''L'acqua ci serve anche per produrre energia, senza dovremo chiudere'' la siccità spaventa i rifugi. L'allarme del Vazzoler sul Civetta
La siccità preoccupa i rifugisti, soprattutto chi gestisce strutture che si affidano all'acqua delle sorgenti anche per produrre energia elettrica. I gestori del Vazzoler: "Lo scorso anno siamo stati costretti a chiudere in anticipo, giunti al limite delle riserve idriche disponibili. Speriamo di riuscire a fronteggiare al meglio le difficoltà"

BELLUNO. "Ci affidiamo a due sorgenti per garantire l'acqua nella nostra struttura, impiegandola anche per produrre energie elettrica". Sono le parole dei gestori del rifugio Vazzoler, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, dietro le quali si cela tutta la preoccupazione dovuta al problema siccità, "che lo scorso anno ci aveva costretti a chiudere i battenti a settembre, giunti a quel punto al limite delle riserve idriche disponibili".
Nel corso del 2022 infatti, non erano mancate criticità in quota, fra chi era stato costretto ad affidarsi all'elicottero e chi invece aveva, a malincuore, anticipato la fine della stagione. Alcuni rifugi in questi mesi stanno, in previsione di una possibile estate con scarse precipitazioni, lavorando per trovare nuovi sistemi di captazione dell'acqua. Chi si rifornisce da una singola sorgente ne cerca altre e chi ne ha la possibilità lavora per aumentare la portata delle cisterne o delle vasche.
Se la preoccupazione in vista dell'estate è stata espressa sul territorio da Roberta Silva, presidente dei Rifugi Trentini, nel Bellunese si sono aggiunte anche le voci di alcuni rifugisti che hanno già provveduto ad elaborare (quando possibile) dei piani 'B', come nel caso del rifugio Vazzoler, che sporge sulle pendici del Monte Civetta a quota 1.714 metri.
"Sono due le sorgenti che garantiscono l'acqua al rifugio Vazzoler - fanno sapere i gestori -. Una la fa arrivare direttamente in struttura mentre l'altra alimenta una turbina che produce energia elettrica". La questione siccità, diviene quindi, in alcuni punti d'approdo in quota, non soltanto sinonimo di "rinuncia, ad esempio, a una doccia" ma anche causa dell'assenza di corrente, oggi irrinunciabile: "Senza energia elettrica è impossibile lavorare. Già nel 2022 avevamo dovuto spegnere uno dei nostri frighi - proseguono i rifugisti -. Quando a settembre ci eravamo ritrovati a dover scegliere se spegnere o meno anche macchina del caffè e congelatore, abbiamo deciso di chiudere".
"Il nostro piano 'B'? Abbiamo un generatore, un gruppo elettrogeno alimentato a gasolio che, se utilizzato ad oltranza, conduce tuttavia a delle spese insostenibili (consuma infatti 60 litri di gasolio in 24 ore ndr)". Un'alternativa per il Vazzoler, se le risorse idriche dovessero scarseggiare, quindi ci sarebbe "ma non potremo pensare di usarlo ad oltranza".
"Potremo, se necessario, pensare di accenderlo durante i pranzi ma non per tutto il giorno, visti i costi - concludono -. Siamo consapevoli che tutto questo faccia parte del mestiere del rifugista e della vita in montagna e siamo fiduciosi che, in un modo o nell'altro, riusciremo a fronteggiare le difficoltà. Se l'acqua non dovesse bastare e rimanessimo quindi senza turbina, chiuderemo in anticipo come abbiamo fatto lo scorso anno".












