"Addio al rifugio con due anni di anticipo", Sara e Emilio lasciano il Cercenà: "Lavori da fare ma dal Comune nessuna risposta. Gireremo le Dolomiti con un 'food truck'"
Ogni storia ha una fine e anche quella della gestione del rifugio Cercenà di Emilio Fundone e della moglie Sara Da Cortà sta per terminare: "La nostra vita cambierà drasticamente ma siamo pronti per la nuova avventura"

DOMEGGE DI CADORE. Ogni storia ha la sua fine e anche quella della gestione di Emilio Fundone e della moglie Sara Da Cortà del rifugio Cercenà, durata ben 10 anni, sta per volgere al termine. Un decennio denso di soddisfazioni, anni durante i quali non sono mancate le difficoltà ma anche momenti speciali che i rifugisti, sicuramente, custodiranno sempre nel cuore.

Emilio e Sara (e il piccolo Giuseppe) si stanno preparando in questi giorni a salutare per sempre una struttura in quota dove lasceranno un segno indelebile, con due anni di anticipo rispetto alla naturale scadenza del contratto (prevista per il 2026): "La scelta di abbandonare è stata maturata considerando le condizioni in cui attualmente versa la struttura", che sorge a quota 1.050 metri (nel Comune di Domegge di Cadore), dove da qualche tempo l'impianto fotovoltaico ha smesso di funzionare.
A raccontare la decisione è lo stesso Fundone, che a Il Dolomiti spiega: "Il problema principale è che l'impianto fotovoltaico non va - esordisce -. Il rifugio è di proprietà del Comune: non avendo ricevuto nessun riscontro per risolvere la situazione abbiamo deciso di gettare la spugna. Ci sarebbero da fare anche dei lavori di manutenzione abbastanza importanti dei quali non vogliamo farci carico".
Per tutta l'estate i rifugisti si sono affidati a un generatore, "che oltre a risultare costoso cozza con i nostri ideali - ammette Emilio -. L'impianto fotovoltaico era stato installato guardando alla sostenibilità e ora che non è più utilizzabile non riusciamo più ad essere 'sostenibili' come vorremmo". Per questo, i due hanno deciso di lasciare il rifugio, ripiegando su di un inaspettato piano 'B': "Gireremo le Dolomiti a bordo del nostro 'food truck', proponendo 'street food' e panini".

Il furgoncino (dotato di impianto fotovoltaico) battezzato "Campo base Dolomiti" sarà lo stesso che molti hanno già avuto occasione di conoscere nel corso dell'estate sui prati del rifugio Cercenà: "Lo abbiamo acquistato qualche mese fa per 'affiancare' la cucina in rifugio, che era in difficoltà - spiega ancora -. Ora quel servizio in più offerto a quota 1.050 diventerà il nostro nuovo lavoro, insieme all'azienda agricola in paese Il frutto del Cadore, che continueremo a gestire. Un cambiamento drastico per noi, ma siamo contenti".
Giunti agli ultimi giorni di gestione a marito e moglie non è rimasto che tirare le somme, ripensando a quanto è stato: "Sono sicuramente di più i bei ricordi - confessa Fundone -. Ricorderemo sempre i tanti concerti organizzati e i numerosi clienti che nel tempo sono diventati amici".
Non manca, ovviamente, anche uno sguardo rivolto ai momenti più difficili: "Il ricordo più brutto è stato sicuramente Vaia e i tanti smottamenti che avevano reso la strada non più percorribile. Inoltre, la tempesta ci aveva portato via anche due dei nostri asini. Un momento terribile, che abbiamo però superato al meglio".
Il rifugio Cercenà chiuderà i battenti il 22 settembre, salutando gli affezionati clienti e amici con una giornata di musica, durante la quale verrà inaugurato anche il furgoncino "Campo base Dolomiti": "Siamo felici per questa nuova avventura - conclude l'ormai ex rifugista -. Speriamo di continuare ad incontrare le persone a noi affezionate in giro per le Dolomiti, a bordo del nostro food truck".


















