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Trento
09 agosto | 11:07

Turisti scacciano le mucche al pascolo con un bastone per fare il picnic e usano la stalla come Wc, il pastore: "Ogni anno sembra sempre peggio"

A denunciare quanto sta accadendo sugli alpeggi che sorgono nel cuore del Parco naturale Adamello Brenta è un giovane pastore, Giovanni Goldoni: "Cani lasciati liberi, droni fatti volare sopra la testa degli animali, spazzatura e turisti che scansano gli animali con i bastoni: ogni anno è sempre peggio"

TRENTO. Turisti sui pascoli che scacciano le mucche con i bastoni per bersi una birra e mangiare un panino e ancora escursionisti che si avventurano nelle stalle (chiuse al pubblico) per fare i propri bisogni, lasciando fazzoletti e spazzatura in ogni dove. 

A denunciare quanto sta accadendo sugli alpeggi che sorgono nel cuore del Parco naturale Adamello Brenta è un giovane pastore, Giovanni Goldoni, che da qualche anno approda sui prati in quota del Trentino per prendersi cura di una mandria di vacche. 

 

Un mestiere che ama, ma reso spesso difficile da una frequentazione della montagna che oggi, sempre più, si fonde (purtroppo) indissolubilmente con la maleducazione: "Le mie mucche pascolano su prati delimitati da cancelli sui quali sono stati apposti diversi cartelli con le regole di comportamento per turisti ed escursionisti", esordisce Goldoni, intervistato da Il Dolomiti. 

 

Quali? "Chiudere sempre i cancelli, tenere i propri cani al guinzaglio e mantenere le distanze dalle mucche, perché per quanto buone possano essere, sono sempre animali, peraltro istintivi e che pesano non poco". 

 

Nonostante i cartelli e gli appelli lanciati dallo stesso pastore, sono davvero molti i cani che corrono sui pascoli senza guinzaglio: "Non mancano mai quelli che si mettono ad abbaiare alle vacche, finendo per spaventarle e farle fuggire terrorizzate - prosegue nel racconto -. Le regole ci siano e sono chiare ma molti non le rispettano. Succede anche nel caso dei cancelli lasciati aperti (o peggio ancora forzati o abbattuti): lo scorso anno mi era toccato andare a recuperare della mucche scappate proprio perché alcuni turisti avevano lasciato i recinti aperti".

 

Fra i prati di montagna sorgono anche delle stalle in legno, strutture storiche riservate agli animali (per garantire loro riposo, soprattutto nelle giornate di forte caldo) ed agli allevatori: "Nonostante i cartelli che impongono il divieto d'ingresso ai non addetti, non mancano puntualmente turisti che entrano senza permesso e iniziano a parlare ad alta voce o addirittura ad urlare - rivela -. Di recente sono stato costretto a richiamare dei ragazzini che disturbavano gli animali. Per non parlare della gente che si avvicina alle mucche per farsi selfie". 

Come se non bastasse, c'è anche chi in stalla vi entra "per fare i propri bisogni", lasciando poi i fazzoletti sporchi per terra (e lo stesso accade anche sui pascoli, dove c'è chi abbandona qualsiasi tipo di rifiuto): "Alcune persone sembrano non aver mai visto una mucca in vita loro: non sanno minimamente come interagire con animali. Eppure, in zona ci sono talmente tanti cartelli che è impossibile non vederli o leggerli". 

 

La lista di episodi di maledacuzione in quota purtroppo è lunga: "Un altro capitolo è quello riservato ai droni, fatti volare sopra le teste delle mucche, senza pensare alle conseguenze - conclude Goldoni amareggiato -. L'ultimo episodio è avvenuto negli scorsi giorni, quando alcuni turisti si sono messi a mangiare un panino in mezzo al sentiero. Le mucche si sono avvicinate e un signore sulla 50ina ha quindi ben pensato di ergersi sopra una roccia, con la birra in mano, e con un bastone ha iniziato a mandarle via maldestramente. Ciò che dispiace di più è vedere che nonostante tutto, di anno in anno la situazione peggiora". 

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