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| 03 gen 2023 | 17:13

Dalla Marmolada e i limiti della montagna alle Olimpiadi ''disgrazia'' o ''opportunità''? Tante voci per cominciare a cambiare il futuro delle Dolomiti

Un dialogo a più voci tra istituzioni, associazioni ambientaliste e protagonisti dell'arco dolomitico per una riflessione su come affrontare il cambiamento climatico. Il lavoro di Andrea Zinzani, ricercatore in geografia dell'ambiente all'Università di Bologna e del videomaker Danilo Ortelli

TRENTO. La tempesta Vaia nel 2018 e la successiva emergenza bostrico che distrugge i boschi in ampie aree del Triveneto, la tragedia della Marmolada e la siccità. Le montagne indicano un limite e altre parole chiave sono risparmio di suolo e le infrastrutturazioni. 

 

Gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti e più forti, lasciano segni e segnali sulle montagne. Le temperature invernali sono sempre più miti e più secche, non c'è più la garanzia delle precipitazioni nevose. I modelli predittivi indicano che entro il 2050 non si potrà più sciare a Cortina d’Ampezzo e Torino, ma anche nelle vicina Austria a InnsbruckGarmisch-Partenkirchen ma anche a St. Moritz, in Svizzera, se non verranno attuate azioni concrete per contrastare gli effetti della crisi climatica. In questo contesto delicato si pensa all'organizzazione, più o meno faticosa, delle Olimpiadi 2026: "Disgrazia" o "Opportunità?".

 

 

(Qual è il futuro delle Dolomiti?versione lunga)

 

"I cambiamenti climatici influenzano profondamente gli equilibri ecologici e ambientali". Queste le parole di Andrea Zinzaniricercatore in geografia dell'ambiente all'Università di Bologna. "Oggi la geografia ci permette di comprendere la dimensione sociale e politica della natura e dell'ambiente. Alla luce della crisi climatica contemporanea è fondamentale interrogarsi sul presente e nello specifico sulle visioni di futuro dell'ambiente dolomitico".

 

Una riflessione sulla montagna tra sostenibilità declinata nelle sue forme: ambientale, economica e sociale. "Una ricerca dell'equilibrio tra un approccio orientato allo sviluppo e un altro più alla conservazione", aggiunge Zinzani. "Il punto di vista è quello di analizzare il futuro dell'area dolomitica nel suo aspetto sociale e politico con con la percezione delle istituzioni, delle associazioni culturali e ambientali. Una valutazione che tenga conto degli impatti delle infrastrutture e degli inverni meno nevosi, per esempio, per comprendere le visioni".

 

Un viaggio tra la val di Fassa, la val Gardena, l'alto agordino e l'ampezzano che evidenzia possibili punti in comune ma anche divergenze e contrapposizioni. Il lavoro, durato circa due anni, del ricercatore in geografia dell'ambiente all'Università di Bologna con il videomaker professionista Danilo Ortelli parte da una domanda strategica: qual è il futuro per le Dolomiti?

 

"La percezione - dice Zinzani - è quella che i processi di trasformazione spaventino e il percorso sarà accidentato per la necessità di trovare una sintesi tra obiettivi e visioni che rispecchiano vie diverse di crescita di un territorio. C'è una consapevolezza in generale che il limite è stato raggiunto ma la riflessione è complessa per trovare un equilibrio".

 

Ecco un dialogo a più voci con il contributo di Roberta De Zanna (Cortina Bene Comune), Luigi Casanova (Mountain Wilderness), Anselmo Cagnati (Centro Valanghe Arabba), Diego De Battista (Ceo Funivie Arabba), Cesare Lasen (Comitato scientifico Fondazione Dolomiti Unesco), Luigi Alverà (Cai Cortina) e Michele Da Pozzo (direttore Parco naturale Dolomiti d'Ampezzo).

