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| 05 ago 2025 | 18:40

Niente gelato 'al Puffo' o ghiaccio in rifugio e allora preferiscono tornare a valle: "Ho visto turisti ai piedi del Sassolungo che pensavano di essere in Marmolada: manca educazione"

Dagli atti di vandalismo nei bivacchi alle aggressioni ai gestori di malghe e rifugi, passando per la mancanza di preparazione (che "fa partorire le richieste più assurde e disparate"). Il presidente del Cai Alto Adige: "Colpa dell'overtourism? Quello in montagna lo abbiamo da anni. La colpa è dell'ignoranza e della cafonaggine. Serve educazione in generale, ma soprattutto educazione alla montagna"

Niente gelato 'al Puffo' o ghiaccio in rifugio e allora preferiscono tornare a valle

BOLZANO. Il tavolo del bivacco fatto a pezzi e bruciato, turisti che spruzzano spray al peperoncino negli occhi del gestore di una malga e un escursionista che distrugge la porta del rifugio Pisciadù.

 

Sono questi alcuni degli episodi avvenuti di recente in quota, peraltro, nel giro di pochissime settimane, lasciando i più allibiti, compreso il presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella.  

 

"Si dà spesso colpa all'overtourism, ma di frotte di turisti in quota ne arrivano da anni - premette, intervistato da Il Dolomiti -. La colpa non è della massiccia presenza di persone ma della maleducazione e della cafonaggine: se tutte le persone che approdano sulle terre alte fossero educate e rispettose, non si reagirebbe in maniera aggressiva all'attesa in malga per un piatto di uova e speck o ancora si farebbe la fila per gli impianti in tranquillità, magari facendo amicizia con l'escursionista davanti o quello dietro". 

 

Secondo Zanella, infatti, il problema starebbe nella mancanza di educazione di alcuni singoli individui, oltre che in una sempre più evidente assenza di preparazione: "Tutti questi turisti vanno educati - fa notare -. Se arrivano in scarpette e pantaloncini qualcuno deve dire loro che così in montagna non ci si va - prosegue -. Ho conosciuto rifugisti e albergatori disposti a spiegare ogni dettaglio, ma anche gestori che non si sono fatti problemi di fronte a turisti in quota in infradito". 

 

Fra i vari episodi, non mancano anche esempi di "persone che non sanno minimamente dove si trovano". Ad essere stato testimone di alcuni di questi, lo stesso presidente del Cai Alto Adige, che riferisce: "Mi trovavo vicino al 'famoso' tornello del Seceda per un servizio tv quando alcuni escursionisti si sono avvicinati a me chiedendomi delle informazioni - ricorda -. Indicando il Sassolungo mi hanno chiesto se era quello il ghiacciaio della tragedia del 3 luglio. Ho spiegato loro che la Marmolada si trova da un'altra parte". 

 

E conclude: "È abbastanza avvilente vedere che piega sta prendendo la frequentazione della montagna. Ci sono rifugisti che mi raccontano di escursionisti tornati a valle perché nelle loro bevande non c'era il ghiaccio o di papà arrabbiati perché in rifugio non hanno trovato il gelato al Puffo per i loro bimbi. Insomma, forse è giunta l'ora di porsi qualche domanda e soprattutto di cominciare ad educare". 

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