Lo sherpa è morente e poi senza vita ma pur di raggiungere la vetta tutti gli passano sopra (almeno due volte IL VIDEO), Filippini: ''Servirebbe riprovazione unanime''
Il grande giornalista e scrittore di alpinismo analizza la vicenda accaduta il 27 luglio sul K2 quando un portatore pakistano (nonostante ''non avesse esperienza precedente e nonostante non avesse equipaggiamento adeguato per quella altitudine'') è morto in un incidente e durante ''l’ondata delle salite'' è stato scavalcato più volte da gli alpinisti a caccia di record. ''Se ci fosse riprovazione unanime per quanto avvenuto (invece continuo a vedere grandi applausi per le gli Imbombolati da record), questa triste vicenda segnerebbe la fine di questa forma di ipersfruttamento degli Ottomila da “Guinness addicted”''

TRENTO. Per qualcuno è una forma di colonialismo 2.0, per altri una barbarie che si collega all'egoismo di scalatori (comunque ricchi, sempre, rispetto alla gente con la quale vanno a confrontarsi in quei luoghi) che forti del soldo occidentale possono sacrificare tutto e tutti per un record personale o un selfie ''unico'' da mostrare sui propri social o agli amici a cena una volta a casa. Per chiunque dotato di buon senso non può non essere qualcosa di orrendo quel che è successo il 27 luglio sul K2 nel cosiddetto Collo di bottiglia durante la pericolosa traversata sotto il Grande Serac a oltre 8.000 metri di quota. Un portatore pakistano era morto o, forse peggio, ancora morente mentre tutti gli passavano sopra avanti e indietro pur di raggiungere la vetta e poter dire a casa ''sono arrivato sul K2''.
A commentare questa terribile impresa il giornalista Alessandro Filippini che scrive sulla sua pagina Facebook: ''In quel luogo Hassan è stato scavalcato da tutti coloro che in quel momento ancora non erano saliti e da tutti coloro che, dopo essere andati in vetta, sono poi scesi. Il che significa che nessuno dei salitori del K2 di questa stagione ha potuto evitare di scavalcare il portatore d’alta quota pakistano quanto meno una volta. Per tutti gli scalatori, quasi certamente le volte sono state due. E non si trattava di una operazione semplice e breve. Quindi, coloro che vanno in giro a vantarsi di record legati a questa salita del K2 devono solamente provare vergogna''.
Filippini è uno dei più importanti e autorevoli giornalisti e scrittori di alpinismo, storica firma della Gazzetta dello Sport cura su Gazzetta.it il blog “Alpinisti e montagne” ed è autore di film e di libri (insieme a Reinhold Messner, ha scritto il libro “Walter Bonatti, il fratello che non sapevo di avere” e con Luca Calvi il libro di Messner “L’assassinio dell’impossibile”). Questo il suo pensiero sulla vicenda che ci sentiamo come il Dolomiti di condividere in toto e di sottoscrivere.
''Ho aspettato a scrivere di quanto è tristemente mostrato in questa immagine e ancor più nei filmati che potete trovare nei commenti. Ho aspettato perché non volevo scrivere sull’onda dell’indignazione. Scontata, d’altra parte. Si tratta di quanto avvenuto sul K2 durante l’ondata delle salite, seguita alla lunga attesa di una finestra meteo favorevole. Il che ha portato a un grande affollamento nella parte alta della montagna dove, proprio durante l’apertura della “pista” nel Collo di Bottiglia e, subito sopra, nel Traverso, Muhammed Hassan, pakistano che faceva parte della squadra incaricata di attrezzare la via, è caduto (per cause non chiarire) e successivamente morto, dopo essere stato recuperato. Così il suo corpo, prima e dopo la morte, si trovava sulla via, attaccato alle stesse corde fisse lungo le quali gli scalatori e gli Sherpa e gli HAP (portatori d’alta quota pakistani) si dovevano attaccare per attraversare quel rischioso passaggio sotto l’incombente Grande Seracco''.
Su Explorersweb Angela Benavides ha pubblicato il suo grande lavoro, che ho già postato, nel quale ha raccolto varie testimonianze su quanto avvenuto allo sfortunato Hassan. Nell’immagine (foto di Lakpa Sherpa, autore anche del filmato) si intuisce la traccia della breve caduta del portatore pakistano (che sicuramente era assicurato alla corda fissa) o comunque del recupero effettuato dagli Sherpa che sono intervenuti per riportarlo sulla traccia già aperta, operazione che ha bloccato a lungo (un paio d’ore) la salita della lunga coda di scalatori.
All’inizio di un video si vede uno scalatore, probabilmente uno Sherpa, che sta risalendo verso il punto in cui giace sdraiato il povero Hassan (pantaloni neri e giacca gialla). In quel luogo Hassan è stato scavalcato da tutti coloro che in quel momento ancora non erano saliti e da tutti coloro che, dopo essere andati in vetta, sono poi scesi. Il che significa che nessuno dei salitori del K2 di questa stagione ha potuto evitatare di scavalcare il portatore d’alta quota pakistano quanto meno una volta. Per tutti gli scalatori, quasi certamente le volte sono state due. E non si trattava di una operazione semplice e breve…
Quindi, coloro che vanno in giro a vantarsi di record legati a questa salita del K2 devono solamente provare vergogna. E i loro record dovrebbero essere ignorati o, se citati, almeno accompagnati da questa nota:
“con vergogna”, se hanno proseguito, in salita o in discesa, pur sapendo che Hassan era ancora vivo (a lungo, come suggerito dalle testimonianze raccolte da Benavides) e che nessuno stava cercando di calarlo per provare a salvargli la vita. Oppure:
“con infamia”, per chi ha organizzato la spedizione in cui Hassan è stato mandato a lavorare nella squadra incaricata di aprire la via al Collo di Bottiglia e al Traverso (da 8100 a oltre 8300 m), passaggi delicati e in altissima quota, nonostante non avesse esperienza precedente e nonostante non avesse equipaggiamento adeguato per quella altitudine.
Detto tutto ciò, va comunque ribadito che sul K2 e in particolare su quei passaggi, come quasi ovunque quando si tratta di 8000 e più metri, ognuno dovrebbe essere responsabile di se stesso. Il che significa anche sapere e aver ben compreso, che lassù non può esistere certezza di essere soccorsi, tanto più se non si è in grado di muoversi. Difficile pensare che Hassan, alla prima esperienza come portatore sulla montagna e in alta quota, fosse cosciente di ciò. Coscienti invece dovevano essere tutti i cacciatori di record e di fama che non si sono fatti scrupoli nel proseguire la salita anche se sulla loro via un uomo stava morendo, ed era poi morto (ma dopo che lo avevano visto ancora in vita…). Morto proprio per favorire la loro vanagloria.
Se ci fosse riprovazione unanime per quanto avvenuto (invece continuo a vedere grandi applausi per le gli Imbombolati da record), questa triste vicenda segnerebbe la fine di questa forma di ipersfruttamento degli Ottomila da “Guinness addicted”.













