Contenuto sponsorizzato
| 14 dic 2023 | 18:08

La messa in vendita di un'intera stazione sciistica "crea scalpore", Rota: "Preoccupa più il futuro degli impianti che la carenza di medici di base"

"Ha fatto scalpore la notizia della messa in vendita di un’intera stazione sciistica sulle Alpi Bergamasche, quella di Carona in alta Valle Brembana". Ecco la riflessione dello scrittore Luca Rota sul futuro dello sci guardando all'esempio di Prali, "unica soluzione possibile. Fa specie che in zona ci si inquieti di più per la chiusura forzata degli impianti e il loro destino futuro incerto che per l'assenza di un medico di base"

di Luca Rota

CARONA. "Ha fatto scalpore (non solo localmente) la notizia, uscita circa un mese fa, della messa in vendita di un’intera stazione sciistica sulle Alpi Bergamasche, quella di Carona, in alta Valle Brembana". Sono le parole dello scrittore Luca Rota, che riflette sul futuro delle montagne e dello sci. 

 

"I motivi sono i soliti che si riscontrano in tali circostanze – assai diffuse sulle montagne italiane, come ormai si sa bene: scarsità di precipitazioni nevose, riscaldamento delle temperature, stagioni sciistiche precarie, difficoltà di sostenere economicamente l’attività – tutti elementi che rendono il caso l’ennesimo emblematico della realtà dello sci contemporaneo – con in più, nel caso di Carona, un’esposizione sfavorevole dei pendii sciistici, la vetustà degli impianti e il collegamento con l’attigua stazione sciistica di Foppolo, anch’essa in precarissime condizioni finanziarie. A pochi chilometri c’è pure San Simone, altro comprensorio sciistico un tempo rinomato, ormai chiuso da parecchi anni per le stesse cause prima elencate".

 

Una situazione che già da tempo ha condotto i più ad una riflessione sul futuro della montagna ma soprattutto dello sci (e dei molti impianti presenti in quota, fra i quali non mancano quelli dismessi e abbandonati": "Carona si è affidata nel secondo Novecento alla monocultura sciistica - prosegue Rota nella riflessione - la cui crisi presenta ora un conto pressoché inesorabile. Certo fa specie che in zona ci si inquieti di più per la chiusura forzata degli impianti e il loro destino futuro incerto che per l’assenza di un medico di base, ma mi viene da pensare che pure questo atteggiamento sia una conseguenza “psicosociale” derivante dal lungo assoggettamento alla suddetta monocultura". 

 

E prosegue: "Fatto sta che, temo per i caronèi, le sorti del loro comprensorio sciistico, posto lo stato di fatto, sia sostanzialmente segnato: non ci sono più le condizioni climatiche per la sua attività e tanto meno quelle economiche che possano attrarre investitori privati, che in quanto tali comprerebbero se vedessero la possibilità di ricavarci tornaconti, giustamente, altrimenti nulla. Ecco, sotto questo punto di vista forse si può trovare l’unica speranza razionale per gli impianti e le piste di Carona, ed è una speranza che ha un modello piuttosto significativo nell’esperienza di Prali, località sciistica del Piemonte per diversi aspetti assimilabile a Carona, il cui “caso” è descritto nel libro di Maurizio Dematteis Michele Nardelli Inverno liquido, del quale ho scritto più volte sul blog". 

 

Un piccolo comune che si è trovato "nei primi anni 2000 a fare i conti con nevicate irregolari, costo della vita in salita e impianti da revisionare. Così, i medesimi impianti che per lungo tempo avevano rappresentato l’indiscusso core business locale, si fermano nel 2004 lasciando la comunità incredula e sconcertata. Impianti chiusi e acquistati dal pubblico (Comunità Montana e Comune, per la precisione, utilizzando i fondi olimpici di Torino 2006) e gestiti da una società privata con azionariato diffusi, nella quale gli azionisti sono per gran parte gli stessi abitanti di Prali".

 

Da allora, la seggiovia prevede un'apertura annuale con l’obiettivo di diversificare l’offerta verso gli amanti di escursioni, mountain bike e downhill: "Una scommessa sul territorio che, al momento, sta funzionando: la società non genera utili ma viaggia in pareggio nonché, cosa ancora più importante, è servita negli anni da volano per la rinascita di una piccola ma attiva economia locale, con le partite Iva arrivate, prima del Covid a ben 50 su 180 abitanti (Carona ne fa 292). Un risultato indubbiamente notevole". 

 

Un esempio virtuoso che non può che condurre ad una riflessione: "Quella di Prali credo sia l’unica esperienza, ovvero la sola soluzione, che possa essere considerata per il mantenimento in attività del comprensorio sciistico di Carona. Sperare che si faccia vivo un imprenditore con parecchi denari a disposizione, dunque una figura che rilanci veramente l’attività e di contro miri a ricavare utili dall’esercizio ma che ovviamente non si manifesti come l’ennesimo speculatore (evento niente affatto raro, in queste circostanze), mi pare cosa ardua. Altrettanto temo (ahinoi) lo sia la speranza che si rimetta a nevicare come un tempo e abbastanza da far tornare redditizio l’esercizio sciistico".

 

"Resterebbe un’altra soluzione - conclude lo scrittore - certamente meno gradita all’opinione pubblica locale (stando alle rimostranze manifestate) ma assai più lungimirante in senso generale: dismettere definitivamente il comprensorio, bonificare l'area dalle relative infrastrutture e puntare su una strategia articolata e strutturata nel tempo di turismo dolce che possa valorizzare pienamente e destagionalmente la meravigliosa rete sentieristica di Carona, tra le più belle delle Alpi bergamasche. Ma certo, per portare avanti questa seconda potenziale “soluzione”, ci sono da cambiare paradigmi, pensiero, visioni, prospettive, sviluppando relative consapevolezze condivise da tutta la comunità locale nonché ricevendo un adeguato (e altrettanto consapevole) supporto dagli enti pubblici locali a sostegno della stessa comunità e della transizione intrapresa. In entrambi i casi, dovrebbe essere comunque la comunità di Carona a decidere, non altri".

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 21 aprile | 13:02
Una distrazione, frutto probabilmente della stanchezza dopo una giornata di lavoro, che poteva costare carissima, in tutti i sensi, ad un [...]
Ambiente
| 21 aprile | 13:18
In uno studio pubblicato negli scorsi giorni su Sciences Advances, la probabilità di collasso entro la fine del secolo della Circolazione [...]
Cronaca
| 21 aprile | 12:55
E' successo lo scorso fine settimana nel territorio di Arco: i carabinieri, vedendo la scena, si sono messi a loro volta all'inseguimento dei due, [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato