraviglioso, adatto a tutti, ma per frequentarla bisogna essere preparati e attrezzati. Il Soccorso Alpino e Speleologico ci sarà sempre, ma non bisogna dimenticarsi che i nostri tecnici sono persone, padri e madri di famiglia, lavoratori, che sottraggono tempo ai propri affetti e alle proprie attività professionali. Siamo la parte migliore dell'Italia? Ce lo dicono sempre e io rispondo che noi siamo l'espressione di questo Paese, non la migliore. E se ci sono persone che, gratuitamente e mettendo a repentaglio la propria incolumità, dedicano tempo agli altri e a salvare delle vite, vuol dire che siamo un grande Paese. A chi va in montagna chiediamo solamente di avere tanta prudenza e la consapevolezza dei propri limiti".












