"Lascio una montagna cambiata in meglio", l'addio di Andrea Brisighella al Rifugio Castelberto: "Per 10 anni il mio tempo e la mia energia sono stati lassù"
"Per 10 anni il mio tempo e la mia energia sono stati lassù, a quota 1.800". L'addio del rifugista Andrea Brisighella: "Il ricordo più bello? La grandissima risposta delle persone dopo l'incendio che nel 2016 distrusse il piano terra del rifugio. Un rogo che ha rappresentato una terribile esperienza, ma anche la nostra forza. Me ne vado sereno, con la consapevolezza di lasciarmi alle spalle una montagna cambiata in meglio e desideroso di godermi, finalmente, il tempo in famiglia"

ERBEZZO. "È arrivato per me il momento di lasciare la gestione del rifugio Castelberto. Dieci anni di soddisfazioni, di incontri, di esperienze belle e meno belle (qualcuna veramente brutta). Dieci anni in cui, per poter fare bene il mio lavoro, ho dovuto rinunciare a molti dei miei interessi. Il mio tempo e la mia energia erano lì, a quota 1.800".
E' un vero e proprio addio quello di Andrea Brisighella, che si prepara a salutare per sempre un luogo che a lungo è stato anche un po' casa. Una struttura a quota 1.765, in Lessinia, le cui mura custodiranno sempre il racconto di 10 anni densi di emozioni, piccola grande storia sulla quale si è deciso di apporre la scritta 'fine'.
"Lo faccio con serenità - confessa il rifugista a Il Dolomiti -. Me ne vado tranquillo, consapevole che sono stati anni duri ma bellissimi e felice di iniziare un nuovo capitolo della mia vita, che voglio dedicare alle mie passioni e, soprattutto, ai miei figli e ai miei nipoti".
Tutto ha avuto inizio nel 2014, quando Brisighella ha deciso di affidare la propria azienda "di macchine per ufficio" al figlio e di fare il grande passo: "Sono diventato rifugista a 56 anni - fa sapere -. E oggi, che di anni ne ho 66, mi sono reso conto di quanto il tempo sia volato davvero in fretta. Talmente in fretta da non aver avuto occasione di dedicarmi alle mie più grandi passioni e alla famiglia".
Giornate intere, serate e weekend trascorsi in rifugio "mi hanno fatto perdere tanti momenti e ora è giunto il tempo di recuperare - racconta ancora -. Sono l'uomo dei 10 anni - ironizza -. Ho fatto 10 anni di bici, poi 10 di barca a vela e ancora 10 in rifugio: insomma, era giunto il momento di cambiare. Ho un camper e la volontà è sicuramente quella di girare un po' l'Europa".
Ma che ci siano già grandi progetti per il futuro non significa che Brisighella abbia scordato il passato: "Il ricordo più bello? La grandissima risposta delle persone dopo l'incendio che nel 2016 distrusse il piano terra del rifugio - ricorda -. Un rogo che ha rappresentato una terribile esperienza, tanto che è stato necessario non soltanto ricostruire parte della struttura ma anche rimettere insieme i cocci a livello emotivo. Un brutta esperienza che è stata però anche la nostra forza, grazie in particolare alle persone che si sono strette attorno a noi".
L'ultima stagione del rifugista (e da rifugista) si concluderà ufficialmente il weekend del 28 e 29 settembre ma sono già stati tantissimi gli escursionisti e affezionati clienti che hanno provveduto ad esprimere il loro dispiacere per la scelta di Brisighella: "C'è chi mi ha detto che quando veniva in rifugio non andava al Castelberto ma andava a trovare l'Andrea - commenta -. Credo che frasi così dicano tutto: mi dà grande gioia sapere di aver lasciato in qualche modo il segno, cosa in molti hanno fatto con me. Possiamo dire che negli anni si è creata una sorta di grandissima famiglia allargata".
Il testimone passerà presto nelle mani di Emma e Federico, "che negli ultimi anni hanno alleggerito non poco il lavoro - conclude il 66enne -. I giovani mi hanno aiutato davvero tanto e, soprattutto, mi hanno dato grandissime soddisfazioni. Anni durante i quali ho visto la montagna cambiare in meglio: dagli escursionisti che arrivavano in quota coi sacchetti di nylon sugli scarponi a persone adeguatamente attrezzate e soprattutto educate: non ho ricordi di una sera in cui io abbia dovuto raccogliere spazzatura".
"So che può sembrare in controtendenza ma la verità è che, almeno per quanto riguarda la mia esperienza in questo rifugio, posso dire di avere incontrato persone che le terre alte le rispettano davvero". Una consapevolezza che non può che fare andare 'in pensione' il rifugista con la più grande delle soddisfazioni: quella di avere fatto bene il proprio lavoro.


