 

 

(Qual è il futuro delle Dolomiti? - versione breve)

 

"I cambiamenti climatici sono ormai parte del nostro quotidiano e delle esperienze personale: non possiamo dimenticare la tragedia della Marmolada", dice Roberta De Zanna (Cortina Bene Comune), mentre Luigi Casanova (Mountain Wilderness) aggiunge: "A fine ottobre 2018 abbiamo avuto la tempesta Vaia che ha sconvolto tutto il Triveneto, poi è arrivato il bostrico. Abbiamo tutti i laghi in quota ridotti del 50%, anche un inverno nevoso non si riuscirà a recuperare la crisi idrica della scorsa estate".

 

La crisi climatica è evidente e serve un salto di qualità nella consapevolezza. "Purtroppo c'è la disgrazia, poi i morti e la consapevolezza che in montagna comunque qualcosa si rischia, temo che ci si abitui facilmente a questa situazioni. Sono necessarie decisioni nel medio e lungo termine, non basta rincorrere emergenza", aggiunge Cesare Lasen (Comitato scientifico Fondazione Dolomiti Unesco), quindi Michele Da Pozzo (direttore Parco naturale Dolomiti d'Ampezzo) prosegue: "C'è una diversa distribuzione delle precipitazioni nell'anno: rimangono in media più o meno le stesse, ma si concentrano in episodi più intensi e periodi prolungati di siccità che non si vedevano da diversi decenni".

 

Un ambiente sempre più fragile e degradato. Si parla di adattarsi ma poi poco cambia per un motivo o per un altro. Nonostante il caro energia, luminarie e sci in notturna sono state confermate. Nonostante la siccità e temperature elevate, l'innevamento programmato viene sempre più efficientato per contrapporsi alla carenza di precipitazioni naturali.

"Cerchiamo di essere pronti a fare il nostro lavoro - dice il ceo di Funivie Arabba - anche in condizioni estreme ma quello dell'acqua per l'innevamento programmato è un non problema: il quantitativo effettivo che viene usato è marginale rispetto a quanto portano dai torrenti".

 

Le associazioni ambientaliste trovano contraddittorio parlare di infrastrutturazione per togliere pressione alla montagna. "Si prosegue su scelte di un passato che non c'è più", dice De Zanna con Anselmo Cagnati (Centro Valanghe Arabba) che evidenzia: "Questi eventi erano già evidenti negli anni '80. Va addirittura peggio di quanto previsto dai dati e dai modelli climatici". A intervenire deve essere anche la politica. "Sviluppo e tutela sono parametri spesso dimenticati - spiega Luigi Alverà (Cai Cortina) - ci vuole anche la capacità di gestire un limitato sviluppo".

 

Si tratta anche del ruolo di Fondazione Dolomiti Unesco "più commerciale e di promozione del prodotto ma non ha portato nulla di nuovo nella gestione ambientale". Ma è un organo politico e "quindi ci sono risultati frutto di mediazione".

 

Capitolo Olimpiadi. Qui la "spaccatura" è netta. "I Giochi invernali sarebbero potuti essere una grande occasione, una kermesse a costo zero. Invece la previsione di spesa supera i 4 miliardi: una disgrazia". A Casanova si contrappone il pensiero di De Battista: "Sulla carta è tra gli eventi più sostenibili e meno invasivi di sempre, molto dipende dalle decisioni politiche". 

 

Un viaggio che affronta anche la questione impianti e piste. "Viviamo di collegamenti, l'importante è pianificare con intelligenza e con i criterio: la  sostenibilità economica e ambientale può essere garantita. E' importante la sostenibilità sociale: prima di preoccuparci che non nevicherà più, dobbiamo preoccuparci che il territorio resti vivo", evidenziano le Funivie di Arabba ma il Comitato scientifico di Fondazione Dolomiti Unesco dice che "si dovrebbero Ripensare i caroselli sciistici alla luce del minore innevamento. E c'è la necessità di non consumare nuovo suolo e risorse naturali. E' evidente che le comunità locali devono assumere il ruolo di protagoniste e non affidare all'esterno i termini dello sviluppo di nuovi e eventuali impianti perché il limite è saturo". La linea appare concorde sulla necessità di trovare le regole di ingaggio per un futuro che è già oggi.

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